Inés e l'allegria
by Almudena Grandes
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Gauss74Gauss74 wrote a review
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cominciare questo commento ammettendo una colpa. Dopo essere vissuto per anni nel sud della Spagna, in una terra che mi aveva davvero accolto con il calore che tutti le attribuiscono, mai, mai mi era venuto in mente di mostrare il rispetto dovuto a quella che era diventata la mia seconda patria leggendo la sua letteratura in lingua originale.

Ho cominciato adesso, dopo essermi reso conto che il passare degli anni rendeva il mio castigliano sempre più arrugginito, e nella convinzione che le storie che una terra offre, se lette nella sua lingua originale, hanno molto di più da raccontare.
Ho cominciato con il grandioso progetto di Almudena Grandes, il racconto in sei volumi di episodi sconosciuti di quella interminabile tragedia che furono la guerra civile e la dittatura franchista: sconosciuti ma che raccontano di più e meglio quella terra calda, meravigliosa e sanguinante che non quelli della H maiuscola.

"Inès e l'allegria" è il primo capitolo della serie di sei romanzi (la Grandes è per ora arrivata al quinto, ma credo che il sesto sia in arrivo), e racconta della piccola invasione della Pirenaica valle di Aràn da parte di poche migliaia di combattenti comunisti esiliati in Francia; in occasione della caduta del dominio nazista nel territorio francese nel 1944. E' un episodio pressochè sconosciuto anche agli spagnoli stessi, sia per le dimensioni di per sè trascurabili rispetto alla tragedia della seconda guerra mondiale, sia perchè della balordaggine e del pressapochismo con cui fu programmato questo fallimento i comunisti spagnoli del dopoguerra e dell'esilio avevano ben poco di essere fieri, e non gli è parso vero di coprirlo col manto dell'oblio.

A fianco e sopra l'asse storico che racconta le beghe interne del PCE, le ambizioni di Jesùs Monzon e gli opportunismi politici della leggendaria Dolores Ibàrruri, ci sono le storie di coloro che di quella spedizione sciagurata sono stati le vittime: i combattenti, coloro che credevano in un'idea ed erano disposti a dare la vita per essa, giorno per giorno. Su tutti Galàn e soprattutto Inès che dà il titolo al libro. Il libro che racconta l'invasione di Aràn ma anche la vita successiva dei piccoli, degli ultimi che la hanno combattuta fino all'avvento della democrazia: una vita passionale e carnale come non mai, fatta di amori brucianti delle donne per i loro uomini e delle madri per i loro figli.
Perchè questo romanzo è spagnolo anche e soprattutto per questo. Perchè l'umanità di Inès e l'allegria è un grumo di carne e sangue, di passioni e di sentimenti non trattenuti in alcun modo, che niente hanno a che vedere con le manierate doppiezze delle nostre latitudini: passioni che incidono in modo decisivo anche sulla storia con la S maiuscola, sebbene molto spesso (anzi quasi sempre) si tenta di nasconderlo.

"La Historia inmortal hace cosas raras cuando se cruza con el amor de los cuerpos mortales".

E' il filo conduttore di tutto il romanzo. E' quello che Almudena Grandes ci vuole raccontare, è la celebrazione della rivincita della passione sulla razionalità. E' anche la ribellione di una spagnola femminista e di sinistra contro un cristianesimo dove tutto è proibito, dove tutto è catena, dove tutto è peccato.

In sottofondo si legge "L'allegria", che è l'aspettativa e la fede incrollabile nell'avvento di un mondo migliore, con la rivoluzione o meno, che da Karl Marx ai guiorni nostri benedice e maledice insieme l'anima di ogni comunista. Non importa quanti morti, non importano le sconfitte, non importa l'esilio. Il comunista è condannato a credere che oggi no, domani forse, dopodomani sicuramente, come diceva Giorgio Gaber. Il caso ha voluto che io leggessi questo libro insieme ad un altro grandioso affresco, stavolta della Polonia ebraica dell' ottocento: "I fratelli Ashkenazi" di Israel J. Singer. Anche lì le stesse rivolte, lo stesso sangue, la stessa allegria. E per la prima volta si capisce dove cercarlo quel trait d'union tra comunismo ed ebraismo, da dove viene quella fede incrollabile che suona tanto strana in una idea politica che fa del materialismo una bandiera, pur fondata da un ebreo tedesco. Quella che i comunista di tutto il mondo chiamano rivoluzione, prima si chiamava regno di Dio, si chiamava messia. Davvero c'è qualcosa di messianico nel senso ebraico del termine nel fiammeggiante carisma della immagine e delle parole di Pasionaria, di Dolores Ibàrruri.

La lingua. E' la prima volta dai tempi della scuola che leggo un libro in lingua originale, e devo dire che mi aspettavo molto da questa esperienza. Le aspettative sono state grandemente superate. Ho letto da qualche parte che una persona può vivere con poche centinaia di parole, ma che la letteratura di una lingua può contenerne decine di migliaia, in infinite sfumature. Credevo di parlar bene lo spagnolo, e di essere arrivato a capire quella terra anche attraverso la loro lingua. Sbagliavo. Fin dalla prima pagina il castigliano mi ha letteralmente aggredito con decine di parole, significati, sfumature semantiche ad ogni girar di pagina. E tutto questo mi ha fatto penetrare quel paese assai più in fondo di quello che potessi pensare. Per chi voglia conoscere un paese, è davvero importante impararne la lingua ed affrontarne la letteratura, se appena è possibile.

Quello che comincia con "Ines e l'allegria" è un progetto formidabile, che a partire da eventi a prima vista marginali di quella guerra interminabile tra la democrazia ed il franchismo, ci racconta un paese ma soprattutto i suoi uomini e le sue donne nella loro travolgente carnalità. Per chi ama la Spagna è qualcosa di esaltante: l'unico problema (per me davvero grave, e non lo dico da oggi) è la dimensione. E' molto difficile scrivere un romanzo di 750 pagine e pensare che servano tutte, ameno che non si sia Dostoevskij ed Almudena Grandes decisamente non lo è. "Ines e l'allegria" secondo me è molto più lungo di quanto avrebbe dovuto essere per essere perfetto.

Ma mi colpisce troppo al cuore perchè io lo consideri qualcosa di imperdonabile.

Espanol

Siendo este relato la primera contribución que doy a la que acabó siendo mi segunda tierra,
Es para mi imprescindible escribir algunas líneas en castellano sobre esta novela. Lo mejor
Sería que yo tradujera la versión italiana, la verdad es que ni me atrevo! Especialmente después
La clase de humildad que este libro me dio sobre la conciencia de ser dueño o menos del idioma..

Es necesario todavía subrayar como la tormenta de palabras con la cual tuve que enfrentarme entró
De derecho entre las cosas mas bonitas de mi vida de lector, llegando a llenar el sombroso hueco
Que iba formándose dentro de mi a medida que seguían pasando los anos después de mi vuelta a Italia.

La verdad es que la vida y la alma de un país laten en su idioma y en su historia, y para nada es lo mismo
Buscar la cultura de un pueblo entero a través de una traducción, por lo cuidada que pueda ser. Por
Esta razón estoy muy satisfecho con esta experiencia que voy a repetir en futuro, de manera especial empezando por
Los episodios de una guerra interminable, que se pone el objetivo de contar la actitud frente a la vida
De los españoles a través de la atormentada historia de este país durante el siglo veinte.
Hari SeldonHari Seldon wrote a review
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Rileggo quanto avevo scritto a proposito de “I pazienti del Dottor Garcia”, e mi rendo conto che in questo libro, scritto in precedenza, ritrovo i medesimi pregi e i medesimi difetti.
La Grandes è eccessiva, ridondante, potrebbe raccontare le stesse cose e creare le stesse emozioni con meno pagine. Ciò nonostante non è mai noiosa, le oltre 700 pagine del romanzo scorrono lievi, forse in qualche tratto le folle di personaggi e le loro storie accennate creano confusione, ma sono momenti brevi. Quello che le si perdona meno è la sua indulgenza, direi quasi la sua partigianeria per i “buoni” della storia. Per la Grandes i buoni sono anche capaci, belli, simpatici, intelligenti, dotati di senso dell’umorismo e capaci di amare e di farsi amare. I cattivi sono cattivi e basta. Anche quando, in qualche personaggio, si instilla una goccia di incoerenza – un buono disonesto, o un cattivo che avrebbe potuto essere un buono – il gioco ha vita breve, come se l’autrice svolgesse un compito a tavolino senza crederci davvero. Quindi da lettore hai solo due scelte: o dai fiducia al patto con l’autrice e ti lasci andare a credere in un mondo in cui la buona cucina era appannaggio dei democratici, oppure per tutto il libro sei attraversato da una sorta di fastidio simile a quello che non ti permette più di guardare un western anni ’50 con gli indiani cattivi.
Resta però il pregio – a mio avviso fondamentale – di questo libro, come de “I pazienti del Dottor Garcia”. Ovvero il coraggio, la forza e l’attenzione al rigore metodologico nel ricostruire una storia dimenticata, nascosta, offesa. Con un atto profondamente politico la Grandes recupera un pezzo della storia e della coscienza del suo Paese, cerca di liberarlo dalla polvere e lo rende raccontabile. Trova uno stile tutto suo nel mischiare la Storia con le storie, e in nessun momento ti viene di pensare che Ines sia veramente esistita, come in nessun momento ti viene il dubbio che i fatti storici raccontati non siano il frutto di una ricostruzione attenta e documentata. La Grandes ha il coraggio e la capacità di fare i conti con il passato del suo Paese, onesta nel dichiararsi di parte, attenta nel separare ciò che è documentato da ciò che è solo frutto della sua interpretazione. Una scelta che non è solo di stile, ma sembra soprattutto una scelta di cuore, dettata da un profondo amore per la sua terra e per la sua gente, e dall’incapacità di restare in silenzio di fronte alle ingiustizie del mondo. Per questo è bello e appassionante leggere questi libri, nonostante i difetti di cui ho già scritto.
giovannapanigadigiovannapanigadi wrote a review
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