Il Vangelo secondo Gesù Cristo
by José Saramago
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Il Gesù Cristo di Saramago, da alcuni cristiani ortodossi ritenuto blasfemo, è un carattere fortemente spirituale, ma in tutto e per tutto umano, che incarna i dubbi e le sofferenze propri della condizione universale di uomo. Il figlio di Dio, dalla nascita a Betlemme alla morte sul Golgota, affronta le medesime esperienze descritte nel Vangelo, qui però narrate secondo una prospettiva terrena, con spirito critico e senso logico. In questa storia non c'è fede nei miracoli, bensì coscienza di trovarsi in balìa della volontà di potenza di un Dio padre distante e indifferente al dolore che provoca. La serie di disgrazie, stragi e morti che costellano l'esistenza di Gesù, fino al non cercato e non accettato compimento del destino di vittima sacrificale, diventa così un'occasione per riflettere sulla contrapposizione tra bene e male, sulla problematicità di fare il giusto tramite l'ingiusto, sull'imperscrutabilità del senso della vita umana e sulla sconcertante ambiguità della natura divina.

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GresiGresi wrote a review
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Cos’è che in noi segna ciò che sogniamo. Forse i sogni sono i ricordi che l’anima ha del corpo.
Il Vecchio e Nuovo Testamento mi ha impartito nozioni, lezioni, paradigmi che esplicano la natura umana. Voglio dire, che la vera creazione di tutte le cose avviene da Dio, entità onnisciente e onnipresente che è davvero impossibile esplicarne le origini, trovare un fondamento logico che possa spiegarne le sue radicalità. La storia che mi è stata raccontata in queste pagine ha a che fare con qualcosa di simile a ciò, raccontata mediante un’educazione letteraria che Saramago pone con grande attenzione, non esplicando messaggi blasfemi o irritanti ma consapevole che avrebbe lasciato dietro di se una scia di profumo. Poco tempo prima ero stata rapita da un altro romanzo dell’autore. Nessuno mi aveva sussurrato alcunchè all’orecchio. Era un desiderio represso che è salito a galla solo sul finire di questo mese, non sapendo bene cosa aspettarmi indicando la condizione umana come faceta e futile.
Il viaggio che intrapresi con questo romanzo aveva a che fare con la religione, la Bibbia, ed il mezzo adoperato furono nient’altro che un’accozzaglia di pensieri, frasi, proiezioni dell’autore su una delle testimonianze più utili per uscire dalle tenebre del corpo. Incanto e incontro decisivo con la realtà in cui Gesù è ritratto come un adolescente la cui vita si intreccia a fatti davvero eccezionali ai quali accadranno tante cose tranne banalità. Mosso da moti di compassione, pianto, che lasciano traccia di tristezza in un continuo e desolato luccichio.
Rifacimento della sacra Bibbia? Forse, ma anche interpretazione del tutto personale che l’autore combina mediante enigmi, paradigmi, dogmi che sono sorretti da un meccanismo egoista, crudele, la cui presenza oscura e infida domina l’intero romanzo. Quasi un angelo del passato fosse venuto dal cielo per toccarci l’anima, la sostanza che è contenuta in ciò che le Sacre Scritture ci hanno impartito, l’inizio di un cammino desolato disseminato di morti.
Ci si appresta a seguire le vicende di Gesù come un adolescente che abbraccia la vita col desiderio insopprimibile di comprenderla, capirla sebbene a certi eventi cui sarà protagonista non c’è niente da fare. Non c’è nulla da spiegare. Anche nel momento in cui Maria Maddalena spicca come quella figura peccaminosa, ammaliatrice, bella ma che concederà l’orrore dell’iniziale maiuscola, fa piangere il Sole e la Luna, non facendo alcuna distinzione fra Male e Gesù. La morte sarà presente solo se avviene per mano di Dio, che abbiano ragione coloro che negli anni hanno visto questo momento come l’avvento della consapevolezza di tutte le cose. Quasi ogni momento ci inducesse a vivere esperienze che non dicono molto più del dovuto ma si presentano con circospezione dinanzi al mio cospetto non informandomi su niente e nessuno, ma avvicinandosi presentandoci una storia che in un certo senso mi ha << sconvolto >> nonostante il suo essere universale. Poiché bello ma atipico e particolare, incredula nel constatare come la sua anima fosse così profonda, tragica, drammatica, quasi romantica, non cogliendo nella sua interezza il tutto ma avvertito come la piacevole sensazione che il mio interesse per questa storia sarebbe mutato in sentimenti più profondi. Così come Cecità e Le intermittenze della morte questo romanzo resterà impresso nel mio cuore.
Ancora sbalordita, affascinata, stupita, in mezzo a un cielo trapunto di stelle in cui la speranza di scovare un posto per la beatitudine eterna è lontana e inimmaginabile.
Ero forse tornata in un luogo che avevo visto fugacemente qualche anno fa? Certo che si! In una perpetua collisione fra giusto e sbagliato, chiaro e scuro, dipanato mediante parole che non fanno differenza, distinzione, ma conducono in mezzo a un bianco lattiginoso, luminoso. Si perde completamente il senno, si scende verso un buco tenebroso da cui non si riesce a scorgere nemmeno la luce. Le tenebre erano una massa densa che si era appiccicata al mio viso, mentre il cuore risuonava come un immenso tamburo?
La lettrice appassionata che è in me si è aggrappata ai ricordi del suo passato, come sbuffi di vapore nell'atmosfera. Convivere con l'idea che ci siano un mucchio di persone che conducono un'esistenza tremenda, egoisti e crudeli annegano in un pozzo oscuro e profondo delle convenzioni sociali, non equivale a un caldo invito per l'inferno? Tutto sommato, cosa c'è di tremendo in questa storia? Riflettendoci, assolutamente niente di così sconvolgente. Ma un popolo che si bea di menzogne, di egoismo e indifferenza, di solitudine e cinismo, non dovrebbe essere un buon esempio per coloro che non hanno ancora seguito la massa? La speranza che tutto può accadere e cambiare galleggia come minuscole particelle. L’avvento del Redentore come condizione che prostra un intero popolo ai disagi, alle sofferenze, all'adattamento. La Terra saramaghiana mi aveva completamente risucchiata. La paura dei suoi poveri abitanti striscia ancora sotto i miei occhi. Il mondo era una terra desolata ricoperta di cenere, ossa e rifiuti, mancanza di vita e gioie illusorie.
C'è stato qualcosa di meraviglioso, una sensazione inspiegabilmente bella e positiva - sebbene di positivismo non si può parlare - alimentata col tempo fra le pagine di Il Vangelo secondo Gesù Cristo. Ho intravisto uomini e donne porgere un caro saluto a Gesù, consapevole che la sua aura lucente mi aveva circondato da tutte le parti.
Il romanzo di Josè Saramago a mio avviso fa parte di quella cerchia di romanzi che io denominerei come dispostici. Crudele, sadico, inflessibile. Globo instabile di soggetti indotti al dramma, costretti a respirare grumi di polvere condensati in varie forme. Ho girato le ultime pagine del romanzo in balia di una vastità di sentimenti contrastanti, variazioni dell'aria, in un condensarsi di giochi che intercorrono fra il chiaro e lo scuro.
Colorato da particolari e significative sfumature, opera universale che non impedisce di divorarti da dentro. Una corsa inarrestabile per la sopravvivenza, in mezzo a gruppi di anime macchiate dalle stesse colpe o delitti. Un eco che ancora tuttoggi si diffonde fra le crepe di cuori puri, impavidi. Un grido acuto lanciato da un dirupo che conosce il peso delle sofferenze, il bruciore del dolore e delle rinunce.
 
Il cielo accompagna il mio dolore, siamo degli stupidi, perché in questo esso è di un’imparzialità perfetta, non gioisce per le nostre letizie né s’intristisce per le nostre pene.
PamelaPamela wrote a review
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Bello ma (forse) troppo lungo
In quest'opera Saramago ripercorre la "storia sacra", da poco prima della nascita di Gesù Cristo fino alla sua morte.
La prima parte (circa 1/3 del libro) è dedicata a Maria (in particolare alla dinamica dell'Annunciazione qui descritta) e a Giuseppe, figura complessa e quasi controversa. Il ritmo è lento ma le vicende sono interessanti.
La seconda parte inizia con la nascita di Gesù, e da qui il ritmo del racconto si fa altalenante: il viaggio per il censimento durante il quale nascerà Gesù è ampiamente descritto nel dettaglio, così come ben raccontata è la sua nascita. Subito dopo, però, c'è un salto temporale in cui si passa velocissimamente alla sua pubertà e poi alla maturità. Un nuovo rallentamento si ha nella parte in cui Gesù vive nel deserto con il Pastore (la cui ambiguità poteva essere trattata forse con maggiore forza), ma dall'incontro con Maria Maddalena tutto torna a scorrere molto rapidamente, passando in poche pagine dai miracoli più noti (la pesca miracolosa, l'acqua che diventa vino, ecc) all'incontro con San Giovanni Battista, e in un batter d'occhio si arriva alla crocifissione.
L'impressione complessiva è che Samarago si sia dilungato un po' troppo sulle parti con meno avvenimenti e abbia poi accelerato eccessivamente sui punti cruciali della vita adulta di Gesù.
La critica a Dio è chiara in ogni pagina, così come evidente è il volto estremamente umano che Saramago vuole dare alla figura di Gesù; e questa contrapposizione è la vera forza del racconto.
Avrei però preferito uno stile più scarno, come quello di "Caino", che nella sua brevità risulta più potente e incisivo. Ne "Il vangelo secondo Gesù Cristo" si poteva fare a meno di tante pagine nella parte centrale, dedicandone qualcuna in più al finale...forse il messaggio sotteso alla storia sarebbe stato più d'effetto.
maomao wrote a review
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O Evangelho segundo Jesus Cristo
Non ho letto molto di José Saramago e pure la lettura di questo libro è avvenuta in maniera casuale. L'ho comprato come "complemento" e senza riporre particolari aspettative nella lettura. Pure se scevro da pregiudizi di sorta. Perché mai avrei dovuto averne del resto. In verità del resto la figura di Gesù è qualche cosa che mi interessa e mi affascina enormemente, solo che non avendo mai avuto particolare interesse in Saramago, davo questo che poi alla fine è un romanzo storico, come un'opera non indispensabile da leggere e secondaria rispetto a altre letture e rivisitazioni della "storia". Opera "fiction" "O Evangelho segundo Jesus Cristo" (cioè "Il Vangelo secondo Gesù Cristo", 1991) è quindi una rivisitazione fittizzia della vita di Gesù Cristo secondo la visione razionalista e critica e chiaramente dissacratoria di un autore conosciuto per essere anti-religioso (tanto che l'assegnazione del Premio Nobel fu discussa proprio per questa ragione). Per forza di cose umanizzato, Gesù Cristo nasce a Betlemme, figlio di Giuseppe, giovane falegname, e di Maria, annunciato a questa da quello che le appare essere un angelo. Giuseppe e Maria sono a Betlemme per il famoso censimento. È un periodo difficile in terra di Israele, dove la dominazione romana viene opposta da una strenua resistenza del popolo ebraico. Primo di nove figli, la nascita di Gesù è "macchiata" da un peccato del padre Giuseppe che durante il periodo trascorso nella grotta a Betlemme, lavora alla costruzione del tempio e viene a sapere della "strage degli innocenti" disposta da Erode. Terrorizzato per le sorti del figlio, scappa via senza preoccuparsi di annunciare la cosa a tutti gli abitanti di Betlemme. Moriranno 25 bambini. Un peso che Giuseppe, che morirà in croce a 33 anni, porterà su se stesso per tutta la vita. Dopo la morte di Giuseppe, Gesù lascia la famiglia, si reca a Gerusalemme, poi a Betlemme, poi nel deserto incontra Pastore (che poi è lo stesso angelo che avrebbe annunciato la sua nascita a Maria) e lavora per lui come pastore. Poi incontra Dio e lungo la strada per il ritorno a Nazaret, Maria di Magdala, che lo inizio alle gioie del sesso e con cui comincia una relazione. Il rapporto con la famiglia è difficile, i fatti nell'ultima parte cominciano a susseguirsi molto rapidamente: comincia a lavorare come pescatore sul Lago di TIberiade, tramuta l'acqua in vino, gli viene annunciata la sua fine in croce, comincia a predicare, Lazzaro... In effetti l'opera perde d'interesse pagina dopo pagina, il punto più alto si raggiungere per quello che riguarda la sua relazione con Maria Maddalena, colpiscono le vicende di Giuseppe. Il resto non colpisce né sul piano narrativo che dei contenuti, si presta ovviamente a interpretazioni che vanno tutte nella direzione di ritrarre un Dio egoista e infame, che intreccia una trama oscura di cui tutti i personaggi sono solo dei burattini e di cui tira le fila. Non mi sconvolge ma non mi impressiona particolarmente. Che ne so, prendete "The Last Temptation of Christ" (1988). Il film di Martin Scorsese (non ho mai letto il romanzo da cui è tratto, "The Last Temptation" di Nikos Kazantzakis, 1960). Anch'esso fu molto discusso. Scenggiato dal grande Paul Schrader, è un grande film da ogni punto di vista. Sì, sono due cose diverse, ma quello veramente lascia un segno, questo libro no. Non mantiene il livello che c'è all'inizio, si semina senza raccogliere, forse anche qui c'è un qualche tipo di significato.
lnicolinlnicolin wrote a review
01
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Carlo(tta)Carlo(tta) wrote a review
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Suggestivo, immersivo
Mi sono avvicinata con una certa curiosità a questo romanzo, spesso lodato ma altrettanto spesso trovato indigesto, non foss’altro per lo stile di scrittura tipico di Saramago, che può risultare ostico.
Avendo letto già qualcosa dell’autore, però, non nutrivo preoccupazioni di questo tipo, per cui ho aperto senza paura la prima pagina, e ho trovato il caro vecchio blocco di testo fitto fitto tipico dello scrittore ad accogliermi. Però mi piacerebbe parlarne un po’ come se fosse la mia prima volta alle prese con un suo testo.

Mi ritrovo così davanti a periodi lunghi, lunghissimi; a volte una pagina intera contiene un solo punto, e non è detto nemmeno che sia un punto a capo. Saramago spoglia la sua narrativa di molti dei segni di interpunzione più comuni, le convenzioni che quasi diamo per scontate come la virgolettatura dei dialoghi.
Mi chiedo, dunque, quale sia l’intento dell’autore, quando egli ha deciso di rendere così preponderante e pervasivo il suo stile, così distraente addirittura.

La risposta, almeno io, la trovo solo procedendo con la lettura. Perché, nonostante tutte le apparenti mancanze formali, il meccanismo narrativo si attiva ugualmente. Le frasi scorrono, i paesaggi si disegnano immancabili nell’occhio della mente, i personaggi parlano e ne sento le voci. Il “tono” e la personalità dell’autore sono là, intatti; Saramago sembra volerci dimostrare che il linguaggio ha una suggestione così potente in noi che, anche se ridotto all’osso, può continuare a comunicare qualcosa, trasmetterci un messaggio, attivare la nostra immaginazione. Lo stimolo di cui abbiamo bisogno è minimo.
Sembra quindi di essere al cospetto di una scrittura che si propone essenziale, un tentativo di arrivare alla fonte del linguaggio. Le convenzioni vengono abbandonate per avvicinarci di più ad ogni singola parola e al suo valore; non dobbiamo farcene scappare nemmeno una, siamo costretti a rallentare il ritmo di lettura, e lo stile ci avvicina ancora di più ai personaggi.

E questa vicinanza coi personaggi va a beneficio della trama che si intende sviluppare in questo romanzo.
Saramago infatti si appropria di personaggi ormai iconici e li declina in un modo nuovo, diverso, a tratti sorprendente. Basti pensare che l’inizio del romanzo sovverte il concepimento di Gesù, la chiave di tutto; anziché mostrarci l’arrivo di un angelo che rivela a una vergine Maria di essere miracolosamente incinta per volere di Dio, il libro si apre con un comunissimo quanto biblicamente sovversivo atto carnale. Gesù viene concepito come siamo stati concepiti tutti noi, senza eccezione.
Non stupisce che, quindi, il romanzo si sia attirato varie ire e biasimi da parte della Chiesa, all’epoca della pubblicazione.

E dopo questo annuncio così terreno, la vita di Gesù procede regolare, non dissimile alla vita di tanti altri ebrei di Galilea.
I personaggi del libro, come tutti, provano passioni, rimorsi, crucci, mentono o nascondono. C’è poco di santo o virtuoso; ad esempio, abbiamo una Maria di Nazareth spesso dubbiosa e dal perdono difficile, mentre Maria Maddalena sembra aver acquisito dal suo mestiere un senso acuto di pietà e una capacità di amare spropositata.

Saramago modifica in modo leggero gli eventi principali della vita di Gesù, fino a che queste modifiche si ingigantiscono e imbastiscono le premesse per un finale (che non rivelerò) che acquista interessanti sfumature.

Ho apprezzato particolarmente la rappresentazione di Dio, che in questo romanzo si avvicina molto di più all’iconografia pagana; abbiamo un essere superbo, che richiede devozione e sangue, nonché un vero e proprio trickster, capace di manipolare il destino degli uomini per il proprio ed esclusivo piacere, anche a tradimento.
Un’immagine che acquista ancora più forza quando viene messa a confronto con il Demonio; un angelo caduto che ha sposato l’umanità e forse ne comprende molto meglio le motivazioni, i sentimenti, le speranze.
Saramago rende il Bianco e Nero per eccellenza dei vaporosi Grigi che diventano improvvisamente più difficili da decifrare, smussando la linea di demarcazione che normalmente li divide.

L’ultimo terzo del libro è quello che racchiude la parte che ho trovato più interessante. Vista la lentezza del ritmo narrativo negli altri due terzi, la velocità con cui pian piano si discende nei passi conclusivi può essere quasi vista come frettolosa, e forse avrei gradito, a questo punto, qualche pagina in più dedicata agli eventi finali, per estendere ancora un po’ l’indugio e analizzare di più quegli atti finali, decisivi quanto disperati. La scorrevolezza però dona anche un’idea di impellenza e urgenza che riflette bene lo stato d’animo di Gesù, del quale abbiamo imparato a conoscere dubbi, rimorsi, timori, e con cui ormai siamo in perfetta sintonia.

Ogni tanto durante le vicende spunta l’ironica voce del narratore, che tuttavia non è arguta e in forma come l’ho trovata in altri romanzi. Per quanto il contenuto del romanzo sia sovversivo per alcuni, io avrei desiderato qualcosa di leggermente più mordace, tanto quanto lo sono le ultime cento pagine.

In conclusione: l’ho trovato un romanzo curioso, che induce alla riflessione, e in generale una lettura ad alto contenuto immersivo. Nonostante alcune considerazioni riguardanti i miei gusti personali, quindi, il responso è decisamente positivo.
Questo Vangelo fuori dal comune ci racconta l’umanità di Gesù e dei suoi comprimari mentre si scontra con un destino feroce e segnato; e nonostante ciò, il lettore segue fedelmente e passo passo ogni vicenda, partecipando alle contraddizioni e agli errori del figlio dell’Uomo. Fino all’ineluttabile.
Agostino LetardiAgostino Letardi wrote a review
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Capolavori della fantasia
Indubbiamente una prova di grande capacità letteraria di un meritatissimo premio Nobel. Un libro che si legge con passione nonostante un linguaggio non sempre semplice da seguire per una scelta grammaticale davvero peculiare.
Mi ero incuriosito alla lettura anche per alcuni giudizi che sottolineavano la potenza convincente dell'ateismo militante di Saramago ma, da credente cattolico, sinceramente questo aspetto mi lascia solo divertito: della possibile vicenda storica di Gesù di Nazareth l'autore si prende un limitato numero di libertà che semplicemente mirano a stravolgere il senso del messaggio cristologico, Il Dio presentato da Saramago si inserisce in un filone di idea piuttosto antropocentrica del divino che Neil Gaiman saprà rendere in modo assai divertente nel suo American Gods scritto un quinquennio dopo di questo intenso romanzo di Saramago, che però del divino rende davvero una ben meschina figura (il cui apice di meschinità si ha nella scena in cui Lucifero - davvero un personaggio simpatico in questo libro - propone a Dio di perdonarlo per la sua insubordinazione e di riaccettarlo nella sua schiera di angeli quand'anche retrocesso in una ipotetica e antropocentrica classifica di benevolenza divina). E in generale tutto il soprannaturale è presentato in un quadretto da filmetto italiano di serie B, con gli angeli che si presentano in coppia e mentre uno distrae Maria con i suoi annunci pseudodivini, l'altro si intrufola nei sogni e nelle parti intime della figlia maggiore per goderne le carni. Ma tutto questo quadretto meschino non toglie interesse per un esercizio narrativo di grande fascino. Un libro del quale sicuramente consigliare la lettura.
CcrissCcriss wrote a review
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I libri di Saramago ti appaiono come un muro da scalare: pagine piene di parole senza nessuno spazio bianco perché lo scrittore odia i punti, i punti e virgola, probabilmente ogni segno di punteggiatura e più di tutto le virgolette o tutto quello che tende a sottolineare un dialogo, sebbene i dialoghi spesso abbondino nelle sue pagine. Ho sempre sospettato che abbia adottato quest'escamotage per mascherare la propria ignoranza in materia (ha fatto solo studi commerciali di base) e non tanto, ma forse anche, per fare"lo strano" come andava di moda fra gli scrittori del novecento. Ne risulta una difficoltà di lettura non proprio insormontabile ma fastidiosa che lo slancio del lettore nell'inseguire i voli pindarici di uno scrittore pieno di fantasia tende a trascurare così che la lettura rimane quasi sempre possibile e piacevole.
In questo caso meno del solito: l'affascinante storia di base è nota e le varianti di ogni tipo la hanno resa inflazionata; da Saramago uno si aspetta profondità oltre che fantasia e io mi sono sentita delusa da entrambi i lati. Avrei sopportato parecchio pur essendo credente (sia pure a modo mio) ed essendo Saramago ateo proclamato, ma non ho avuto nessun motivo di esercitare la mia disposizione, niente di strano, niente di rivoluzionario, niente del tutto? Quasi: poche pagine non dico speculative ma che appena invogliano alla riflessione ci sono verso la fine. Il resto mi è sembrato banale: la confusione fra angeli e demoni è una parafrasi di quello che si può trovare anche nella Bibbia, mentre altre parafrasi, ad esempio quella della parabola del buon pastore, sembrano più derivare da una cattiva comprensione del testo evangelico piuttosto che dalla fantasia dell'autore. Inoltre la parte storica è risibile e mal documentata e la parte ironica troppo permeata di amarezza non fa né ridere né piangere. Insomma una delusione data l'intelligenza dell'autore, altre volte ammirata, ed ho avuto bisogno della presenza di una sfida letteraria per arrivare in fondo con una certa scioltezza. Non è un libro che vi consiglio. Per l'argomento meglio, molto meglio Sete della Nothomb: incredibile ma vero, provare per credere.