Il ritorno di coniglio
by John Updike
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Abbandonati i sogni della giovinezza, sportivi e non, Harry Angstrom detto "Coniglio" si avvicina a grandi passi verso l'età matura. E quando la moglie Janice lo abbandona per un altro uomo, Harry, rimasto solo con il figlio tredicenne, precipita in una spirale di depressione e incertezza. Finché, a sconvolgere e a rimettere in gioco la sua vita, non arrivano Skeeter, un afroamericano, reduce del Vietnam e spacciatore, e Jill, una ragazzina ricca in fuga dalla famiglia. Uno scandaloso ménage a quattro, nel quale tutte le utopie e le folli derive del Sessantotto e della Summer of Love sembrano incarnarsi.

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Cento_bookCento_book wrote a review
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Tra i tipografi che lasciano il lavoro ci sono un padre, Earl Angstrom, e un figlio, Harry. Il padre è prossimo alla pensione: un uomo smilzo ormai privo di ogni sovrappiù, il viso slavato per gli affanni e scavato sopra la mobile protuberanza della dentiera. Di una decina di centimetri più alto, il figlio è più grasso; il suo rigoglio è, per così dire, molliccio, pallido e arcigno. Il naso piccolo e il labbro superiore leggermente sollevato, che un tempo giustificavano il soprannome di Coniglio, sembrano ora, insieme al girovita largo e all’andatura cauta inculcatagli da dieci anni di sgobbo alla linotype, indizi di debolezza, di un cedimento all’insignificante. Sebbene l’altezza, la robustezza e una certa vivacità residua, nei movimenti del capo per esempio, ancora lo distinguano fra gli altri, sono passati ormai molti anni da quando lo chiamavano Coniglio.

Secondo capitolo della saga di Updike che ha saputo raccontare l’America del secondo Novecento, ci racconta della classe media americana, senza particolari avvenimenti o rivelazioni, lo fa con una narrazione fin troppo statica (che può scoraggiare il lettore), sempre preso da sé, dal suo tornaconto. Harry è un egoista. E’ un mediocre. Riesce solo a mostrare le sue qualità come cestista, ma la sua vita fa acqua da tutte le parti. Rappresenta il sogno americano a buon mercato, fa i conti con la fine della giovinezza e con un rapporto coniugale altalenante. Harry, detto Coniglio, è un uomo in fuga, che scappa, torna, riscappa di nuovo ogni volta che può ma pian piano si rende conto che non è più possibile scappare da sé: bisogna per forza fare i conti con l’età adulta, anche quando l’unico moto dell’uomo che rappresenta il fallimento occidentale moderno è la resistenza: «Mi piaci perché non ti sei arreso. Alla tua stupida maniera, stai ancora lottando».
Nood-LesseNood-Lesse wrote a review
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Conteniamo corde che qualcun altro deve pizzicare
Il secondo libro della saga del Coniglio (*1), evidenzia la maturazione di colui che sta diventando un grande scrittore. Corri coniglio era un romanzo di formazione, Il ritorno di coniglio è uno spaccato prezioso di fine anni '60.
Harry Angstrom, ora trentaseienne, abbandonato dalla moglie, con un figlio adolescente a carico, lavora in una tipografia insieme al padre. I due trovano un affiatamento che qualche anno prima sembrava impensabile. Ad unirli è la malattia degenerativa della madre. Updike è il maestro delle verità improvvise, dei fulmini perfetti che squarciano la prosa in verticale facendo luce su ciò che per pagine è rimasto in penombra
Trentasei anni e sa meno di quando ha cominciato. Con la differenza che ora sa di non saper niente.

La prima parte del libro termina e nonostante si tratti di un anacronismo, io scelgo questa colonna sonora
youtube.com/watch?v=1hKSYgOGtos

Ma quanta speranza c'era in quegli anni? Quanto si poteva andar fieri di appartenere alla razza umana e soprattutto quanto si poteva esser fieri di essere americani? Lo sbarco sulla luna fa da sfondo alla vicenda di Coniglio, Updike lo fa emergere dalle TV sintonizzate, dalle radio accese, riesce a farne percepire la portata, pur mantenendolo in secondo piano, facendo in modo che non oscuri lo sbarco di Coniglio nella maturità.
Dice qualcosa a proposito di «passi» che il crepitio impedisce a Coniglio di capire. La didascalia che corre da destra a sinistra avverte L’UOMO È SULLA LUNA. La voce, crepitando, informa Houston che la superficie è praticabile e polverosa..

La seconda parte del libro è il tentativo di Harry di vincere la depressione, l'immobilismo in cui è caduto dopo esser stato abbandonato dalla moglie. Trascinato dai colleghi di lavoro, si fa invischiare in una storia assai torbida diventando l'amante di Jill, una ragazzina poco più che maggiorenne.

Se le stelle saranno quattro e non cinque è a causa della parte successiva, la terza.
Harry diventa schiavo della giovane ragazza e del suo pusher nero, trasferitesi a casa sua in pianta stabile. A Skeeter (è il nick del pusher) sono affidate le tirate sull'America e sul sogno americano. Per esigenze di traduzione (immagino) Skeeter intercala ogni frase con “Giusto?”. Leggetelo culibianchi, e sappiatemi dire se anche voi lo trovate fastidioso, intercala per riprodurre lo slang, giusto?

Il fatto è che questi Stati Scimuniti son sempre stati diversi da ogni altro posto sulla terra, dove una cosa succede perché succede e dove alcuni uomini hanno più fortuna di altri e quindi diamo una spintarella qui e un’altra lí, nossignore, questo Paese non è mai stato cosí, era un sogno invece, uno stato mentale che risaliva a quei quattro scalzacani di pellegrini, giusto? Se certi bianchi vedono un nero non vedono un uomo ma un simbolo, giusto? Tutta questa gente qui intorno vive in un mondo di pura e semplice fantasia, non sa nemmeno che i calci fanno male, e neppure Gesù glielo dice perché il Gesú che si portarono qui su quelle loro navi era il più meschino e il più scoglionato Gesù che il buon Dio abbia mai mandato a spaventare la gente. Spaventati, spaventati.

Eppure la terza è la parte “sociale” del romanzo. Eppure nei deliri di Skeeter, che pretende siano letti ad alta voce i brani estratti da “Autobiografia di uno schiavo” di F. Douglass, c'è un pezzo della maturità che Harry sta guadagnando. Skeeter è un reduce del Vietnam, Harry, che è stato riformato, uno dei sostenitori dell'interventismo americano. Leggete con quale maestria Updike li ha contrapposti, quale alchimia ha inventato affiancando loro Jill e Nelson, il figlio tredicenne di Harry. Quella che si forma a casa di Harry è una strana comune, dove i bisogni di ciascuno cercano soddisfazione nella presenza dell'altro. Harry in realtà non è schiavo in casa propria, e Skeeter, i cui antenati erano davvero schiavi, adesso ha un nuovo padrone: la droga.

L'ultima parte è dedicata a Mim la disinvolta sorella di Harry, richiamata al capezzale della famiglia dalla malattia materna. Mim, come tutti gli altri personaggi del libro, è un'efficace rappresentazione, un altro dei modi di vivere possibili nell'America di allora.
Quando ho scritto che avrei dato quattro stelle, ancora non avevo ripassato le mie sottolineature, solo per queste definizioni del sogno americano, Il ritorno di Coniglio meriterebbe l'en plein..

Il sogno americano. Quando, da ragazzo, aveva udito per la prima volta questa espressione si era immaginato Dio steso a dormire e la carta mal disegnata degli Stati Uniti che gli usciva dalla testa come una nuvola.

...quando gli americani si muovevano nel sogno americano, ridendone, facendovi la fame, ma vivendolo, cantandolo, l’inno nazionale dappertutto. Giovani brillanti e giovani di provincia, cappelli di paglia e salopette, dollari facili, cuori infranti, soffitte alte nel cielo e capanni lungo i binari della ferrovia, ascese e tramonti, ricchi e poveri, tram e ultimissime notizie alla radio. Coniglio è arrivato proprio alla fine di tutto questo, quando il mondo è avvizzito come una mela andata a male e l’America non è più quel Paese vivo ed eccitantissimo in contatto nave con l’Europa..


Io ho letto per primo e penta stellato Il terzo libro della saga. L'ordine cronologico di lettura sarebbe stato importante non tanto per la trama, quanto per apprezzare ancora meglio la trasformazione di uno scrittore in un grande scrittore.

(*1)
La sag(r)a del Coniglio
(x) Rabbit, Run (Corri, Coniglio, 1960)
(x) Rabbit Redux (Il ritorno di Coniglio, 1971)
(x) Rabbit is Rich (Sei ricco, Coniglio, 1981)
Rabbit At Rest (Riposa Coniglio, 1990)
PostmeridianPostmeridian wrote a review
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PostmeridianPostmeridian wrote a review
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MichaelaMichaela wrote a review
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