Il mistero delle tre querce
by Edgar Wallace
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John Mandle, ispettore di Scotland Yard ormai in pensione, vive con la figliastra in una tenuta di campagna nel Surrey, a pochi passi dal suo vecchio collega e amico Robert Stone. Quando Socrates Smith, antropologo con brillanti trascorsi nel Criminal Investigation Department, accetta l’invito di trascorrere qualche giorno da lui, non sa ancora che si troverà coinvolto in uno dei casi più misteriosi della sua vita. La sera stessa del suo arrivo, nota una luce intermittente nella finestra della casa vicina – un messaggio in alfabeto Morse che significa “Vieni alle tre querce” – e poco dopo scorge una nera figura sgusciare fuori dalla tenuta. Non può trattarsi di Mandle, così malato da non poter più camminare con le proprie gambe… eppure è proprio il suo cadavere quello che, la mattina dopo, penzola da una delle querce. Il foro di proiettile in mezzo alla fronte esclude l’ipotesi di un suicidio, e quando Stone viene trovato legato e imbavagliato nel proprio letto, sembra legittimo pensare alla vendetta di un loro comune nemico. Socrates inizia subito a indagare sugli episodi più oscuri del loro passato, ma dovrà muoversi in fretta, perché l’assassino ha già calcolato ogni mossa e non si fermerà davanti a nulla. Pubblicato nel 1924, questo è il terzo romanzo di Wallace, dopo Maschera bianca (n. 37) e Il cerchio rosso (n. 66), inserito nella collana I Bassotti.

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Oscar MontaniOscar Montani wrote a review
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GionaGiona wrote a review
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Wallace and Wallace...
Edgar Wallace è certamente un maestro del giallo e uno dei padri del poliziesco. Pescare nella sua sterminata bibliografia è un’esperienza stimolante, in quanto è più spiccata la percezione di riuscire a trovare dei gioielli dalla sua produzione, magari anche opere reputate meno interessanti, le quali però possono divenire oggetto di una riscoperta.

Non è esattamente il caso de Il mistero delle tre querce, opera riconosciuta come uno dei classici del giallo.

Un omicidio di un poliziotto in congedo impegna il detective Soc e il fratello Lex a sciogliere una matassa intricata, dove ci sono molti elementi inspiegabili. John Mandle vive praticamente sulla sedia a rotelle, ma viene trovato morto, con il corpo adagiato su un ramo alto di una quercia e una corda appena poggiata sopra. Ha una pallottola in testa e di certo la corda non è servita per issarlo su. Il mistero parte subito forte e – come consueto – i sospetti cadranno su chi ha un passato poco pulito, qui un certo Jetheroe.

La bravura di Wallace si fonde con l’archetipo del giallo, e consiste nell’avere la capacità di far entrare il lettore in una dinamica tesa a trovare diverse plausibili spiegazioni di ciò che apparentemente ha deduzioni logiche facili e conseguenti, oppure che paiono inafferrabili. Di fatto questa abilità costituisce uno degli ingredienti di un ottimo giallo e anche del thriller. Lo scrittore dosa le soluzioni al caso con gradualità, attraverso un processo teso a costruire tasselli di fronte a quello che sembra inspiegabile e bizzarro. In questo il maestro inglese è un grande capostipite, inoltre nella sua narrazione è piuttosto abbastanza diffuso il ricorso alle analisi scientifiche, che andavano affermandosi o diventando sempre più efficaci dagli inizi del 900′ in poi, come le impronte digitali, le analisi dei materiali, ecc.

Regolare e ricca di aplomb britannico la sua scrittura, l’opposto della sua vita.

Molto nervoso, Wallace fumava ottanta sigarette e beveva quaranta tazze di tè al giorno, ma era un vulcano: cominciava e finiva un romanzo nello spazio di un week-end, e creò in due giorni e mezzo – si narra – uno dei suoi plebisciti di pubblico, una commedia. Ben integrato nel mondo dell’editoria e ben pagato, quando morì aveva più debiti che crediti.

Contribuì anche a scrivere la sceneggiatura di King Kong, ma la vera grande riscoperta è avvenuta negli ultimi tempi dopo un lungo periodo di oblio.

Patologicamente superstizioso, il motivo dei suoi debiti fu che egli vedeva in ogni successo economico l’indizio della fine della sua fortuna, quindi viveva al di sopra delle sue possibilità. Quando venne nominato direttore del Rand Daily Mail a Johannesburg guadagnava bene, e con sua moglie Ivy, una delle sue prime lettrici ed estimatrici, conduceva una vita agiata, ma la sua ossessione lo portò a fare spese inopportune e ad essere generoso al di là dei propri mezzi, almeno fino a quando sua figlia Eleanor si ammalò, allora i coniugi Wallace si ritrovarono sommersi da debiti che avrebbero potuto pagare benissimo se il buon Edgar non avesse visto la ricchezza come presagio di sfortuna, che invece proprio per questa “malattia” giunse, tant’è che venne licenziato.

Tutto ciò fece maturare nei coniugi Wallace un’avversione per il governo di Johannesburg e per il Sud Africa. Complici una successiva permanenza di lui in Congo per vedere come il re sfruttava i suoi sudditi, lo scrittore di Greenwich creò il personaggio di Sanders, il governatore di una colonia in Africa occidentale che non esita ad utilizzare la forza bruta per imporre il dominio britannico sulle rive di un grande fiume.

Wallace non controllò bene la personale ossessione, compensandola con una produzione incessante e quasi miracolosa. La sua generosità, sincera o meno, era funzionale a calmierare questa sottile angoscia. Con la madre Polly, bisognosa di cure – che non aveva mai conosciuto – però fu avaro tanto da ricevere aspre critiche dalla moglie Ivy. Pentito poi di ciò si decise a prestare soccorso filiale, ma il suo intervento fu tardivo: la madre era già morta e il figliastro aveva già provveduto a seppellirla. Anche la moglie Ivy aveva però i suoi disturbi. Le gravidanze le causarono enormi ansie e stress, anche se poi fu madre amorevole.

Lo scrittore britannico da un certo punto di vista ne combinò davvero di tutti i colori, come quella volta che mise in palio del denaro ai lettori avessero indovinato il metodo di un assassino di un suo giallo per uccidere le vittime. Convinto che al massimo pochi ci sarebbero riusciti, si ritrovò debitore verso molte persone, quando avrebbe dovuto porre delle clausole al concorso stesso. In realtà Wallace non è affatto un autore dalle soluzioni scontate, ma si sa, il giallo aguzza l’ingegno, e anche una piccola percentuale di coloro che indovinano su moltissimi lettori diviene insostenibile se si mette in palio un premio.

Successivamente Wallace si legò anche alla minorenne Violet King, pur rimanendo attaccato alla sua ex moglie, che si ammalerà e morirà di tumore al seno. Lei gli nasconderà sempre questa sua malattia per non alterare l’equilibrio psichico dell’ex marito.

In qualche misura ciò che ossessionava Wallace accadde in modo ironico e amaro: dopo la morte dell’amata Ivy egli conobbe la massima ricchezza derivante dalle sue opere e subito dopo un relativo oblio, fino alla riscoperta recente, quella che ha interessato un’area di lettori più vasta.

Di certo la vita del grande giallista potrebbe tranquillamente ispirare un film di Scorsese.

Dovendo fare una selezione, potremmo estrapolare dalla sua produzione che va dai primi del secolo scorso fino agli albori degli anni 30′: I quattro uomini giusti (un classico riguardo al tema dell’affermazione della giustizia che passa attraverso l’illegalità. Nel caso quattro vendicatori decisi ad uccidere un ministro inglese che a loro avviso avrebbe propugnato una legge contro l’umanità), Il mistero della candela ritorta, Il cerchio rosso, L’enigma dello spillo, La valle degli spiriti, Il pugnale di vetro, L’abate nero, L’orma del gigante, Maschera bianca.

Il mistero delle tre querce è riproposto dall’editore Polillo in un’edizione recente (2013) ed è leggibile anche in una raccolta dello stesso anno di Newton Compton e in ePub.

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Randolph CarterRandolph Carter wrote a review
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TerrynTerryn wrote a review
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Francesca C.Francesca C. wrote a review
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