Il sentiero degli dei
by Wu Ming
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In una mattina di fine estate, Gerolamo porta i suoi due figli a Parco Talon, distesa di boschi e prati alle porte di Bologna. Seguendo le tracce di un capriolo, i tre finiscono su un sentiero mai visto, di fronte a un cartello che punta verso sud e dice semplicemente: Firenze. Passa un giorno e sul... More

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Elisa BenniElisa Benni wrote a review
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lunatica "minoritaria"lunatica "minoritaria" wrote a review
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UbikUbik wrote a review
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"…camminare è come studiare l'inglese a Londra: se parti in gruppo ti diverti, ma non impari nulla…”
Conosco molto bene i luoghi, almeno quelli descritti nella parte emiliana del libro, ho bevuto più volte all’Hostaria di Badolo, ho scalato più volte il Monte Adone, pernottato da bambino coi nonni a Madonna dei Fornelli e Castel dell’Alpi…

Continuo a frequentare quelle montagne, ma per fortuna la “mia” valle (che più che mia è di mia moglie: io sono un appenninico acquisito…) dove soggiorno quando in pianura si crepa di caldo, a un certo punto si stacca dall’itinerario qui descritto così da lasciarsi indietro gli sfregi dell’Alta velocità, della Variante di Valico e di altre ignominie smascherate e ben documentate secondo la migliore tradizione Wu Ming.

Questo elemento di “Il sentiero degli dei”, l’affinità derivante dalla ben raffigurata riconoscibilità dei luoghi, dei personaggi tipici incontrati lungo il cammino, della vegetazione autoctona, ne costituisce il pregio (uno dei pregi) ma forse anche il limite, perché se il percorso di riferimento anziché l’antica via Flaminia Minore avesse riguardato, che so, la via Tiburtina (cioè dal Lazio all’Abruzzo), non credo che ne avrei ugualmente avvertito le vibrazioni e le suggestioni. Dal chè immagino che per un non-indigeno gli spunti di interesse siano molto più ridotti.

Resta comunque il discorso universale, che negli ultimi tempi sta riprendendo piede in diverse forme circa l’arte del camminare, possibilmente in solitaria come indica la gustosa frase che ho messo nel titolo, secondo una tradizione anche letteraria che va da Thoreau a Whitman a Sebald a tanti altri. Esiste a tal proposito anche una deriva salutistica, competitiva, attrezzistica sportiva che fortunatamente questo libro evita ed anzi irride per bocca del personaggio di Nico.

Resta la semplicità di un atto naturale cui ognuno può dedicarsi secondo i suoi tempi, le sue forze e le sue propensioni e che “Il sentiero degli dei” sa comunicare.
ArminArmin wrote a review
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In cammino con le gambe e con la mente
L’introduzione vagamente scherzosa di questo libro, nella quale se ne descrive l’inclassificabilità attraverso l’elencazione di contenuti estremamente vari, è assai preziosa per calarsi nella lettura con il giusto spirito.

“Il sentiero degli dei” è infatti un libro breve ma fitto di elementi che Wu Ming 2 dosa e gestisce con virtuosistica capacità, tessendo la trama narrativa attorno al nucleo centrale incarnato dalla poetica di fondo. Tutto parla di paesaggio, natura, uomo che oltraggia la natura e ne paga le conseguenze, uomo che attraversa la natura e lo fa vivendo contraddizioni.
Nulla è semplice, nulla è scontato e netto, il mondo è fatto di sfumature e Gerolamo, il protagonista (e noi con lui), ne scopre un bel po’ lungo suo cammino “iniziatico”.

Leggendo il libro ci troviamo spesso di fronte a passaggi notevoli, dai quali emerge con prorompente forza la poetica dell’autore. Come nel “Notturno 2”, ardito apice narrativo, volo drammatico nella memoria della natura che custodisce la narrazione dei traumi avvenuti nel sottosuolo decine e decine di anni fa.
Bellissimo e commovente.
C’è tanto altro. Ci sono le cifre impressionanti dei danni fatti dalla TAV, c’è Storia, c’è il racconto di una umanità radicata nel territorio e soprattutto c’è tanta, tantissima splendida descrizione visiva. Boschi, sentieri, montagne, strade…

Ieri ho camminato per alcune ore e ho fatto tesoro del prezioso messaggio del libro. Ho lasciato che il territorio mi parlasse di sé.