Il persecutore
by Julio Cortazar
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Nuovi Coralli, 410

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NerebiglieNerebiglie wrote a review
03
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Charlie e Julio
“Chi non legge Cortázar è spacciato”, si apre con questa frase di Neruda l’ultimo libro che ho letto dell’autore argentino: “L’inseguitore”. Un libro molto particolare dove lo scrittore racconta gli ultimi giorni di vita di Charlie Parker attenendosi alla cronaca ma esponendoli nella sua maniera. E la sua maniera è unica.
Mi è piaciuta molto l’idea del tempo che si dilata, non che sia una novità, ma mi è piaciuto il modo in cui Cortázar la fa raccontare dal protagonista principale del suo racconto. L’uomo in metropolitana, che paragona ad un orologio giacché le fermate sono cadenzate e programmate nel tempo, e mentre tra una fermata e l’altra passa un minuto e mezzo, lui ha già pensato, vissuto, immaginato, ripercorso situazioni nella sua mente per ben oltre il quarto d’ora. Sappiamo che il tempo è relativo e cerchiamo evidenze scientifiche quando, invece, è sufficiente leggere Cortázar.
Un’altra cosa che viene prepotentemente fuori in questo “raccontino” di poco più di 40 pagine e dalla capacità e dall’abilità superlativa dell’autore è il malessere, l’incognita, il misero, il disagio, il vuoto cosmico, la quinta dimensione esistenziale di Entità (non posso scrivere “Persone”) artistiche come Charlie Parker e altri come lui, cui la definizione di “genio” risulta stretta, non calzante, inappropriata. Un sentire, un essere che va oltre la nostra umana comprensione e che non può essere narrata, a meno che a farlo non sia Julio.
Massimo Magon Massimo Magon wrote a review
01
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In "Bird", la pellicola del 1988 diretta da Clint Eastwood, un meraviglioso Forest Whitaker interpreta Charlie Parker (1920-1955) uno dei più grandi sassofonisti della storia del jazz, inventore del bepop, lo stile che sferzerà le felici esibizioni delle orchestre di swing, che negli anni '20 e '30 del Novecento si esibivano per far ballare i bianchi, soppiantandole fino alla comparsa del rock&roll, riconducendo il jazz in quel terreno fatto di negritudine, di tradizione e innovazione, di sogno e perdizione, di ribellione, che farà la storia di uno dei generi musicali più importanti del secolo scorso.
Whitaker impersonifica l'ossessione, la follia, la compulsività, lo spirito autodistruttivo, la tenerezza, la sfacciataggine, le dipendenze e il talento di Parker, artista maledetto, detto Bird, uccello, musica leggera in un corpo pesante, a cui, nel film, viene contrapposto il genio regolare, pulito e affidabile di Dizzy Gillespie. Mi comporto come i bianchi non si aspettano che si comporti un negro, dice Dizzy a Charlie in una scena che contiene tutte le similitudini e le differenze tra i due amici artisti.
Per chi ha visto "Bird" è impossibile non raffigurare nella propria testa Johnny Carter, protagonista del romanzo breve di Cortazar, con la fisicità enfiata e claudicante di Whitaker. A differenza del film, lo scrittore argentino opera un lieve ma significativo slittamento della biografia del musicista di Kansas City. Praticamente, con l'espediente di storpiare lievemente il suo nome e quello dei personaggi reali che ne hanno abitato la vita e che compaiono nel libro, ma che sono ugualmente riconoscibili, oltre che ambientando la narrazione a Parigi, che Parker aveva solo occasionalmente frequentato ma che Cortazar conosceva certamente meglio di New York. Da un punto di vista più strettamente narrativo, entrando nella finzione, che è un elemento che appartiene molto alla fruizione della letteratura che a quella del cinema, concedendo la voce narrante a Bruno, giornalista e critico musicale biografo di Johnny-Charlie. I due sono legati da un rapporto di amicizia profondo, totale quando si avvolge sulla figura eccentrica, drogata, egoista e romantica del musicista; volatile quando torna nella mente più razionale del critico, nei suoi pensieri sulla reale natura di Johnny-Charlie, che non è niente di straordinario, nel suo interesse sulla riuscita e sulle vendite della biografia che ha scritto su di lui.
Non è chiaro chi sia il persecutore del titolo: se Johnny-Charlie alla continua ricerca di ulteriore tempo nel tempo. Questo l'ho già suonato domani, dice della sua musica, disperato nella sua ricerca sempre più vana. Intento a voler creare altro tempo da aggiungere al tempo, dilatarlo per continuare a inserirvi le varianti che sono come oggetti e sentimenti e sogni, che sono la sua musica così personale e inimitabile perché così inseparabile dalla sua essenza vana, pazza e irreale, sempre confusa con la morte che arriverà presto, inevitabile. Charlie Parker muore sul divano di casa della contessa Pannonica de Koenigswarter, mecenate di molti jazzisti, guardando un programma comico trasmesso alla televisione. Nel film di Eastwood è una delle ultime scene e il medico che ne constata il decesso comunica al telefono la sua età apparente, circa sessant'anni dice. La contessa lo corregge subito: ne aveva solo trentacinque.
Oppure il persecutore è Bruno, che ha rinunciato a cogliere la particolarità di Johnny-Charlie, quella cosa che lo rende così speciale, e che per rinunciarvi ha deciso che l'unica cosa speciale di Johnny-Charlie è il racconto che lui ne ha fatto, che continua a farne per tutto il libro, standogli vicino per vedere cosa succede, spaventato ma allo stesso tempo disinteressato, pietoso ma superiore, giudicante nei confronti di tutti i personaggi che si avvicendano attorno a Johnny-Charlie senza far nulla per salvarlo, anzi assecondandolo, prigionieri del suo fascino e del suo mistero mentre lui ne è al sicuro.
Cortazar scrive un racconto lontano dal fantastico che gli è così tipico, con cui si è affermato nella letteratura mondiale, per esempio quello di "Storie di Cronopios e Famas". Qui invece il racconto è incarnato in personaggi reali, quasi storicizzati e più fantastico è semmai il tema del romanzo, che non si riesce proprio ad afferrare: perché non è il genio né la follia di Johnny-Charlie, ridotte a un espediente o a una semplice incapacità o a una differenza dalla normalità, verso le quali Bruno nutre scarso interesse. Più probabile che possa essere la musica, il rapporto che può avere con l'uomo, sia quello che la crea sia quello che la ascolta. Ancora più probabile è che il tema sia la ricerca e che il tempo ne sia solo un emblema, quello che abbiamo a disposizione, che in gran parte disperdiamo senza volerlo arricchire di un'esperienza davvero personale. Johnny-Charlie no, lui insegue qualcos'altro di più profondo e certamente inafferrabile. Lo fa con tutto se stesso, senza poterlo evitare, consumandosi troppo in fretta quasi che il tempo che abbiamo a disposizione sia lo stesso per tutti, solo c'è chi lo vive più intensamente e quindi più velocemente lo consuma mentre vuole afferrarlo e guardarlo anche solo per un istante, scoprire cos'è, ma principalmente lui, l'uomo che lo attraversa.

"- Sono solo come questo gatto, e molto più solo, perché io lo so e lui no. Maledetto, mi sta piantando le unghie nella mano. Bruno, il jazz non è soltanto musica, io non sono soltanto Johnny Carter".
TizianaTiziana wrote a review
12
L’ho letto lento. Molto lento.
Poi l’ho riletto...ci sono pagine, quelle sui discorsi che Charlie Parker fa sul tempo, da serbare gelosamente. Di una profondità e di un fascino indimenticabili.
E poi l’ho anche sentito ed ascoltato....
L’incisione di Lover man... è profonda commozione....
youtu.be/WseMn0ykRvA ...quella nota sorda e breve sembra un cuore che si spezza, un coltello che entra nel pane... “questo lo sto suonando domani “ - ripeteva Charlie - “questo lo sto suonando domani“ .. perché Charlie è avanti e tutto il resto viene dietro.
E quando poi un grandissimo scrittore racconta un genio del jazz allora non può che essere un lento, lungo, indicibile incanto.
Francesco PlatiniFrancesco Platini wrote a review
00
Penso malinconicamente che lui sta all’inizio del suo sax, mentre io sono costretto ad accontentarmi della fine.

Chi è il persecutore?
Il rivoluzionario sassofonista statunitense, ossessionato da una riflessione sul tempo di cui non riesce a venire a capo, forse soltanto perché tende a precorrerlo, come ammette in un’intuizione di cui non comprende la portata – Questo lo sto suonando domani. –?
Oppure il critico francese, dapprima così concentrato sullo stile musicale e poi sempre più coinvolto dalla persona, per cui prova un sentimento schizofrenico di superiorità e empatia?
Il paradosso della rappresentazione letteraria di Charlie Parker è di non essere un genio ma ugualmente creare un’arte geniale; lo ammette personalmente: comprende i suoi pensieri con uno sfasamento, un ritardo rispetto al momento in cui si sono prodotti; eppure avviene l’opposto con la musica, con cui si trova sempre in anticipo.
È il sentimento del tempo che gli sfugge, che vorrebbe dominare, ricapitolando l’intera esperienza della vita, l’infanzia misera, gli amori, la droga, i ricoveri nelle cliniche psichiatriche, a logorare Johnny Carter fino alla morte.
Bruno lo comprende, intuisce la figura quasi cristica dell’artista che man mano regala ai suoi simili il piacere della sua musica, perde un pezzo dopo l’altro di sé, soffre in prima persona per sollevare gli altri dal loro proprio dolore.
Eppure il finale è sconcertante, con il critico che non riesce a compiere l’ultimo passo, di fronte al sacrificio estremo dell’artista come se, esaurita la vicenda umana, fossero sufficienti le registrazioni a testimoniarne l’arte, come se l’impatto delle due personalità non avesse lasciato tracce in un individuo gregario, incapace di essere altro che un critico.