Inni Orfici
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Delle molte opere che la tradizione mistica ascrive a Orfeo ci sono giunti 87 brevi componimenti poetici in esametri che sono noti col nome di Inni Orfici. Gli Inni che presentiamo si affiancano alle altre opere della letteratura orfica, per esempio i Litica e gli Argonauta, e forniscono ulteriori e... More

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marinafmarinaf wrote a review
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" Pensavo a quel gelo, a quel vuoto che avevo traversato e che lei si portava nelle ossa, nel midollo, nel sangue. Valeva la pena di rivivere ancora? Ci pensai e intravvidi il barlume del giorno. Allora dissi ' sia finita ' e mi voltai . "
Così cantano i versi splendidi di Cesare Pavese che ci portano dentro il mito di Orfeo. Versi nei quali sostare per interrogarli o semplicemente per lasciarsi pervadere da quel loro suono che pur cantando la fragilità umana, ci rendono più leggero il sentire. Così dentro le Metamorfosi di Ovidio, quel libro inesauribile ed interminabile, letto mai abbastanza. " Le Metamorfosi vogliono rappresentare l'insieme del raccontabile tramandato dalla letteratura con tutta la forza d'immagini e di significati che esso convoglia, senza decidere - secondo l'ambiguità propriamente mitica - tra le chiavi di lettura possibili. ( Italo Calvino ) Così dentro quell'antica terra di Tracia, misteriosa ed immaginifica dove Orfeo nacque. Così dentro l'apollineo ed il dionisiaco, nella conflittualità di vivere e sentire, tra Eros e Logos,in quella lacerazione di quell' uomo che scese nel regno dei morti e che cantò l'inesprimibile e l'indicibile. Nella notte della vita e dell'anima, sfidando l'oscurità.
Il suo canto placò ed intenerì gli animi più crudeli. Caronte, Cerbero, Ade, Persefone furono toccati dalla melodia del suo suono. Il suo corpo dilaniato dalle Menadi continuò comunque a cantare; la sua testa sorretta dalla lira, continuò a galleggiare fino a che... Poi le diverse versioni del mito, tutte suggestive e tutte da percorrere. Ma a me piace immaginare e soffermarmi sulla costellazione della Lira, riconoscerla nei cieli limpidi di inizio estate puntando lo sguardo su Vega. Perdermi in quella versione del mito che parla di musica e di poesia, di quella impossibile o difficile compenetrazione degli opposti ai quali Orfeo sacrificò la vita. Perdermi in quei tentativi tutti umani di rappresentare il mondo. In quelle prime teogonie che hanno cercato di individuare il cammino dell'uomo. E ascoltare ancora una volta quei versi di immutata bellezza di Ranier Maria Rilke . ( Sonetti a Orfeo / IX )


" Solo chi già alta levò la lira
anche tra le ombre
può nel presentimento trarre
lode infinita.

Solo chi ha gustato coi morti
il loro papavero
anche il suono più lieve
mai riprenderà.

A noi anche s'offuschi spesso
il riflesso nello stagno:
Sappiamo l'immagine.

Solo nel doppio regno
divengono le voci
eterne e dolci.

Toccato il cuore, l'anima e la mente, lo sguardo può aprirsi a quel doppio regno. Si ferma sul dipinto di John William Waterhouse, ( le ninfe ritrovano la testa di Orfeo ),si apre alla musica di Claudio Monteverdi e a quella di Igor Stravinskij. Ricelebra le parole visionarie di Dino Campana. Sulle infinite suggestioni che il mito di Orfeo ha da sempre esercitato su molti artisti.
Non ci è dato sapere se questi inni siano stati realmente partoriti della penna di Orfeo. A me piace riceverli come dono del Tempo, carichi di quella caducità umana che si è affidata alle parole per tramandarsi.

" Chiunque sia istruito in fatto di poesia sa che rimangono degli inni di Orfeo, che ciascuno di essi è molto breve e che tutti insieme non sono un gran numero. I Licomedi li sanno a memoria e li cantano nel celebrare i loro riti. Per l'eleganza dei versi essi avranno il secondo posto dopo gli inni di Omero, ma di maestà divina ne hanno anche più di quelli ". ( II sec d.C )

Scegliere un inno tra tutti quelli contenuti nel libro è quasi impossibile. Sono tutti molto belli.
Ma forse questo.

Alla notte

" Celebrerò la Notte madre degli dei e degli uomini,
la Notte, origine di tutto, che diremo anche Cipris.
Ascolta, o dea beata, che nell'ombre risplendi con scintillio
di stelle
e della quiete ti compiaci e dei placidi sonni profondi,
o gioioso piacere, o madre dei sogni, che di vegliar ti diletti,
tu fai cessare gli affanni e porti la dolce fine dei mali,
tu doni il sonno, o amica di tutti, che nelle notti conduci
i tuoi brillanti cavalli;
o incompiuta, che sei terrena e pur anche celeste
e danzando di nuovo ritorni alle tue aeree sedi,
tu mandi sottoterra la luce e riprendi a fuggire
nell'Ade, chè la terribile Necessità tutto governa.
Ora, o Notte beata e felice, da tutti bramata,
o generosa, che delle nostre preghiere il suono supplice
ascolti,
benevola vieni e i notturni terrori allontana."

Un libro che non si chiude, ma che continua ad aprirsi e a domandarci. Non c'è un punto a queste mie parole ma solo un costante re-inizio. Un camminare intorno e attraverso.
Un danzare anche. Così:)
youtube.com/watch?v=cyC4X6aGn_M



GalvanoIGalvanoI wrote a review
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Falco Falco wrote a review
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VialearturoVialearturo wrote a review
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