Intanto anche dicembre è passato
by Fulvio Abbate
(*)(*)(*)( )( )(22)
Nell'autunno del 1961, in una Palermo dove i furori locali si propongono come una favola dantesca e il miraggio è una Parigi immaginata come un manifesto a colori, uno strano personaggio, zio Hitler, si trasferisce in casa Abbate per imbiancare le pareti dell'appartamento dove al piccolo Fulvio dà r... More

All Reviews

6
DediDedi wrote a review
44
(*)( )( )( )( )
Intanto pensavo: "Che mi vuoi dire?"
E ci risiamo! Ecco che rispunta il "E' inutile, io e gli scrittori italiani siamo come l'acqua e il fuoco".
Una lettura sconcertante fin dall'inizio: prima per la presenza di uno strano zio, che mi ha lasciato molto perplessa, ma che pure mi ha spinto a chiedermi dove volesse andare a parare e quindi, in un certo senso, ha incentivato la lettura.
Poi però lo sconcerto è aumentato e la colpa non era più dello zio, ma della storia in sé, che mi ha messo letteralmente in crisi, non bastasse il periodo impegnativo della fine anno scolastico.
Leggere è diventato sempre più difficile: la stanchezza da una parte, il non senso (per me, sia chiaro!) di ciò che leggevo. Non nego che a più riprese son stata tentata di mollare, ma poi ho voluto proseguire e no, non ho avuto il disvelamento; la crepa nel muro, di montaliana memoria, non mi si è offerta alla mente.
Questi gli aggettivi che associo al libro, alcuni - pochissimi - denotativi, i più connotativi: surreale, malinconico, furbo, vario (nello stile, ora semplice ora elaborato), insensato, fastidioso, pericoloso (per il tono leggero, almeno a me è sembrato così, con cui è stato affrontato un tema di per sé molto delicato), paradossale.
Alla fine della lettura son rimasta con una domanda molto antica: cui prodest? Per la quale ho una sola chiara, certa risposta: a me no di certo.
Concedetemi, il periodo è quello giusto, di emettere un giudizio di solenne bocciatura.
P.S. C'è anche un'altra possibilità: che sia io quella inabile a capire il senso del libro. Doveroso mettere in campo, dunque, una seconda ipotesi, ossia che sia io meritevole di una bocciatura.
marco iznermarco izner wrote a review
01
(*)(*)(*)(*)( )
Premetto che adoro Fulvio Abbate, cerco sempre di seguirlo in ogni cosa che fa, guardo Teledurruti che nella maggior parte dei casi è qualcosa di geniale, talvolta compro anche "Il garantista" per poter leggere qualche sua riga. Detto ciò, mi rendo conto di essere stato il più stolto degli stolti fino a pochi giorni fa. Questo perché, malgrado tutta la stima, non avevo mai letto un suo romanzo. E a chi dovesse ritrovarsi nelle mie stesse misere condizioni, consiglio "Intanto anche dicembre è passato" per cominciare la sua avventura narrativa insieme al mitico Marchese.
Questo romanzo, ingiustamente snobbato dallo Strega, ma che per fortuna ha ricevuto perlopiù critiche entusiaste, è quasi una dichiarazione di poetica.
Lo scrittore siciliano, sempre più addentro alla sua crociata in nome di quella fantasia della quale la cultura italiana è stata derubata a tradimento, riporta sulla pagina un racconto infantile che, nonostante il dichiarato autobiografismo, fa dell'ironia e degli elementi visionari il suo punto di forza. Una scrittura-fiume che ci riporta nella Palermo degli anni Sessanta, indissolubilmente legata a una Parigi sognata, mitizzata e poi amata.
Uno sguardo intelligente, unico: condensato in un romanzo familiare che ovviamente è molto di più. Sembrerà retorico dirlo, e forse al Marchese non garberebbe, ma questo libro è "libero"; e alla letteratura, come all'arte tutta, non si può chiedere di più.
_______________________________________________________________

Altre due parole sul Marchese, comparse sul Mucchio di Gennaio 2015:

Con colpevole ritardo, poniamo la nostra umile attenzione sul libro di Fulvio Abbate, dai peculiari tratti fantasiosi; che secondo il Marchese sono ormai assenti nell'odierna cultura nostrana.
Siamo nella Palermo dei primi anni Sessanta; gli occhi del piccolo Fulvio si posano sul misterioso zio Hitler, appena giunto in casa Abbate, nella quale vive anche un Ettore Majorana in incognito.
In Intanto anche dicembre è passato, la narrazione è sospesa tra quella del bambino protagonista e il narratore adulto: l'autobiografismo cede il passo all'impostura romanzesca, incarnata dalla figura millantatrice della madre Gemma.
Un romanzo che si fa filo diretto tra la Sicilia e Parigi, meta sognata e poi raggiunta, nel quale il realismo non rinuncia ad accenti visionari e ironici.
Un gioiello quasi necessario.