Il piano inclinato
by Romano Prodi
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Di fronte alla profonda crisi di fiducia che sta investendo l’Italia e corrodendo la sua capacità di reazione, Romano Prodi ci offre, con un linguaggio semplice e chiaro, teso alla risoluzione dei problemi, alcune riflessioni per risalire il piano inclinato in cui siamo precipitati. Se è vero che tecnologia, globalizzazione e finanza sono all’origine delle grandi trasformazioni che hanno cambiato il paesaggio mondiale e alterato gli equilibri sociali all’interno dei singoli paesi, è altrettanto vero che è mancata un’adeguata risposta della politica per governare tali fenomeni, sotto l’influsso di dottrine che identificavano nel mercato stesso gli anticorpi in grado di correggere le distorsioni del capitalismo. Ci siamo dimenticati dell’uguaglianza, ma senza uguaglianza la stessa crescita rallenta, come ormai riconoscono autorevole economisti, e le crepe nella coesione sociale alimentano i populismi. Buona parte del volume è dedicata al «che fare», rivendicando per la politica economica nazionale un ruolo tuttora decisivo nella correzione degli squilibri che bloccano l’ascensore sociale e frenano lo sviluppo economico. L’area del lavoro con i suoi molteplici protagonisti – lavoratori, imprese, sindacati, territorio, ambiente – e le misure capaci di incidere direttamente sulla distribuzione del reddito sono le principali direttrici sulle quali si concentrano le proposte per un futuro del Paese più dinamico e coeso.

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RichiRichi wrote a review
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Da leggere e confrontare con Avanti di Renzi uscito pressoché contemporaneamente

Prodi dedica molto spazio alla spiegazione delle cause della Grande Recessione che ha provocato una profonda incertezza nei confronti del futuro. Renzi non fa alcun accenno all’evoluzione del sistema economico negli ultimi decenni e ai fattori che hanno provocato la crisi. Ciò emerge ad esempio, quando Renzi considera l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori come il simbolo di un mondo, quello del 1970 che è scomparso, senza ricordare né le caratteristiche di quel mondo, né di quello che l’ha sostituito nei decenni successivi, esprime un riferimento indiretto alla condizione economica della classe media italiana quando ricorda che l’obiettivo del bonus 80 euro consiste nel: “… difendere le fasce medio-basse dal rischio di essere risucchiate nella zona di povertà.” (Renzi, p. 66), e quando sottolinea le difficoltà delle donne ad affrontare la maternità.
Prodi fornisce una descrizione incisiva del deterioramento delle condizioni della classe media e delle sue cause, divide il periodo che va dalla fine della Seconda Guerra Mondiale ad oggi in due sottoperiodi. Durante il primo, che arriva fino agli anni settanta, si sviluppa nei paesi occidentali un modello economico che è stato definito capitalismo regolato, le cui caratteristiche sono state influenzate dalle politiche keynesiane. La crisi degli anni settanta indusse gli economisti ad abbandonare le teorie keynesiane e a recuperare le conclusioni fondamentali della teoria neoclassica prekeynesiana. La controrivoluzione teorica iniziata negli anni Settanta costituì il fondamento teorico dell’ideologia neoliberista che spinse i governi occidentali ad adottare politiche di liberalizzazione dei movimenti di capitale, di deregolamentazione dei mercati e di privatizzazione delle aziende pubbliche.
Prodi sottolinea almeno due conseguenze negative del passaggio dal capitalismo regolato il forte peggioramento delle condizioni dei lavoratori, la crisi finanziaria che ha dato origine alla grande recessione. La crisi è stata provocata dall’ipertrofia del settore finanziario resa possibile dalle politiche di deregolamentazione dei mercati finanziari e di liberalizzazione dei movimenti di capitale adottate a partire dagli anni Ottanta (Prodi, p. 40).
AdrianaAAdrianaA wrote a review
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