Inganno
by Philip Roth
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"Con l'amante la vita quotidiana passa in secondo piano" scrive Roth ed esibendo tutta la sua abilità di brillante osservatore della passione umana, presenta in "Inganno" il mondo circoscritto dell'intimità adulterina con una schiettezza che non ha eguali nella narrativa americana. Al centro di "Inganno" ci sono due adulteri nel loro nascondiglio. Lui è uno scrittore americano di mezza età che vive a Londra, di nome Philip, lei è una donna inglese spigliata, intelligente e colta, compromessa da un matrimonio umiliante a cui, a poco più di trent'anni, è già quasi, a malincuore, rassegnata. L'azione del libro consiste nelle loro conversazioni, per lo più schermaglie amorose prima e dopo aver fatto l'amore. Questo dialogo acuto, ricco, scherzoso, inquisitorio, "che si muove" come scrive Hermione Lee "su una scala di dolore che va da un furioso sconcerto a una stoica gaiezza" è quasi l'unico ingrediente di questo libro, e l'unico di cui si senta il bisogno.

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DunjaDunja wrote a review
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Nood-LesseNood-Lesse wrote a review
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Sì, questa è la vita ed è un peccato distorcerla con della cattiva letteratura

Nel commento al lamento di Portnoy scrissi che Roth era il Franco Baresi della letteratura (sempre in lizza e mai premiato con il pallone d'oro). Leggereste gli stati d’animo e le impressioni di Kaiser Franz in merito alle sue partite più significative dalle giovanili alla Champions, passando per la cadetteria? Lo fareste senza essere tifosi del Diavolo? Ecco, credo che la lettura di questo libro sia indicata per coloro che abbiano letto e apprezzato tutto il Roth possibile e non ne siano ancora sazi. Il vero inganno è nei confronti del lettore. Segnatevi che SI TRATTA DI UN LIBRO SCRITTO SOTTO FORMA DI DIALOGO. Non è certo una commedia, semmai è il copione scartato di un film di Woody Allen, un libro piatto come la Pianura Padana, di una noia da film cecoslovacco (non ci sono i sottotitoli in tedesco, la protagonista è proprio ceca di nascita). In una commedia i personaggi sono introdotti in maiuscolo nel libro di Roth ogni volta bisogna capire chi sta parlando e chi risponderà: sarà lo scrittore squattrinato, sua moglie, la milf ceca, il marito inglese, Zuckerman oppure PHILIP in persona? La virata a meta-romanzo ha stroncato le mie resistenze residue già provate dall’immancabile, reiterata, trattazione della questione ebraica, questa volta basata sul parere, in merito, attribuito agli inglesi

– Quindi in realtà, alla fin fine, comportarsi con classe non aiuta granché rispetto al comportarsi a livello di mercato rionale, quando si tratta di un ebreo. A meno che quest'uomo non possegga dieci milioni di sterline e non sia capitano di una squadra di cricket, in pratica qualunque manifestazione di attività sociale da parte di un ebreo tende a far diventare ipersensibili gli altri. Rende «nervosa» la gente.

Si salva una divertente disquisizione sull’adulterio costruita sul modello di Madame Bovary di Flaubert

– Dicevo sempre ai miei studenti che non c'è bisogno di tre uomini per passare attraverso tutto il calvario che percorre lei. Di norma uno basta e avanza sia nella parte di Rodolphe che in quella di Leon e poi di Charles Bovary. Prima il rapimento e la passione… Poi col tempo…

Perché proprio l’adulterio in letteratura (la vita è sempre una forma leggermente distorta di letteratura secondo Roth) sarebbe il tema principale di questo esperimento letterario di cui da lettore mi sono sentito cavia e non fruitore.
Non ero a San Siro quando ritirarono la maglia di Baresi, non tifo Milan, non sono il tipo di lettore che può apprezzare una pubblicazione come questa.
TatuTatu wrote a review
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PiperitapittaPiperitapitta wrote a review
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Deception

«- È stata un’esperienza strana leggerlo, molto strana. Perché non avevo dubbi su quali parti fossero state scritte solo per me. Magari mi sbagliavo, eppure non avevo dubbi. E non ne avevo neanche su quali pezzi invece non mi riguardassero, forse li riconoscevo meglio ancora degli altri.
- Sono sicuro che non ti è sfuggito niente di tutto questo. D’altronde quella era la nostra vita, così come io pensavo che avrebbe potuto essere. La nostra vita, anche.
- L’avevo capito. Sì, l’avevo capito. È una storia così strana.
- Lo so. Nessuno ci crederebbe.»


Cercavo Janet Hobhouse fra le pagine di questo breve romanzo, e l’ho trovata (inequivocabilmente lei - «E dov'è il mio libro? - Quale libro? - Il libro dove ci sono dentro io. Quello mi va a genio. - Mia cara, dovrai fare qualcosa di interessante che io possa ficcarci dentro. - Lo sto facendo. Probabilmente sto morendo.»), ma ho trovato anche quel fottutissimo genio di Philip Roth che, spiazzando tutti, con un gioco di specchi e alter ego, di rimandi autobiografici e un taccuino sul quali il protagonista con il suo nome annota i dialoghi che gli serviranno per scrivere uno dei suoi romanzi (in realtà precedentemente scritto e pubblicato, [book:La controvita|10146646]), riesce a ingannare tutti, forse persino se stesso, protagonista nudo e mascherato del gioco di finzione più vero che c’è.

E poi, le solite irresistibili, istruttive e interessanti riflessioni sull'ebraismo e sull'essere ebrei:

«Sono stato ad ascoltarlo per una buona mezz'ora, poi ho deciso che aveva bisogno di una piccola lezione di storia. Gli ho detto: «Tuo padre, all'inizio del secolo, aveva tre scelte.
Uno: sarebbe potuto rimanere con la nonna nella comunità ebraica in Galizia. E, se fosse rimasto, cosa sarebbe successo? A lui, a lei, a te, a me, a Sandy, alla mamma, insomma a tutti noi? Pkay, questo era il numero uno: saremmo finiti tutti in cenere.
Numero due. Sarebbe potuto emigrare in Palestina. Tu e Sandy avreste combattuto contro gli arabi nel 1948 e, se anche uno di voi non si fosse fatto addirittura ammazzare, di sicuro qualcuno ci avrebbe rimesso almeno un dito, un braccio, un piede. Nel 1967, io avrei combattuto la Guerra dei sei giorni, e almeno un piccolo "shrapnel" me lo sarei beccato. In testa, per esempio, con il risultato di perdere la vista da un occhio. I tuoi due nipoti avrebbero combattuto in Libano e, be', tanto per non esagerare, immaginiamo che solo uno di loro due ci avrebbe lasciato le penne. Questo per quanto riguarda la Palestina. La terza possibilità che gli rimaneva era quella di venire in America. Ed è quello che ha fatto. E qual è la peggior disgrazia che può capitarci, qui in America? Che tuo nipote sposi una portoricana. O vivi in Polonia e subisci le conseguenze del fatto di essere un ebreo polacco, o vivi in Israele e subisci le conseguenze di essere un ebreo israeliano, oppure vivi in America e subisci le conseguenze del fatto di essere un ebreo americano. Dimmi tu quale preferisci. Dimmelo, Herm.» «Okay, - ha ammesso lui - hai ragione, hai vinto! Non dico più niente!».
AnnalisaAnnalisa wrote a review
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