Il silenzio
by Don DeLillo
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Manhattan, 2022. Una coppia è in volo verso New York, di ritorno dalla loro prima vacanza dopo la pandemia. In città, in un appartamento nell'East Side, li aspettano tre loro amici per guardare tutti insieme il Super Bowl: una professoressa di fisica in pensione, suo marito e un suo ex studente geniale e visionario. Una scena come tante, un quadro di ritrovata normalità. Poi, all'improvviso, non annunciato, misterioso: il silenzio. Tutta la tecnologia digitale ammutolisce. Internet tace. I tweet, i post, i bot spariscono. Gli schermi, tutti gli schermi, che come fantasmi ci circondano ogni momento della nostra esistenza, diventano neri. Le luci si spengono, un black-out avvolge nelle tenebre la città (o il mondo intero? Del resto come fare a saperlo?) L'aereo è costretto a un atterraggio di fortuna. E addio Super Bowl. Cosa sta succedendo? È l'inizio di una guerra, o la prima ondata di un attacco terroristico? Un incidente? O è il collasso della tecnologia su se stessa, sotto il proprio tirannico peso? È l'apparizione di un buco nero, l'aprirsi di una piega dello spazio e del tempo in cui le nostre vite scivolano inesorabilmente? Di certo c'è questo: era dai tempi di "Rumore bianco" che Don DeLillo non ci ricordava con tanta accecante precisione che viviamo, disperati e felici, in un mondo delilliano.

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Alfonso76Alfonso76 wrote a review
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Racconta la leggenda che in un lontano pomeriggio degli anni 50 San Siro tributò una ovazione a Nils Liedholm: lo svedese aveva appena sbagliato un passaggio e i tifosi – che per mesi ne avevano apprezzato eleganza e precisione assoluta – applaudirono per sottolineare l’eccezionalità dell’evento o, come piace pensare a me, come si fa quando finisce un pezzo teatrale memorabile, a mo’ di chiusura. Io vorrei tanto tributare un solitario applauso a Don DeLillo, che con Il silenzio ha evidentemente sbagliato un passaggio, ma non ci riesco.
E non ci riesco perché l’errore mi sembra quasi volontario: in queste scarse 120 pagine l’autore di un capolavoro come Underworld appare davvero irriconoscibile.

Mi è sembrato evidente che DeLillo volesse richiamare in noi lettori quel senso oppressione, tempo sospeso, mancanza di ogni sicurezza a cui questi tempi pandemici ci hanno abituato (e francamente non se ne sentiva particolarmente la necessità): il tentativo si concretizza in un racconto lungo in cui DeLillo immagina la scomparsa di ogni segnale digitale, la morte improvvisa di cellulari e tv, la totale assenza di segnali. I suoi personaggi restano “al buio”, chiusi nei loro spazi e senza che vi siano evidenze della situazione nel mondo esterno, se non assolutamente sporadiche e nebulose, e il tutto prende quindi la forma di un dialogo che potrebbe assomigliare a una scena teatrale ma che ha non si impone, respinge, perplime. Di più: fai proprio fatica a seguirli, a tratti hai l’impressione di assistere a un delirio, e se arrivi alla fine è fondamentalmente per due motivi: perché la dimensione te lo consente e perché sai che se lo mollerai a metà non lo riprenderai mai più.  

Più che alienante, profetico e profondo, io l’ho trovato clamorosamente faticoso. 
Μαʀιαƞƞα
Μαʀιαƞƞα wrote a review
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SILENZIO NERO
“In altri tempi, più o meno ordinari, c'era sempre qualcuno con lo sguardo perso nel proprio cellulare, di mattina, a mezzogiorno, di sera, in mezzo al marciapiede, incurante degli altri che gli passavano velocemente accanto, completamente immerso, ipnotizzato, consumato dall'apparecchio, con gli altri che quasi gli andavano incontro per poi schivarlo all'ultimo momento; e adesso questi tossicodipendenti digitali non possono fare niente, i cellulari sono fuori uso, ogni cosa è fuori uso, completamente totalmente fuori uso”.

Ultimo libro del grande scrittore americano Don Delillo, una sorta di distopico (ma non troppo), apocalittico (senza sfociare nelle conseguenze estreme) che induce il lettore a riflettere sull’impatto della tecnologia nella vita dell’uomo contemporaneo. E se un giorno, per un motivo sconosciuto dovesse scomparire la connessione web, i computer non dovessero più funzionare, le linee ferroviarie, aeree, navali, le informazioni andassero tutte in “down”?

Il tema non è certo nuovo nella letteratura, però siamo di fronte a Don Delillo, uno degli scrittori americani viventi più importante, che sa conferire a questi motivi un sapore originale.

Il libro è molto breve, circa 120 pagine o poco più, è stato il più atteso di quest’anno, qualche fan aveva accettato anche di leggerlo in lingua. Io non avevo mai letto nulla dell’autore e quindi ho iniziato dall’ultimo libro scavalcando le grandi opere, come faccio sempre nelle mie letture disordinate, senza criterio, che procedono per puro opportunismo, sensazioni, occasioni.

“L'uomo sfiorò il pulsante, modificando la posizione verticale del sedile. Si ritrovò con gli occhi fissi sul più vicino dei piccoli schermi posizionati in alto, appena sotto la cappelliera: parole e numeri che cambiavano di continuo con il procedere del volo. Altitudine, temperatura esterna, velocità, ora di arrivo.  Aveva sonno, ma continuava a guardare.”

L’incipit del libro ci catapulta a bordo dell’areo, insieme ai coniugi Jim Kripps e Tessa Berens che, dopo la pandemia che ha sconvolto il mondo, hanno passato le vacanze a Parigi e ora tornano a Newark. Siamo nel 2022, insomma,l’anno prossimo.
I personaggi, come l’altra coppia che troveremo più avanti, hanno delle manie: lui, nonostante sia assonnato, non riesce a smettere di leggere le futili informazioni sul volo che compaiono sullo schermo dello scomparto business dell’areo, attratto come un ossesso non stacca gli occhi dal dispositivo. Sua moglie invece, ha la capacità di parlare per rispondere alle domande incalzanti del marito sulla traduzione di alcune parole che compaiono sullo schermo e scrivere contemporaneamente nell’ennesimo quadernino tutti i pensieri, importanti o da scartare in seguito, che potrebbero essere spunti di scrittura.

All’improvviso il guasto sconosciuto, il velivolo comincia a traballare, lo stesso Jim si ferisce alla fronte nell’impatto causato dall’atterraggio di emergenza. C’è una strana pausa a questo punto, come in un film, e ritroviamo la coppia fuori dell’aereo, non si sa come, insieme ad altre persone ferite, in una sorta di ospedale. Prima della medicazione incontreranno una donna chiacchierona, molto bizzarra (come se loro stessi non lo fossero) poi raggiungeranno la casa di due amici: Max, studente di fisica e Diane, la sua docente universitaria. Il primo, di fronte a questo blackout che ha bloccato non solo la sua città, ma probabilmente tutto il mondo, comincia a parlare a ruota libera, imitando la voce di Einstein (di cui stava studiando un manoscritto), mescolando teorie complottistiche e apocalittiche, falsi aforismi del grande fisico, mentre Jim, continuando a fissare lo schermo nero della tv, inventa la radiocronaca della finale di Super Bowl che avrebbero dovuto vedere insieme!

Nessuno si affaccia alla finestra, nessuno sbircia fuori per vedere il panico tra la gente. Sono chiusi in un appartamento e tutto si trasforma come in un pezzo teatrale, in due parti: prima nell’aereo e poi a casa di Diane, due luoghi chiusi e fuori il caos che Don Delillo non vuole rappresentare lasciando il lettore in una realtà allucinata e dandogli la possibilità di immaginare cosa succeda al di fuori della casa di Diane.

La tecnologia sparisce dal mondo, “La parola stessa mi pare obsoleta, persa nello spazio. Dov’è la fede nell’autorità dei nostri device sicuri, delle nostre capacità di criptaggio, dei nostri tweet, dei troll, dei bot”.

Cos’è l’uomo senza la tecnologia? Il comportamento dei personaggi, quasi degli automi impazziti, nel silenzio degli schermi neri, testimonia la necessità non tanto di dare una spiegazione a questo fallimento quanto piuttosto di riempire il vuoto dello spazio chiuso lasciato dalla tecnologia. Parlare, parlare, parlare, non rimanere zitti, continuare a guardare, a fissare lo schermo nero, quasi ipnotizzati. La tecnologia ha riempito talmente le nostre vite che se dovesse sparire all’improvviso saremmo destinati alla regressione.

Non a caso, la frase di apertura del libro è “Non so con quali armi si combatterà la Terza guerra mondiale, ma la Quarta guerra mondiale si combatterà con pietre e bastoni” attribuita ad Albert Einstein, guru del giovane Max.

Mi è piaciuto, gran bella penna, ma mi aspettavo fuochi di artificio…
Bc 06Bc 06 wrote a review
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Non sono riuscito a entusiasmarmi davanti a questo breve racconto/romanzo di Delillo. L'idea di partenza è potente: il collasso della tecnologia, il blocco universale dei sistemi, la de-digitalizzazione di un mondo che non riesce più a connettersi, neanche sulle cose più banali: gli ascensori.
Gli uomini e le donne si trovano davanti a questo inconsueto scenario affrontandolo senza apparente isteria o panico; un vago accenno a qualche momento di disordine; sembra a un certo punto che tanti sentano il bisogno di riversarsi in strada quasi a ritrovare un contatto diretto con gli altri; muoversi camminare, tornare verso casa, i mezzi di trasporto si sono fermati, a piedi, forse riappropriandosi di un modo di essere ancestrale e ormai perso.
La parte che non sono riuscito a capire sta nei personaggi, almeno un paio mi sono sembrati del tutto indecifrabili: la docente, moglie del padrone di casa, nell'ultima pagina fermo a fissare lo schermo nero, e il suo ex allievo. Cosa esprimono? Cosa significano? Il ragazzo con le citazioni di Einstein e lei con una certa ambiguità?
L'altra coppia, quella sopravvissuta all'atterraggio dell'aereo da Parigi, è alla fine la più normale: con il sesso consumato frettolosamente nella toilette dell'ospedale.
Quello che lascia sorpresi è alla fine l'assenza di reazione, in misura maggiore o minore, davanti a un momento che potrebbe significare la distorsione totale della civiltà contemporanea. Pensate a un mondo che torna a essere immenso e distante dopo la costante interconnessione degli ultimi anni; pensate a un mondo in cui la parola digitale non ha più senso, tutto è analogico; pensate a un mondo in cui la tecnologia è regredita. Una cosa per tutte: pensate alla notte; oggi le foto dai satelliti (che nel mondo delilliano non hanno più senso) ci mostrano un mondo illuminato, un presepe perso nello spazio; il mondo de "Il silenzio" è buio; con il tramonto del sole l'oscurità copre tutto, la torcia, il ramo resinoso acceso, la candela, saranno i tentativi di penetrare l'oscurità.
Ecco un mondo così, dopo aver vissuto nel mondo tecnologico, che mondo sarebbe?
C'è un altro elemento, positivo, che emerge da questo testo. Lo porta avanti il titolo. Il carattere di fondo del racconto/romanzo è il silenzio: non ci sono rumori, voci che si impongono, sottofondi che sovrastano; solo le voci individuali man mano che pronunciano le parole. Forse il protagonista vero del romanzo/racconto di Delillo è il silenzio: oggi c'è un incredibile rumore di fondo che accompagna le nostre esistenze, mentre questo libro offre una via d'uscita. forse
Bc 06Bc 06 wrote a review
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Non sono riuscito a entusiasmarmi davanti a questo breve racconto/romanzo di Delillo. L'idea di partenza è potente: il collasso della tecnologia, il blocco universale dei sistemi, la de-digitalizzazione di un mondo che non riesce più a connettersi, neanche sulle cose più banali: gli ascensori.
Gli uomini e le donne si trovano davanti a questo inconsueto scenario affrontandolo senza apparente isteria o panico; un vago accenno a qualche momento di disordine; sembra a un certo punto che tanti sentano il bisogno di riversarsi in strada quasi a ritrovare un contatto diretto con gli altri; muoversi camminare, tornare verso casa, i mezzi di trasporto si sono fermati, a piedi, forse riappropriandosi di un modo di essere ancestrale e ormai perso.
La parte che non sono riuscito a capire sta nei personaggi, almeno un paio mi sono sembrati del tutto indecifrabili: la docente, moglie del padrone di casa, nell'ultima pagina fermo a fissare lo schermo nero, e il suo ex allievo. Cosa esprimono? Cosa significano? Il ragazzo con le citazioni di Einstein e lei con una certa ambiguità?
L'altra coppia, quella sopravvissuta all'atterraggio dell'aereo da Parigi, è alla fine la più normale: con il sesso consumato frettolosamente nella toilette dell'ospedale.
Quello che lascia sorpresi è alla fine l'assenza di reazione, in misura maggiore o minore, davanti a un momento che potrebbe significare la distorsione totale della civiltà contemporanea. Pensate a un mondo che torna a essere immenso e distante dopo la costante interconnessione degli ultimi anni; pensate a un mondo in cui la parola digitale non ha più senso, tutto è analogico; pensate a un mondo in cui la tecnologia è regredita. Una cosa per tutte: pensate alla notte; oggi le foto dai satelliti (che nel mondo delilliano non hanno più senso) ci mostrano un mondo illuminato, un presepe perso nello spazio; il mondo de "Il silenzio" è buio; con il tramonto del sole l'oscurità copre tutto, la torcia, il ramo resinoso acceso, la candela, saranno i tentativi di penetrare l'oscurità.
Ecco un mondo così, dopo aver vissuto nel mondo tecnologico, che mondo sarebbe?
C'è un altro elemento, positivo, che emerge da questo testo. Lo porta avanti il titolo. Il carattere di fondo del racconto/romanzo è il silenzio: non ci sono rumori, voci che si impongono, sottofondi che sovrastano; solo le voci individuali man mano che pronunciano le parole. Forse il protagonista vero del romanzo/racconto di Delillo è il silenzio: oggi c'è un incredibile rumore di fondo che accompagna le nostre esistenze, mentre questo libro offre una via d'uscita. forse
Emme GriEmme Gri wrote a review
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Il gioco del Silenzio
Quanto spesso abbiamo immaginato, fantasticato, ipotizzato, finanche osservato determinate situazioni, paradossali per lo più, prendere forma e instaurarsi all’interno della nostra intricata realtà, sino a sconvolgerla del tutto?
Film come “The Day After Tomorrow” di Roland Emmerich, potrebbero benissimo essere gli apri-pista di una lunga serie di esempi a tal riguardo, ognuno con la propria tematica: dalle catastrofi naturali, ormai prossime oppure già verificatesi, a quelle “artificiali”, causate dall’uomo, per negligenza, imprudenza, imperizia o, molto più spesso di quanto lo si possa immaginare, per un proprio tornaconto personale, con nel mezzo tutta una sfilza di disastri, tragedie e incidenti che ci hanno fatto o che potrebbero farci precipitare in situazioni, talmente assurde, da renderci del tutto impotenti.
A fare breccia nella nostra persona, catapultandoci in una di queste “surreali realtà”, interviene la penna di Don DeLillo, noto scrittore, drammaturgo e sceneggiatore statunitense, che ha sempre impegnato tutto se stesso nel descrivere e criticare l'America a lui contemporanea, accusata di perdere la propria possibilità di alimentare il "Sogno Americano”.
Se fino ad oggi, ognuna di quelle “surreali realtà” che libri, televisione e internet ci hanno anzitempo esposto come future e probabili, ci hanno spinto a riflettere e a ragionare, questa volta, Don DeLillo ci pone davanti ad un’ombra spaventosamente grande e realistica: all’improvviso, il nostro mondo ultratecnologico, tace, lasciandoci nel più totale silenzio.
Una narrazione breve, suddivisa in due parti. La prima con protagonista una coppia che, durante un volo di ritorno, per raggiungere casa di amici, si trova isolata, improvvisamente, dal mondo. La seconda, invece, si svolge, proprio a casa di quegli amici nella medesima situazione: black-out totale. Casa si trasforma in un rifugio per scampare a ciò che viene considerato ora un attacco alieno, ora un cataclisma, ora l’ingresso in un’altra dimensione temporale, ora la minaccia del terrorismo o di un paese nemico.
Indubbiamente, Don DeLillo annienta, già a partire dalle battute iniziali di questo romanzo, ogni via d’uscita offerta alla parola, che vorrebbe farsi memoria e che, invece, viene ridotta a nuda registrazione di quanto sta accadendo. Lo spazio si dilata, smisuratamente. Le voci dei protagonisti diventano atone, non riconosciute neanche da chi vi da fiato. Gli sguardi si sperdono nell’immensità del silenzio. Qualsiasi via di fuga è negata. Più passa il tempo, più l’angustia e il disagio crescono, a dismisura, finendo, paradossalmente, per soffocare ogni respiro, ogni battito.
Il silenzio e il colore nero diventano le note dominanti, in maniera eccesiva forse, trasformandosi in una suprema sinestesia di un’apocalisse ordinaria attesa e accolta dai protagonisti del romanzo quasi con soddisfatta rassegnazione. Le forze che si muovono e agiscono nella storia sono energie impersonali, neutre, che risiedono e promanano dagli eventi inscritti in un piano di immanenza, sempre eccedenti rispetto ai fatti raccontati. Abbattono e schiacciano senza pietà. Dilatano ogni manifestazione all’inverosimile. Rendono l’aria confusa, pesante, claustrofobica.
Il vivere, il continuare a parlare, ascoltare o a compiere atti che saranno destinati ad essere inghiottiti da quel silenzio, è pura follia. Meglio, allora, collocarsi nel buio di quello schermo che cancella ogni rumore e pensiero, accettare «questa sospensione, questo guasto» avvenuto nel «terzo pianeta più vicino al sole, regno dell’esistenza mortale».
ManuelaManuela wrote a review
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giovanninogiovannino wrote a review
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