Il segno dell'untore
by Franco Forte
(*)(*)(*)(*)( )(107)
Milano, anno del Signore 1576.
Mentre infuria l'epidemia di peste, il notaio criminale Niccolò Taverna viene convocato per risolvere un difficile caso di omicidio.
La vittima è Bernardino da Savona, commissario della Santa Inquisizione che aveva il compito di occuparsi degli ordini ecclesiastici in odore di eresia, come quello misterioso degli Umiliati, messi al bando dall'arcivescovo Carlo Borromeo e desiderosi di vendetta.
Contemporaneamente, Niccolò Taverna deve riuscire a individuare il responsabile del furto del Candelabro del Cellini trafugato dal Duomo di Milano.
Ma ben presto si accorge che sta seguendo una pista sbagliata perchè un altro oggetto, ben più prezioso, è stato sottratto...
Casi che rischiano di compromettere la carriera di Taverna e la sua stessa incolumità, ma che conducono anche sul suo cammino la giovane e intrigante Isabella...

All Reviews

34 + 1 in other languages
MauserMauser wrote a review
00
(*)(*)(*)( )( )
Ottimo soggetto per una fiction tv
Ho apprezzato molto il romanzo e, mentre lo leggevo, più volte mi sono detta che questa cerchia di protagonisti: Niccolò, Isabella, Tadino e Rinaldo incorniciati da una Milano appestata, sarebbero perfetti per una miniserie tv, di quelle Rai, magari, così oltre a Terence Hill prete investigatore potremmo allargare la cerchia anche con qualcosa in costume con il notaio criminale Taverna che indaga sui casi dell'epoca.
L'intreccio è stato sicuramente molto curato e anche i personaggi sono ben costruiti e svolgono bene la loro funzione, ho apprezzato la logica di Niccolò e l'irruenza di Isabella, così come la diffidenza della povera gente milanese. Eccellenti le descrizioni ben documentate della vita e della condizione, dei particolari dell'abbigliamento e della vita dell'epoca oltre una buona proprietà di linguaggio.
A mio avviso gli ingredienti c'erano tutti e il prodotto è assolutamente godibile, ma alcune puntualizzazioni sono doverose e la prima, ahimè, parte dalla copertina: io adoro le copertine misteriose, ma un gigantesco lampione in una stretta stradina non rende certo bene l'idea di una Milano seicentesca! Possibile che mentre sceglievano le immagini di repertorio nessuno si sia accorto di quella luminaria di troppo?
Passiamo alla parte d'indagine, è senza dubbio ben studiata, ma manca un po' di suspense e a volte si dilunga troppo su certi particolari irrilevanti. Meritava un po' più di rischio, di batticuore.
La parte romantica è, a mio parere, troppo forzata: un uomo che è stato sposato e molto innamorato della moglie con profondità e trasporto può arrivare a conoscere e innamorarsi (sic!) di nuovo nell'arco di una singola giornata da quando ha conosciuto la fanciulla? Non è un po' forzata come cosa?
Infine la narrazione, specialmente nella prima parte l'autore tende a ripetere più e più volte gli stessi concetti, le stesse frasi, le solite idee. Il libro avrebbe avuto bisogno, secondo me, di un accorata sessione di editing che sfrondasse tutte queste fastidiose ripetizioni a distanza di quattro o cinque pagine, rimodellandole con coerenza e significato in un'unico pensiero o discorso.
Nonostante queste osservazioni, che possono anche apparire marginali mentre si è coinvolti nei delicati rapporti di Inquisizione, Arcivescovado, Ducato, vita politica, vita religiosa e quant'altro, il libro è senza dubbio interessante e avvincente e questo autore promette di arrivare presto, magari con qualche esperienza di scrittura in più, a ottime vette del giallo storico, genere che, spero per me e per il mio intrattenimento, continuerà con altrettanto successo.
Ginseng666Ginseng666 wrote a review
01
(*)(*)(*)( )( )
Il flagello della peste a Milano...
Un thriller avvincente ambientato nella Milano del 1576: la peste invade Milano, come un flagello irrimediabile, terribile...rendendola desolata, deserta, come avvinghiata da un male che non perdona.
In questa Milano flagellata, che piange nei suoi tristi paesaggi spettrali, in cui pare sgretolarsi ogni barlume di umana speranza, si inserisce la storia del notaio criminale Niccolò Taverna, che si trova a dover investigare su due gravi misfatti: il furto di un oggetto sacro nel Duomo che pare cosa, ancora più grave sia stato usato per commettere l'omicidio di un importante personaggio dell'Inquisizione.
Fra intrighi politici, sospetti anche infondati, turbe di odio popolare che a volte rasenta la follia, la storia si snoda, aumentando il suo pathos e l'interesse del lettore cresce.
Mentre la povera umanità malata langue confinata nelle case, in attesa della morte, il notaio metterà a disposizione la sua abilità investigativa per giungere alla risoluzione del caso.
"Il segno dell'untore" è un bel romanzo, interessante, di ottimo livello e con una ricostruzione storica fedele alla realtà.
Un breve riferimento al termine "untore"; in un'epoca in cui le conoscenze mediche erano assai vaghe e limitate, le cure pressocchè inesistenti o molto labili, si sviluppò una sorta di follia superstiziosa che attribuiva alla fosca figura dell'untore la responsabilità del propagarsi inesorabile del morbo pestifero. L'untore era un personaggio immaginario che ungeva, secondo il popolo, le porte dei poveri cristiani, provocandone la terribile "peste bubbonica"; la maggior parte delle persone moriva. Ciò condusse una gran parte di milanesi, accecati dall'ira, dal terrore e dalla follia ad uccidere i presunti colpevoli, che spesso altro non avevano fatto che appoggiarsi a un portone o spolverare la panca della chiesa.
Le Autorità per quanto non credessero in questa improbabile superstizione, non osarono mai sfidare o contraddire la folla inferocita e molte persone innocenti perirono in questa esplosione di follia omicida.
Ancora oggi nel linguaggio ordinario si denomina "untore" colui che essendo ammalato contagia volontariamente o non volendo gli altri. Un'altra curiosità di cui forse non tutti sono a conoscenza: lo sapete che i Monatti, cioè coloro che trasportavano i moribondi al lazzaretto, che bruciavano i morti e che erano in continuo contato con gli appestati si spalmavano il corpo di essenza di aglio fresco?
Pare che ciò fosse un potente farmaco per evitare il contagio della malattia. Quasi nessuno di loro si ammalò; nell'aria ammorbata dal tanfo pestifero anche loro avevano trovato un rimedio efficace...
Consiglio questo libro, che ho trovato piacevole, scorrevole e interessante agli amanti del genere storico.
Saluti.
Ginseng666