Il segno dei due mondi
by Keith Laumer
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La fantascienza archeologica o di "scavo", combinata o meno con la presenza di aliens, si svolge il più sovente nella Valle del Nilo o tra le rovine dei templi Maya: con laborioso contorno di leggende che non sempre giovano all'interesse della narrazione. In questo magistrale romanzo di Laumer invec... More

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Valentina BellettiniValentina Bellettini wrote a review
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La recensione di Universi Incantati
Ho scelto questo libro per la sfida di lettura che richiedeva di leggere un libro la cui copertina non mi piace, dunque mi esprimo subito a proposito di essa.
In effetti trovo che sia una bella ambientazione quella di Stonehedge (l'avevate riconosciuta, no? ;)) con un uomo che scappa lontano mentre si avvicina una gigantesca mano scheletrica che segna due cerchi concentrici; ebbene, ciò che non mi piace e ciò che ritengo inquietante è proprio quella mano! Mi ha portato subito alla mente (come il titolo, del resto) il libro/film "La guerra dei mondi", ma questo racconto non ha niente a che fare con la sopracitata storia; non ci sono nemmeno degli alieni le cui sembianze sono come quelle illustrate nella copertina! Piuttosto, l'aspetto degli alieni è simile a quello dei terrestri, e si distinguono da noi solo per questa capacità di rinascere, o meglio, ringiovanire nello stesso corpo (processo naturale definito "mutamento"), a discapito della totale perdita di memoria. Non ricordare nulla della vita precedente è un po' come la reincarnazione, solo che qui avviene nello stesso corpo e a pochissima distanza di tempo. Inoltre, siccome si tratta pur sempre di alieni, quindi di forme d'intelligenza superiori, questa razza ha studiato il modo di conservare il passato: basta registrare le proprie memorie su un cilindro, da accostare alla tempia in punto di morte.

"In quel mondo d'immortali l'assassinio era veramente l'unico crimine imperdonabile, perché non spegneva una vita soltanto, ma tutte le vite di un uomo."

Foster, protagonista di questa storia assieme a Legion, invece, non ricorda nulla. Ciò che resta del suo passato è un vecchio diario, per metà illeggibile (scritto in caratteri incomprensibili) e per metà in inglese. Incontra Legion quasi per caso, quando quest'ultimo stava per andare a rubare in una tabaccheria ma, imbattendosi in un poliziotto, ripiega sull'annuncio di un tale Foster che aveva letto poco prima, ed è proprio l'agente a scortarlo da lui.

Pensavo di leggere il mio primo vero libro di fantascienza con astronavi e globi di luce fluttuanti, e invece mi sono trovata a leggere un mystery, poi un racconto d'avventura alla ricerca d'indizi con viaggi intorno al mondo, poi ancora, un'avvincente thriller ricco anche d'azione, il tutto per finire, con mio grande stupore, in un fantasy d'ambientazione medioevale!
E dire che questa volta non volevo leggere fantasy... !
Non a caso mi è piaciuta molto di più la prima parte (mystery, thriller, avventurosa) che la seconda, dove davvero sembra di leggere un fantasy qualsiasi con tanto di banchetti, corti, duelli, e, oserei dire, gioco di ruolo con punti esperienza dove l'eroe Legion passa da un ruolo a un altro salendo di grado.
La prima parte ha invece una trama più fitta e intrigante che si svela poco alla volta dando al lettore gustose rivelazioni su ogni mistero; il cambio di ambientazione rende la lettura dinamica e mai prolissa, grazie anche all'interessante intreccio tra passato e presente; io adoro questi "giochetti" temporali!
In sostanza, il racconto cambia drasticamente quando Legion e Foster si separano; mai mi sarei aspettata simili risvolti!

Mi rendo conto che qualunque cosa cerco di dire rischia di rovinare parecchie sorprese per chi non ha ancora avuto il piacere di leggere questo libro: ciò significa che la storia è una continua rivelazione inaspettata, e il mistero sulla memoria di Foster perdura sino a una decina di pagine dalla fine.
E' raro che un libro riesca a conservare tutti i suoi segreti fino all'ultimo, e oltretutto, la rivelazione ultima è sensazionale, sia nei modi, sia per la soluzione in sé che è piuttosto elaborata.

Con le sue poche ma intense pagine, questo libricino è riuscito a trasmettermi diversi messaggi e a farmi riflettere; mi ha persino ricordato la recente lettura di "1984" di Orwell (la recensione qui) con questa società che tenta di oscurare il passato per imporre un sistema totalitario, e anziché progredire retrocede. Mi sono trovata di fronte a un altro libro che tratta di politica, dove l'uomo combatte per la propria libertà e quei sani valori dimenticati.
E' affascinante anche la parte spirituale del racconto così come quella antropologica con la civilizzazione del popolo della Terra, ma non aggiungo altro per non cadere in ulteriori anticipazioni.

"Pensate all'immensità dello spazio. La Terra non è che un piccolo mondo, sperduto tra le stelle.
[...]
Ci sono postazioni analoghe su migliaia di altri mondi [...]
Sono come tante boe, come fari nell'immensità dello spazio."

La scrittura di Laumer è lineare e scorrevole: non ci sono termini complicati e anzi, i nomi di alcune zone "straniere" sono persino più leggibili di quegli scioglilingua che si è soliti usare nel fantasy!
Ho però notato alcuni errori di battitura piuttosto fastidiosi.

Entrambi i protagonisti mi sono piaciuti molto: Foster con la sua imprevedibilità, variabilità e saggezza, e Legion che incarna l'uomo comune con in più delle naturali doti di simpatia; la sua ironia aiuta il lettore a immedesimarsi nella storia, e al tempo stesso, è capace di dare un tocco di realismo.

"Il segno dei due mondi" è classificato sotto "Urania - Capolavori" ed è stato riproposto ben tre volte nell'edizione del periodico quindicinale, eppure non riesco a dare una valutazione a cinque stelle.
Negli anni '70 poteva considerarsi originale e penso che lo sia tuttora, ma, francamente, solo nella prima parte; la seconda, quella del fantasy, cade purtroppo nel banale, e le azioni sono ripetitive.
Generalmente adoro quando si mescolano i generi, ma stavolta il fantastico-medioevale non si è dimostrato all'altezza del resto della storia, salvo il finale e l'epilogo, per cui avrei comunque preferito che si spendesse qualche parola in più.
Mi sento comunque di consigliare la lettura a chi solitamente legge fantasy ma vuole avvicinarsi alla fantascienza: potrebbe essere un primo passo!

Questa e altre recensioni su Universi Incantati (
valentinabellettini.blogspot.com)
Giurista81Giurista81 wrote a review
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“A Trace of Memory”, da noi noto con il titolo “Il segno dei due mondi”, è la prima delle moltissime opere – tra racconti e romanzi - di Keith Laumer pubblicate sulla mitica collezione Urania.
Terminato nel ‘63, il romanzo esce appena un anno dopo proprio su Urania (n.337), per poi esser riproposto nel 1976 (n.691, con l’indicazione “Capolavori”) e ancora nel 1985 (num.102 degli “Urania Classici”).
L’intreccio ruota attorno a un soggetto ben delineato, contraddistinto da una prima parte infarcita di mistero e da una seconda meno affascinante, ma più ricca di azione.
Laumer non perde tempo a “sparare” il lettore nella storia, grazie alla scelta di narrare la vicenda dal punto di vista del protagonista, ovvero un brillante vagabondo prossimo a commettere una rapina. Il fato, tuttavia, mette in contatto l’uomo con un facoltoso anziano e con una storia ai limiti del paranormale.
Al centro di tutto, infatti, vi sono un amuleto - costituito da due cerchi concentrici - e un libro, dalle pagine indistruttibili, vergato, per metà, in un linguaggio sconosciuto e, per l’altra metà, dalla grafia dello stesso anziano che, tuttavia, non ricorda di averlo mai scritto.
I due uomini – attratti dal desiderio di conoscenza – iniziano a interpretare le scritte fino a sciogliere un indovinello che li fa giungere tra i monoliti di Stonehenge. Qui, i due scopriranno una postazione aliena, sotterrata sotto le pietre ciclopiche, e saliranno su un disco volante manovrato da un pilota automatico.
Tutto sembra lasciar presagire a un gustoso elaborato di "sci-fi archeologica", quand’ecco che l’opera piega nel fantasy. Avventura e ironia iniziano ad acquisire un ruolo, via via, sempre più importante, mentre l’azione si sposta da Salisbury allo spazio profondo e da qui su di un pianeta lontano anni luce dalla Terra.
Le ambientazioni terrestri (si va dall’America, all’Inghilterra e infine in Sud America) vengono sostituite dalle distese di un mondo baciato da due stelle, in cui uomini, pressoché, immortali sono caduti in un’epoca dominata da sciocche superstizioni e da oziosi tiranni. In altre parole, si potrebbe dire che il contesto sociale è piombato in quella sorta di medioevo di nostra conoscenza.
Ed è qui entra in gioco la componente principale dell’opera: la memoria.
La caratteristica di questi “uomini”, difatti, sta nella loro capacità, una volta raggiunta una certa età, di rigenerare le proprie cellule e di evitare il declino della vecchiaia. Il processo, però, comporta, oltre il ringiovanimento della pelle e degli organi, la perdita della memoria. L’inconveniente viene ovviato con dei congegni “salva memoria” fino a quando, però, qualcuno - migliaia di anni prima dello svolgimento dei fatti narrati - riesce a spargere strane dicerie su tali macchinari fino a farli mettere al bando. La decisione determina un enorme pregiudizio per la cultura dell’intera popolazione, ma agevola il benessere di una ristretta casta di politici.
In questo contesto vengono a operare i due protagonisti che, grazie all’esperienza acquisita durante il viaggio sull’astronave, sfidano i vari leader politici in duelli all’ultimo sangue con l’intenzione di ripristinare gli antichi usi locali
Come si può intuire dalla breve sinossi, siamo al cospetto di un'avventura d'intrattenimento che soddisferà maggiormente chi privilegia l’ironia e il grottesco alle atmosfere paranormali. Occorre comunque dare atto all’autore di aver inserito un velato messaggio di critica alle classi dirigenziali (sia politiche che religiose) e alla sciocche superstizioni di cui si rende spesso protagonista l’uomo.
Lineare lo stile; scorrevole la narrazione, sebbene alcuni dettagli non siano ben spiegati.
Nel complesso, meno eccezionale di quel che si dice, ma piacevole. Voto: 6+