Il supplizio del legno di sandalo
by Mo Yan
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Cina 1900: provincia dello Shandong. Sun Bing è un ribelle per caso, che si ritrova a guidare una rivolta di contadini a fianco dei Boxer, la società segreta cinese nemica delle potenze imperialistiche straniere. Ma Sun Ring non è solo un contadino in guerra contro un potere più grande di lui, e da cui sarà atrocemente punito. È anche un artista, è un uomo che vive di canto e per il canto. Di fronte a lui, Zhao Jia, il vecchio boia grande esperto di torture, giunto all'ultimo lavoro della sua carriera. Come Sun Ring, con il canto, anche Zhao Jia possiede una tecnica antichissima. I due maestri si affrontano con la loro rispettiva arte cercando, nelle condizioni estreme, di portare a termine il capolavoro della propria vita e della propria morte.

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Basta_una_scintillaBasta_una_scintilla wrote a review
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I miei primi approcci con la cultura cinese in letteratura furono i libri di Pearl S. Buck e, in parte, di W. Somerset Maugham con “Il velo dipinto” e “Acque Morte” ma Mo Yan è stato l’autore che realmente mi ha permesso di entrare più in profondità in un universo di cultura così tanto dissimile dalla nostra da risultare da una parte incomprensibile e, dall’altra, affascinante ed avvolgente destando così in me una curiosità infinita per quel mondo. Tutti i libri da me letti di questo autore hanno sempre abbinato una fascinazione ad una difficoltà di comprensione, non tanto del testo in sé, anche se non si tratta mai di una scrittura fluida e semplice, quanto dei secoli di storia, tradizione, cultura e miti che, a mio parere, è davvero difficile per noi occidentali assimilare e, spesso, condividere. Anche per questi motivi ritengo che in nessun libro scritto da un occidentale potremmo trovare un così profondo equilibrio tra orrore e poesia come quello che si nasconde tra le pagine del “Supplizio del legno di sandalo”, un equilibrio tra due pilastri della cultura cinese, il teatro e la tortura con continui passaggi dalla commedia al dramma, dalla spaventosa concretezza del reale alla soavità dell’immaginazione, alla potenza del sogno, all’indipendenza della fantasia ed all’intensità del desiderio. Sono i primi anni del ‘900, siamo nel distretto di Gaomi, nella provincia dello Shandong, luogo-simbolo per lo scrittore che ne fa una sorta di archetipo del Paese; la Cina è squassata da un caos politico che precederà la fine della dinastia imperiale Qing ed imperversa la rivolta dei Boxer sollevata dalla Società dei Pugni e dell’Armonia contro la presenza colonialista delle potenze straniere. In questo contesto Mo Yan narra la storia di Sun Bing, ex attore e cantante dell’opera dei gatti, che si ritrova, quasi inconsapevolmente, alla guida di un gruppo di ribelli decisi ad affrontare, in una lotta impari, i soldati tedeschi impegnati nella costruzione della ferrovia per la quale sono espropriate terre ai contadini della zona; Sun Bing sarà catturato e condannato a morte per mezzo del supplizio del legno di sandalo appunto, compiuto ad opera del suocero, il boia imperiale Zhao Jia che, con arte ed esperienza, uccide infliggendo il massimo dolore possibile perché quello che le alte gerarchie dell’impero vogliono è proprio che egli cessi di essere persona per divenire strumento principe dell’oppressione. Una storia d’amore, dolore, ribellione e tortura, un microcosmo di personaggi perfettamente definiti e descritti che consente all’autore una narrazione a più voci e a noi di entrare in sintonia con ciascuno di essi e di comprenderne, almeno in parte, il motore trainante ed i tormenti che ci troviamo a condividere con la bellissima figlia di Sun Bing, Sun Meiniang, dai piedi grandi perché mai fasciati come da tradizione, il di lei marito nonché figlio del boia, ed il magistrato Qian Ding che ama sinceramente il suo Paese e nutre una passione travolgente per Sun Meiniang. E la magia del racconto si sviluppa anche attraverso la combinazione tra l’uomo e l’animale, umanizzato grazie alle mille similitudini di cui è ricca la lingua cinese: il topo coraggioso che lecca il culo al gatto, il rospo che da solo vuole reggere un letto, i draghi che si divertono con le perle. Uomini che diventano animali grazie ad un magico baffo di tigre, il boia, che è una pantera nera dai lucidi e inesorabili artigli, la giovane e disinibita moglie vista come un’enorme serpente bianco che ti avvolge soffocandoti con le sue spire, cani, maiali, lupi, scimmie, orsi, che sono uomini sia quando se ne riesce a vedere magicamente la vera natura sia quando ci si traveste per recitare i racconti eroici della tradizione.
“Le lunghe descrizioni dei terribili supplizi che si trovano in questo libro hanno lo scopo di far conoscere al lettore la barbarie e gli orrori che si sono verificati nel corso della storia, per risvegliare in lui un cuore compassionevole”, così l’autore scrive nella nota pubblicata alla fine del libro. È la verità: le descrizioni sono talmente reali, dettagliate e raccapriccianti che credo sia inevitabile, a tratti, sospendere la lettura, respirare, forse asciugarsi una lacrima, provare un senso reale di nausea e farsi prendere dal desiderio di desistere ed abbandonare. Ma non è che le cose che non guardi, non leggi, non approfondisci non esistono, semplicemente a, volte, manca il coraggio per volerle vedere, per cui si, credo che per arrivare alla fine di questo libro ci voglia un po’ di coraggio, l’accettazione della crudeltà dell’uomo che in parte sta in ognuno di noi; perché tra i personaggi e la violenza, che è poi anche la vera protagonista di tutta la storia, spicca la denuncia dell’apatia di chi al male assiste senza fare nulla e questa credo sia una malattia che affligge anche la nostra società.
elspa1973elspa1973 wrote a review
14
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l'arte del canto e della morte
1900: colonialismo tedesco in Cina durante l'imminente estinzione dell'ultima dinastia cinese dei Quing, la fine della storia bimillenaria cinese e la nascita, nel 1912, della Repubblica cinese. Non siamo nella "selvaggia" Africa di Conrad ma nel fastoso impero cinese. l'approccio coloniale è identico: respinge con altezzosità e dileggio le tradizioni e si rivela più feroce di un impero che utilizza i supplizi dei condannati per dimostrare il rigore della legge, per educare ed ammansire il popolo. Da una parte l'eroismo sbocciato dall'ansia di vendetta personale, l'etica nel governare, l'amore carnale e divino, la maestria chirurgica, amorale della Nonna, partecipe dell'alone di santità dell'imperatore; dall'altra l'opportunismo, il cinismo, la vuota superiorità, la ferocia e la barbarie. Uno scontro tra "civiltà" l'una in espansione l'altra in estinzione che restituisce solo violenza, atrocità e male. Il male che nasce e si alimenta con l'amoralità, l'assenza del rispetto dell'altro, la cieca bramosia di profitto. Il male che si erge a regola ed essenza dell'impero in estinzione e dell'impero in espansione, ma che l'impero in estinzione vuole espellere e l'impero in espansione vuole emulare. Mo Yan è crudo, essenziale e dettagliato nelle descrizioni soprattutto delle maggiori ferocie, è cupo ma è anche profondamente affascinato dalla compassione. l'unica capace di combattere il male assoluto e forse di vincerlo pur pagando un prezzo altissimo. Un poderoso scrittore e un libro emotivamente impegnativo.
zumurrudduzumurruddu wrote a review
723
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"Soltanto chi conosce il male può evitarlo: soltanto conoscendo il demone che si nasconde nel cuore umano si può diventare santi"
Questo è uno dei libri più belli che io abbia letto, e sicuramente il più sconvolgente. Mai come ora mi mancano le parole per esprimere ciò che provo a fine lettura e che ho provato durante: lo stupore e l'ammirazione per la bravura, il raccapriccio per le pagine più violente, il rapimento, lo struggimento e la malia di fronte a una lettura così bella.

Il romanzo è ambientato negli ultimi anni della Cina imperiale, una Cina remota e rurale in cui si mangia carne di cane, si beve vino di miglio e in cui esistono cose come il ministero delle punizioni: le condanne a morte vengono eseguite attraverso supplizi terrificanti che costituiscono pubblici spettacoli, più esemplare la punizione, più lungo, penoso e terrificante il supplizio. Protagonisti un boia che considera la propria professionalità al pari di un’arte, e il condannato, artista di strada ribelle che deve essere punito per aver organizzato una rivolta contro i soprusi delle potenze straniere.

“Non si trattava di sbandierare il potere conferitomi dai doni dell’imperatore e dell’imperatrice madre, o di utilizzare il mio compito ufficiale per portare a termine una vendetta personale, qui era in questione il prestigio della dinastia. Toccava a me eseguire il supplizio e il condannato era un criminale famoso. Doveva essere uno spettacolo d’eccezione: non il mio trionfo personale, ma lo sfoggio della grandezza di questa dinastia”

Ebbene sì, cose del genere sono successe.
it.wikipedia.org/wiki/Lingchi

La scrittura di Mo Yan è schietta e brutale, infarcita di detti popolari. Una voce che può passare dalla minuziosa descrizione di violenze inaudite, da far venire i sudori freddi, al racconto d’amore più struggente; dai toni epici ed eroici, al registro comico e grottesco; dagli elementi fantastici a un crudo realismo - il tutto con grazia, senza forzature. Un’altra caratteristica tipica è la totale mancanza di ordine cronologico negli eventi narrati, cosa che non impedisce di rimanere attaccati alle pagine per seguire il filo - anzi obbliga dolcemente i miei neuroni arrugginiti a fare un po’ di ginnastica per ricostruire la storia.
Il risultato è qualcosa dal sapore forte, originale, non adatto a tutti i palati, forse, ma certamente unico nel suo genere, e per i miei gusti davvero straordinario.

Le pagine che mi hanno scosso di più sono state quelle in cui viene descritto con una minuzia sfiancante, quasi insopportabile, il supplizio dei cinquecento tagli, in cui il condannato deve morire esattamente alla cinquecentesima asportazione di una piccola parte del suo corpo. Ciò che rende la descrizione al limite del sopportabile è che viene portata avanti seguendo pensieri e sensazioni del carnefice e non della vittima.
“Le lunghe descrizioni dei terribili supplizi che si trovano in questo libro hanno lo scopo di far conoscere al lettore le barbarie e gli orrori che si sono verificati nel corso della storia, per risvegliare in lui un cuore compassionevole”, scrive Mo Yan in una nota alla fine del romanzo.

Mai come ora ci serve un cuore compassionevole, leggiamo Mo Yan.
AliceAlice wrote a review
110
Vorrei che il mondo fosse fatto di uomini deboli
Cercare di parlare di Mo Yan diventa sempre più difficile perché non riesco a trovare le parole per descrivere ciò che i suoi libri riescono a suscitare in me.
La sua scrittura semplice ed equilibrata che non ricorre a parole ricercate o a slanci poetici ma che riesce a essere suggestiva, evocativa – e ciò può essere angosciante e doloroso in Mo Yan. Il legame alla terra natia, con la sua storia, le sue tradizioni e le sue leggende che sono il nutrimento dei suoi libri; un mondo che appare a tratti impalpabile per la sua cultura così distante dalla nostra, ma abitato da uomini come noi.
La capacità nel tratteggiare l’uomo e i suoi diversi volti, i cuori e le menti che con le loro passioni e i loro orrori segnano il destino di un popolo.

Ma ciò è solo una parte del tutto, perché Mo Yan è molto più di questo. È lo scrittore che ti incanta quando scrive “scivolarono fuori dai loro gusci, ricrearono la bellezza e sul pavimento di pietra si trasformarono in due essere celesti”, ti inorridisce affermando “gli uomini sono bestie bifronti. Davanti al corpo di una bella donna che veniva tagliata a pezzi, il pubblico era eccitato dal gusto dell’orrido. Una bella donna che veniva fatta a pezzi era uno spettacolo della più atroce bellezza”. Ti lascia impotente davanti alle dettagliate descrizioni dei supplizi che si potrebbero definire disumani, ma “disumano” è ciò che non ha nulla di umano. Eppure questi supplizi vengono gioiosamente perpetrati da uomini e incitati dal popolo, quindi non sarebbe più corretto definirli disgustosamente umani?

Mo Yan è anche l’uomo che al termine del libro, in una piccola nota, scrive “Sono un uomo debole che versa lacrime vedendo un carrettiere che frusta il suo cavallo: ogni violenza, passata e presente, mi turba nell’intimo”. Allora chi sono gli uomini forti? Coloro che negano la compassione e l’indignazione, lodano e premiano i crimini?
Io preferisco restare accanto a Mo Yan ed essere una persona debole, ma vorrei che il mondo fosse fatto di uomini deboli.

Nota dell’autore.
Le lunghe descrizioni dei terribili supplizi che si trovano in questo libro hanno lo scopo di far conoscere al lettore la barbarie e gli orrori che si sono verificati nel corso della storia, per risvegliare in lui un cuore compassionevole.
Solo chi è dotato di compassione può essere particolarmente sensibile alle manifestazioni del male.
Il motivo per cui ho potuto e voluto scrivere un libro del genere è perché nella vita attuale continuano a verificarsi crimini che provocano la nostra indignazione e che perdipiù vengono lodati e premiati.
Sono un uomo debole che versa lacrime vedendo un carrettiere che frusta il suo cavallo: ogni violenza, passata e presente, mi turba nell'intimo.
In questo libro ho trattato i motivi sociali che provocano la violenza, la psicologia malata di chi la pratica e l'apatia di chi vi assiste.
Soltanto chi conosce il male può evitarlo: soltanto conoscendo il demone che si nasconde nel cuore umano si può diventare santi.
Chiara WhiteChiara White wrote a review
1837
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Miao
Sun Bin, contadino che si è ribellato ai tedeschi invasori, è condannato ad una morte spettacolare ed esemplare per ordine del magistrato locale: ad eseguirla, con il supplizio del legno di sandalo, sarà il suo consuocero, il padre del marito della figlia. Sembra una trama semplice, invece si dirama e intreccia con le vite dei 5 protagonisti principali, andando avanti e indietro nel tempo, per spiegare gli animi e la cultura di questi personaggi. Attraverso loro, si apre e disegna un affresco di tutta la Cina rurale del 1900, con le sue usanze, le sue leggende e le sue incongruenze.
I piedi piccole delle donne (fondamentali per essere considerate belle), la nobiltà e la discendenza familiare (le uniche che consentano di fare carriera), la carne di cane e la macellazione degli animali. E i supplizi: interminabili, ricercati, quasi insopportabili alla lettura.
L’arte del canto e del teatro che combatte l’arte della morte, quella praticata dal boia: entrambi sono lati di una stessa medaglia, lo spettacolo avanti tutto.
Le donne considerate meno di zero.
Eppure, è l’amore per una donna che spinge Sun Bin alla rivolta ed è l’amore per un’altra donna, la donna serpente, che mostra cosa sia quel male d’amore che entra fino alle ossa. Quelle stesse donne che non valgono nulla e che è bene vengano lasciate al loro destino, anche quando figlie di uomini importanti…
La raffinatezza che abbraccia la crudeltà, la melodia che incanta con un lamento funebre, l’opera dei gatti, sangue e tradizioni che si tramandano: tutto questo è Mo Yan.
Intenso e straziante, un romanzo non per tutti, ma per aprire gli occhi sulle crudeltà delle torture e conoscere la Cina di inizio Novecento.
flaminiaflaminia wrote a review
29
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