Il piccolo burattinaio di Varsavia
by Eva Weaver
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Mika ha dodici anni quando il cappotto viene cucito. Nathan il sarto lo confeziona per suo nonno nella prima settimana di marzo del 1938. L'ultimo anno di libertà per Varsavia, l'ultimo anno di libertà per Mika e la sua famiglia. E quando il nonno muore, rimane per Mika l'unica eredità in grado di proteggerlo dal gelo e dalla paura. All'apparenza si tratta di un cappotto qualunque, non fosse per le sue tasche che nascondono altre tasche, pertugi e vicoli ciechi. Una ragnatela di luoghi invisibili in cui far sparire i segreti più preziosi, a partire da un intero teatro di burattini di cartapesta dai colori vivaci. Quale migliore sorpresa per distrarre il cugino malato e i vicini, stipati in una stanza mal ridotta, di uno spettacolo di burattini? In poco tempo tutto il ghetto parla del piccolo burattinaio che gira di casa in casa strappando sorrisi anche ai più infelici. La notizia giunge fino ai soldati tedeschi. Fino a Max, un ufficiale che rimane talmente affascinato dal piccolo inventafavole da trascinarlo in un patto terrificante: ogni sera Mika potrà uscire dal ghetto senza incontrare ostacoli, a patto però di recarsi di filato alla caserma delle SS e allestire per loro il teatro di burattini. Se saprà incantarli con le sue storie potrà ritornare ogni notte dalla sua famiglia, altrimenti... Un libro che racconta il cuore fragile della tragedia, la perdita dell'innocenza di un bambino e la sua inesauribile capacità di sognare di nuovo.

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Infinite JestInfinite Jest wrote a review
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NiculetNiculet wrote a review
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MaristellaMaristella wrote a review
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IL PICCOLO BURATTINAIO DI VARSAVIA
“ Ora la mia strada volge al termine…
Dovrò giacere là dove tutte le strade hanno inizio:
nel triste straccivendolo del cuore”

Scrittrice, terapista e performer d’arte moderna Eva Weaver, che ha già affrontato in altri suoi lavori la tematica dell’Olocausto e del Nazismo, scrive una straordinaria e toccante storia, che pure in un contesto terribile come quello della Seconda Guerra Mondiale riesce a conservare il sapore di una favola antica con un inno al coraggio e alla determinazione di non perdere mai la speranza anche se sommersi dal buio completo e totale del Male.
La Mondadori ha scelto di pubblicare il libro in due versioni: una “per adulti” nella Collana “Scrittori italiani e stranieri” e una “per ragazzi” nella collana “Contemporanea”, con le illustrazioni di Piero Macola, la cui traduzione è identica.
E’ la storia di Mika, ormai anziano, che decide di raccontare al nipote ciò che non ha mai raccontato a nessuno. Dopo aver trovato in una vecchia valigia l’enorme cappotto del nonno, pieno di tasche e cuciture segrete, Mika svela la sua vita di ragazzino ebreo nel ghetto di Varsavia e come riuscì a sopravvivere diventando un piccolo e fantasioso burattinaio, grazie ai burattini che il nonno gli lasciò prima di venire ucciso dai nazisti. Ma è anche la storia di Max, soldato tedesco, dall’altra parte della barricata, e dei suoi grandi sensi di colpa per il male perpetrato agli ordini del Terzo Reich, sconfitto e a sua volta deportato in Siberia dove vivrà sulla propria pelle le atrocità un tempo da lui commesse su quella degli ebrei.
Ed è ancora la storia di un burattino, un principe, che riesce a parlare al cuore di chi lo possiede e che, attraverso un viaggio avventuroso e terrificante, riesce a ritornare a casa, nelle mani di chi gli aveva dato vita tanti e tanti anni prima.
Ed è la storia di tanti eroi, che non rinunciando mai alla loro umanità, si opposero al regime a costo della propria vita. Le vite di Mika e Max si incroceranno legandosi a doppio filo e travalicando il tempo. La rivolta dei superstiti del ghetto di Varsavia e la distruzione della città che fu rasa al suolo si fa improrogabile: è giunto il tempo in cui diventa impossibile nascondere a se stessi l’orribile verità che accade, perché il tempo della negazione finisce presto e se proprio si deve morire, bisogna morire con onore, senza farsi più portare via come bestie da macello, ma combattendo con orgoglio in nome della cenere e della polvere, di tutto ciò che è rimasto degli affetti più cari. Il risultato è Storia.
Il doppio punto di vista del libro, quello di Mika, piccola vittima ebrea e quello di Max, soldato tedesco, offre molti punti di riflessione a ragazzi e adulti, riflessioni tradotte nelle domande che si pongono i nipoti dei protagonisti: “Cosa avrei fatto allora? Come tutto ciò è potuto accadere? Mi sarei unito alla Gioventù Hitleriana o avrei rischiato la vita per unirmi alla resistenza antinazista? E tutte quelle persone, i civili, sarà vero che non sapessero cosa capitava agli ebrei? Non erano forse anche loro complici, reticenti, aderenti alla propaganda? Come potevano non accorgersi che i loro vicini ebrei erano stati portati via magari durante la notte? Che sparivano i loro colleghi, i commercianti, i professori all’Università, i maestri nelle scuole, gli impiegati negli uffici, che le loro case erano vuote e i loro averi in balia di tutti? Come poteva un popolo che aveva portato la musica,l’arte, la poesia, la filosofia in tutto il mondo, essere responsabile di quei massacri?
La storia di Mika, il piccolo burattinaio di Varsavia, che portava un sorriso nella disperazione, che alleviava le pene del cuore e del corpo anche solo per un attimo, che rischiava la sua giovane vita per salvare tante altre piccole vite, che cadeva nell’infinita infelicità di quell’esistere per poi riemergere grazie ai suoi ideali tenacemente perseguiti, ci insegna che il Male può toglierti davvero tutto, ma i sogni, le fantasie, l’intimo calore del cuore, non riuscirà mai a strapparli via. Un libro bellissimo, dove l’orrore non ha colore né bandiera, sia esso consumato in un campo di concentramento polacco o in uno siberiano, dove la forza del pensiero e dell’immaginazione riaccendono ogni volta un barlume di speranza che aiuta a lottare contro la paura di chi conserva nell’anima, nonostante le atrocità subite o viste, anche solo un frammento d’umanità e d’amore.
giovanigenitorigiovanigenitori wrote a review
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