Inés e l'allegria
by Almudena Grandes
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«Non ha senso che stiano rischiando la vita in questo modo.» «Ne sei davvero convinto?» Finché una mattina lo Zurdo non intervenne in una conversazione in cui nessuno aveva chiesto il suo parere. «E per cosa viviamo a fare, allora, secondo te?» Io ero dalla parte di Comprendes, lui era dalla parte di Comprendes, tutti eravamo dalla sua parte, dalla parte di quell’amore difficilissimo, che fioriva nel deserto desolato e aspro di una sconfitta interminabile, come garanzia del fatto che la vita andava avanti, che ci sarebbe stato un futuro, lì, da qualche parte, finché Comprendes e Angelita fossero riusciti a incontrarsi di notte nel bosco, finché fossero riusciti a essere felici senza di noi e, nello stesso tempo, per noi. Al diavolo il sentimentalismo!, protestava il Lobo, e aveva ragione. Stavamo tutti infrangendo le regole, Angelita e Comprendes per primi, fuggendo nel cuore della notte dalle loro stanze, poi lui, che glielo permetteva, e poi tutti gli altri, che li coprivano. Avevamo intessuto
con grande fatica una rete fragilissima, e il minimo cedimento di una qualsiasi delle sue maglie avrebbe avuto ripercussioni irrimediabili sulla tenuta del sistema. Le cose stavano così e tutti lo sapevano, ma ci importava di più sapere che c’era ancora qualcuno che si baciava sulla bocca, e ci sarebbe sempre stato. Ci importava più del cibo.
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«Non ha senso che stiano rischiando la vita in questo modo.» «Ne sei davvero convinto?» Finché una mattina lo Zurdo non intervenne in una conversazione in cui nessuno aveva chiesto il suo parere. «E per cosa viviamo a fare, allora, secondo te?» Io ero dalla parte di Comprendes, lui era dalla parte d... More
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In quel momento, tutta sola in una notte nera e gelata, lo amavo più che mai, la nostalgia del suo corpo diventava più potente del suo corpo, il desiderio talmente intenso nell'assenza che avrei preferito non averlo provato mai, per non avere niente da ricordare. E cercavo di ricordarmi, di consolarmi pensando che lo conoscevo appena, che una settimana prima non faceva ancora parte della mia vita, e non era lui, legno e tabacco, chiodi di garofano e sapone, limoni verdi e un pizzico di pepe appena macinato, a pulsare dietro quell'amore. Cercai di pensare che non era neppure amore, solo un miraggio del mio cuore malconcio, le speranze perdute che lui aveva fatto risorgere, come se potesse sorreggere l'universo intero con una sola mano mentre usava l'altra per accarezzarmi quando le nostre strade si erano incrociate per caso, solo per caso.
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In quel momento, tutta sola in una notte nera e gelata, lo amavo più che mai, la nostalgia del suo corpo diventava più potente del suo corpo, il desiderio talmente intenso nell'assenza che avrei preferito non averlo provato mai, per non avere niente da ricordare. E cercavo di ricordarmi, di consolar... More
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Gli astucci del rossetto non fanno capolino tra le pagine dei libri. I professori non li prendono neanche in considerazione quando esaminano fattori economici, ideologici, sociali, per delineare cornici interdisciplinari ed esatte, che sono, però, prive di caselle in cui classificare un brivido, un presentimento, il grido silenzioso di due sguardi che s'incrociano, la pelle d'oca e l'imprevedibile coincidenza di un incontro che sembra casuale e invece è stato minuziosamente programmato nel corso di una o più notti in bianco. Nei libri di Storia non c'è posto per un paio d'occhi spalancati nel buio, per un soffitto delimitato dai quattro angoli della stanza, nè per il desiderio che cuoce a fuoco lento, traboccando dagli alvei di una piacevole fantasia, una birichinata innocente, una divertente follia,, per ribollire nella densità metallica del piombo fuso, un liquido pesante che secca la bocca e brucia la gola, comprime lo stomaco e infine espande le fiamme del suo impero per incendiare sino all'ultima cellula di un povero corpo umano, mortale, vulnerabile.
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Gli astucci del rossetto non fanno capolino tra le pagine dei libri. I professori non li prendono neanche in considerazione quando esaminano fattori economici, ideologici, sociali, per delineare cornici interdisciplinari ed esatte, che sono, però, prive di caselle in cui classificare un brivido, un ... More
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A questo, probabilmente, pensa Carmen, e a un arcipelago di terrazze con lenzuola stese o a pergolati incurvati dal peso dei grappoli verdi, al sole che rimbalza sulla calce dei muri nel silenzio pigro della siesta, a una mosca ubriaca a furia di sorvolare per ore e ore il mistero rotondo della stessa giara, e a bambini seminudi con sorrisi di fico, o di anguria, e il succo zuccherino della frutta che gli disegna allegri rivoli di piacere sul mento. Tutto ciò succedeva in un altro tempo, in estati recenti che ormai le sembrano lontanissime, in un paese che esiste e non esiste più, che è sparito ma che continuerà ad avere finestre chiuse, persiane abbassate come scudi contro la calura e, nelle città, bar all'aperto affollati da nottambuli canterini e ubriachi, felici di aspettare l'alba di un nuovo giorno in mezzo alla strada. Sulla costa, anche lì, continueranno a esserci paesi con spaventose scarpate, come scivoli di sabbia polverosa e senza marciapiedi, che lasciano intravedere, sullo sfondo, scampoli di un mare inconfondibile, pulito, bello, blu come nessun mare straniero potrà mai essere. Meglio non sapere, non ricordare. Mentre ascolta in lontananza la voce di una cliente sconosciuta che chiede al negoziante il prezzo di questo o quell'articolo, Carmen pensa alla Spagna e accelera il passo, stringe ancora di più le labbra, in quell'esasperata variante della determinazione che è l'unico patrimonio dei disperati.
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A questo, probabilmente, pensa Carmen, e a un arcipelago di terrazze con lenzuola stese o a pergolati incurvati dal peso dei grappoli verdi, al sole che rimbalza sulla calce dei muri nel silenzio pigro della siesta, a una mosca ubriaca a furia di sorvolare per ore e ore il mistero rotondo della stes... More