Il Museo dell'innocenza
by Orhan Pamuk
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Entrato in un negozio per comprare una borsa alla fidanzata, Kemal Basmaci, trentenne rampollo di una famiglia altolocata di Istanbul, si imbatte in una commessa di straordinaria bellezza: la diciottenne Füsun, sua lontana cugina. Fra i due ha ben presto inizio un rapporto anche eroticamente molto i... More

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CameraconvistaCameraconvista wrote a review
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MomixMomix wrote a review
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Gabe57Gabe57 wrote a review
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Un grande romanzo
Cominciamo dalla fine: 5 stelline su 5 come voto!
Un giudizio di ammirata approvazione che la lettura ha imposto progressivamente, vincendo le mie iniziali resistenze – soprattutto per l’ambientazione che mi sembrava troppo turca. Errore! Il grande scrittore si riconosce anche da questo: restare fedele al mondo che conosce perfettamente, ma trasformandolo in un set che il lettore finisce per considerare come qualcosa che anche lui intende, pur se non ha mai visitato. Si pensi alla Russia di Tolstoj o Dostoevskij o Cechov.
Anche la storia d’amore tra Füsun e Kemal (che la narra) mi apparsa all’inizio troppo lontana dalla sensibilità di un lettore europeo del XXI secolo: passi per la irresistibile ed “envoutante ” attrazione sessuale per la bella diciottenne, ma i dubbi e le costrizioni sociali che inducono il suo amante a mantenere il fidanzamento con Sibel – addirittura con una cerimonia prematrimoniale pubblica – costituiscono fattori drammatici per noi difficilmente comprensibili e apprezzabili.
Eppure, la loro storia comincia a imporsi proprio quando ufficialmente si conclude, innanzitutto quando Füsun vi pone fine, in secondo luogo quando sposa Eridun, il goffo e obeso “cinéphile”, nel classico matrimonio riparatore di convenienza. Dapprima il racconto della mania collezionista di Kemal guadagna il centro della scena, in seguito i suoi disperati e imperturbabili tentativi di restare vicino all’amata e aggrappato al suo sogno d’amore si lasciano leggere in una crescente empatia. La trama narrativa si arricchisce di vari personaggi minori che le danno spessore e varietà – tra tutti spiccano i genitori della ragazza, al cui ricordo è dedicato il bellissimo cap.69 “A volte”, vero poema in prosa.
Tutta la seconda parte è la migliore con un crescendo finale sconvolgente, tragico, catartico, amaro, stoico, commovente.
Sono esistiti veramente Füsun e Kemal? Di certo il museo c’è davvero a Istanbul e lo si può visitare. Autofiction al quadrato, anzi al cubo? Forse, chissà. Ma anche se fosse così, Pamuk sarebbe riuscito in un miracolo: creare un romanzo che non cela le sue radici nazionali, per quanto abbia un impianto narrativo aperto e assimilabile alle tecniche narrative della letteratura mondiale del secondo Novecento.
Ste GentSte Gent wrote a review
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Spoiler Alert
Il museo dell'innocenza
Un libro veramente prolisso, noioso e con personaggi sgradevoli. Un figlio della ricca alta società di Istanbul, negli anni 70 del secolo scorso, in un momento in cui tutti scimmiottano gli occidentali e i costumi femminili erano liberi in modo anomalo, ha due donne con cui fa sesso: la ricca quasi fidanzata con cui l'alta società prevede che si debba sposare e la bella ma povera cugina. Si fidanza con la ricca, immaginando che la povera resti con lui, ma la cugina lo lascia e si sposa in tutta fretta, visto che ormai non è più vergine. Il rampollo scopre allora di essere innamorato della cugina, lascia la fidanzata (che a sua volta ha la reputazione rovinata) e cerca la cugina finché non la ritrova ormai sposata. Allora iniziano anni e anni (e ahimè pagine e pagine) in cui descrive le sue visite a casa della cugina, con i genitori e il marito di lei all'inizio e solo i genitori alla fine, in cui tutti fanno finta di non sapere perché li va a trovare. Il nostro eroe oltretutto è feticista e compie piccoli furti che ripara con regali. Quando alla fine il marito della cugina la lascia per scappare con un'attrice, sembra che lui possa coronare il suo sogno di amore, ma la cugina si schianta contro un albero con la macchina e muore. A questo punto speravo sinceramente che il libro fosse finito... anche perché le parti in cui succede qualcosa sono trascurabili rispetto al minuzioso racconto delle visite, del furto delle cicche usate dall'amata, dei ninnoli ecc. Invece no! Morta l'amata, rimessosi a fatica lui, il nostro eroe fonda nella casa dove abitava la cugina un museo con il frutto dei suoi furtarelli, pieno di chincaglieria di quell'epoca. Pare che il museo esista davvero... ho come l'impressione che non lo visiterò.
Andante con motoAndante con moto wrote a review
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Millefoglie, ovvero di come stratificare una narrazione per spiegare qualcosa
Questo è un libro strano, degno di Orhan Pamuk, uno di quelli che si può leggere su migliaia di livelli differenti.
La premessa è semplice: un uomo si innamora di una donna molto più giovane di lui, l'ha avuta e poi persa e non può riaverla per sé. Allora vive al suo fianco, ne raccoglie gli oggetti e li conserva col fine ultimo di costruirne un museo.
Però, dicevo, mille livelli: al primo di questi, semplice e letterale, c'è una storia d'amore poi nemmeno tanto interessante, morbosa, romantica in modo paternalistico; al secondo c'è uno spaccato su cosa voglia dire essere uomo e donna in Turchia durante la crisi del kemalismo; al terzo c'è il rapporto (personale e di forze) tra l'essere donna e l'essere uomo, le dinamiche con cui i sessi si mettono in contatto negli anni settanta di Istanbul. In ultimo, arriva il livello che mi piace definire manzoniano, ovvero il livello che racconta gli spagnoli per parlare degli austriaci. I cambiamenti della società degli anni settanta diventano i cambiamenti che caratterizzano l'era di Erdogan.
Parallelamente al romanzo la storia cristallizza e si trasforma in un'opera d'arte moderna - quelle che non hanno senso - nella forma del museo di cui si racconta nella storia stessa. Museo che esiste, a Istanbul, e che ha iniziato un piccolo viaggio itinerante, è a Milano adesso.
Insomma, anche se il libro è tutt'altro che perfetto (è lungo, tedioso, a volte inutilmente dettagliato, verboso, tracotante, per lunghissimi capitoli privo di ogni brillantezza) non mi stupisce affatto che Pamuk (nonostante il suo prosaismo, la sua vocazione per la didascalia e quel vizio che ha di allungare il brodo allo sfinimento) sia un Nobel e uno degli scrittori più importanti del nostro millennio.