Il viaggio di Halla
by Naomi Mitchison
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Per la prima volta in Italia un classico della letteratura fantasy del Novecento scaturito dalla penna di una scrittrice tutta da riscoprire, grande amica e prima lettrice di J.R.R. Tolkien.
Questa è la storia di Halla, figlia di un re che decide di abbandonarla nei boschi. Qui viene accudita dagli orsi e poi cresciuta dai draghi sulle montagne rocciose; ma il tempo dei draghi, minacciati dagli odiosi e crudeli esseri umani, sta per finire. Odino, Padre di tutte le cose, offre ad Halla una scelta: vivere alla maniera dei draghi, accumulando tesori da difendere, o viaggiare leggera e attraversare il mondo con passo lieve? Iniziano così le fantastiche avventure della ragazza, che girovagherà alla scoperta di nuove terre e antiche leggende, in mezzo a creature incredibili, luoghi misteriosi e magie dimenticate. La sua conoscenza di tutti i linguaggi, sia quelli umani che quelli animali, la aiuterà ad andare oltre le apparenze, ma anche a mettere in discussione ciò in cui ha sempre creduto, mentre affronta, una dopo l’altra, le nuove sfide sul suo cammino. Mitchison ci prende per mano e ci conduce in una favola senza tempo, dove le divinità dei miti nordici convivono con i personaggi della letteratura fantasy per mostrare il valore di comprensione e tolleranza.
Il viaggio di Halla è un racconto agile, profondo e divertente che trasporterà il lettore in un mondo dove si può incontrare un basilisco nella steppa, dove gli eroi vengono portati nel Valhalla dalle valchirie, e dove si può fare fortuna chiacchierando con il cavallo giusto. Più di una semplice fiaba: una volta giunti alla fine, questo romanzo si dimostra una vera e propria mappa di vita.

All Reviews

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Chiara T.Chiara T. wrote a review
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Il viaggio di Halla
Ecco, queste sono le letture che inaugurano un nuovo anno, e se questo è l'inizio non posso che esserne felice.
Questo libro di poco meno di 150 pagine mi ha fatto tornare indietro negli anni, un tuffo nel passato, quando ero una ragazzina curiosa che cercava di leggere un po' di tutto per non perdere tempo, che di letture arretrate ne avevo già allora ;) ricordo ancora le liste interminabili di titoli scritti a penna su un foglio protocollo (la mia prima wishlist)...
Comunque la storia di questo libro, riesumata dalla Fazi, è della stessa epoca di Tolkien, anzi la Mitchison e Tolkien erano amici e nella prefazione viene detto che questo libro è stato scritto in suo onore, fa parte di quel filone fantasioso che da ragazzina amavo tanto, quel fantasy che sembra tutto inventato, ma nella realtà i personaggi sono ben delineati, i sentimenti, le situazioni sono reali. E alla fine del libro, all'ultima pagina, nell'atto stesso di chiudere il libro, lo respiri ancora un po', perchè i temi fondamentali di molti fantasy datati sono la lealtà, la fiducia, l'amicizia, l'amore, la possibilità di contare su qualcuno che ti stia vicino, indipendentemente dalla forma che assume, sia orso o drago o umano. E qui gli ingredienti ci sono tutti e ovviamente la magia, la magia data dalla fede negli altri, in qualcosa che va oltre ma che ha sempre nutrito l'animo umano (e non), e anche in qualcosa di soprannaturale e inspiegabile, di cui tra l'altro avremmo estremo bisogno sempre.
Infatti non mancano riferimenti di cultura norrena e di cultura cristiana.
Insomma pienamente soddisfatta di aver dato il via al nuovo anno così!!!!
GresiGresi wrote a review
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Il romanzo di cui vi parlerò quest’oggi richiama alla mente antiche leggende, opere dalla verve medievale, classica, che adesso non si contano più sulla punta di una mano ma che, se scritte bene, nonostante l’icorrenza del tema trattato, fanno fronte a diversi miti cui le tradizioni popolari tengono in vita. A guidare questa nuova infornata di scrittrice addetta nel promulgare questo nuovo filone, nei primi anni cinquanta, fu una giovane donna che, partecipe a diversi momenti storici, divenne poì partecipe ed > di certe conoscenze, che proiettò persino nei suoi testi, perché ciò che scrisse lo visse sulla sua stessa pelle, e l’immaginazione, la fantasia, estrapolati dalla punta di una penna invisibile e riportati in semplici fogli, avevano esaltato un po’ di quello che fu il suo bagaglio culturale vestendo così i panni di >. Ed io, incuriosita da certe credenziali, tutto questo parlare di fantasia, immaginazione, continuarono a sortire effetti devastanti ma chiari. I suoi romanzi non avrebbero detto niente di particolare, ma salvato chi c’era da salvare.
Mentre la vita prosegue con il suo irrimediabile corso, chissà quanto ha sofferto con quel cuore grande che avrà avuto la Mitchinson. La casa editrice Fazi, estrapola dalle soglie del tempo e della memoria, una delle sue innumerevoli fatiche, che, a quanto pare, fu perlopiù un omaggio d’amicizia a Tolkien. E sebbene proiettato in un mondo in cui fantasia e realtà divengono un tutt’uno, Il viaggio di Halla non ha funto da beneficio alla mia anima semplice. Perché, sebbene ti induca a guardarti dentro, a tenersi in vita grazie ad un forte senso di libertà, di forza in cui l’estaticità, la piattezza di alcune situazioni ritraggono un paesaggio estroso ma quasi inaccessibile. Non riesce a spingersi fuori dal buco fantasioso in cui è totalmente immerso > soprattutto chi legge, la solitudine, gesti meccanici dettati non dal cuore e dalla ragione ma da un semplice modo di essere. Inizia così un viaggio di cui la stessa Halla sarà protagonista di una serie di pericoli fissando obiettivi in maniera tale che la stessa memoria avrebbe incessantemente impedito a macchiette che disgraziatamente restano sullo sfondo ad essere soggetti a qualunque cambiamento. Questo il mondo che ci narra l’autrice e che, personalmente, mi ha trasmesso molto poco in cui la potenza del ricordo avrebbe potuto tradursi in qualcosa di piacevole o incantevole.
I draghi avevano emesso una melodia troppo fievole per raggiungere il mio orecchio. Nonostante la stessa Halla abbia tentato di rispondere a qualunque parvenza di canzone di memoria, agisce senza alcuno scopo particolare ottenendo così azioni diverse e contrarie. Nulla di particolarmente memorabile che indicasse un certo ammaliamento, un fantasy che ha funto da ponte di comunicazione che disgraziatamente mi ha indotta a giudicarlo diversamente da quel che credevo. Un mondo distorto, magico, ambientato in una terra lontana e remota in cui la fabula si intreccia a vicende di vita odierne, mondane. Una specie di beneficio per l’anima, che tuttavia alla mia ha dato l’effetto indesiderato, dolce ma allo stesso amaro, che si divora nel giro di una manciata di ore.