Intoccabili
by Marco Travaglio, Saverio Lodato
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La mafia esiste ancora? E, soprattutto, la si combatte ancora? E come? Questolibro ripercorre la storia di una partita mortale: dagli anni '80, quando unpugno di magistrati (Falcone e Borsellino tra gli altri) inventarono il "pool"e misero in crisi Cosa Nostra, alle stragi che li fermarono... More

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PaperellaPaperella wrote a review
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non perchè non meritasse
semplicemente non è il momento...
ZimoZimo wrote a review
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"Les liaisons dangereuses"
Impossibile sintetizzare in poche righe la lunga parabola della storia della mafia (dalle origini ad oggi) e delle "liaisons dangereuses" che alcuni esponenti politici hanno intrattenuto con boss mafiosi di spicco: la materia è complessa ed il materiale quantitativamente titanico.
Credo però doveroso evidenziare alcuni passaggi e motivi ricorrenti nella storia della mafia (e quindi nel testo): la metodologia del pool (avviata da Rocco Chinnici, perfezionata da Falcone e Borsellino, ripresa da Caselli dopo la stagione stragista del '92-'93); gli "specialisti delle carte a posto" (pletora di ambigui personaggi che, aggirandosi per le stanze dei palazzi di giustizia italiani, sono autentici maghi del cavillo e della procedura, sempre pronti a depistare, mettere a tacere, annullare, invalidare ed infine archiviare); le fughe di notizie e i falsi pentiti (potente strumento per l'invalidazione o il depistaggio programmato); la stampa strumentale (che mette in atto autentiche campagne diffamatorie); l'ingerenza della politica (in quanto spesso parte interessata, se non in causa, nelle indagini).
Encomiabile il palese intento degli autori: cercare di far parlare le carte (ossia sentenze e motivazioni annesse, verbali, trascrizioni di intercettazioni ambientali, rapporti di polizia, ecc.), avvicinando così il lettore/cittadino all'oscuro rito della giustizia in Italia; un rito con il suo gergo tecnico non sempre di facile comprensione per i non addetti ai lavori.
Le implicazioni di quanto esposto nel testo (o forse sarebbe meglio dire nei testi, intendendo appunto le "carte") non sono unicamente penali, ma anche politiche ed infine storiche. Illuminante al riguardo un passaggio delle motivazioni della sentenza per l'omicidio Mattarella a carico del senatore Giulio Andreotti: «I fatti che la Corte ha ritenuto provati dicono, comunque, al di là dell'opinione che si voglia coltivare sulla configurabilità nella fattispecie del reato di associazione per delinquere, che il sen. Andreotti ha avuto piena consapevolezza che suoi sodali siciliani intrattenevano amichevoli rapporti con alcuni boss mafiosi; ha quindi, a sua volta, coltivato amichevoli relazioni con gli stessi boss; ha palesato agli stessi una disponibilità non meramente fittizia, ancorché non necessariamente seguita da concreti, consistenti interventi agevolativi; ha loro chiesto favori; li ha incontrati; ha interagito con essi; ha loro indicato il comportamento da tenere in relazione alla delicatissima questione Mattarella, sia pure senza riuscire, in definitiva, a ottenere che le stesse indicazioni venissero seguite; ha indotto i medesimi a fidarsi di lui e a parlargli anche di fatti gravissimi (come l'assassinio del presidente Mattarella) nella sicura consapevolezza di non correre il rischio di essere denunciati; ha omesso di denunciare le loro responsabilità, in particolare in relazione all'omicidio del presidente Mattarella, malgrado potesse, al riguardo, offrire utilissimi elementi di conoscenza.
Di questi fatti, comunque si opini sulla configurabilità del reato, il sen. Andreotti risponde, in ogni caso, dinanzi alla Storia, così come la Storia gli dovrà riconoscere il successivo, progressivo e autentico impegno nella lotta contro la mafia, [...] impegno che ha in definitiva compromesso, come poteva essere prevedibile, la incolumità di suoi amici e perfino messo a repentaglio quella sua e dei suoi familiari e che ha seguito un percorso di riscatto che può definirsi non unico (si ricordi la, già riportata, pagina dell'atto di appello nella quale efficacemente si tratteggia la parabola dell'eroico presidente Mattarella e il passaggio graduale dalla sottovalutazione del fenomeno mafioso alla lotta aperta allo stesso)».
Ritengo sia un libro che ogni cittadino italiano debba leggere, anche se il testo non è di così facile lettura e comprensione.
Nota: gli autori, benché tentino di nascondersi dietro i testi delle sentenze e dei verbali, non sono completamente imparziali. Personalmente credo che nessuno possa esserlo integralmente.
countingcrow76countingcrow76 wrote a review
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DevilsQueenDevilsQueen wrote a review
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Recensione di Melly25:

Era da tanto che non mi immergevo anima e corpo in un bel librone sulla mafia. Questo testo mi ha però lasciato l'amaro in bocca più del solito, e non solo perchè racconta una triste realtà, ma perchè mi ha dato altri occhi per leggere delle cose che già conoscevo. Con ciò non voglio dire che le cose che dicono Lodato e Travaglio siano per me oro colato, non sia mai! ma posso esaminarle da un'altra prospettiva. Questo libro, quindi, mi darà molto lavoro, dovrò riflettere, fare ricerche più approfondite, sia leggendo altri libri che consultando i giornali. D'altronde è proprio quello che mi piace fare!
Mano a mano che procedevo nella sua lettura una sensazione mi attanagliava, la sensazione di dover sempre leggere tra le righe. La verità (ammesso che ne esista una) sembra essere sempre il contrario di quello che appare, di quello che ci raccontano. Travaglio e Lodato sembra vogliano darci 'occhiali' nuovi, ma questi non saranno mica più appannati degli altri?! Spero di no, anche perchè per quanto riguarda l'attendibilità del centro nodale del testo, e cioè la spiegazione del perchè 'la mafia è al potere', gli autori si limitano a far parlare le sentenze. Il problema vero nasce dall'interpretazione che di queste sentenze hanno fatto i media e quindi della non conoscenza di argomenti che per noi italiani sono di vitale importanza. O meglio, che dovrebbero esserlo.
L'informazione è distorta perchè è fatta da persone corrotte, così come corrotti sono i politici. Tutto è nauseante, triste e inelluttabile a meno che... qualcuno non ci faccia scorgere un pò di luce. Nella pregevole introduzione di Paolo Sylos Labini forse s'intravede il modo:"E' l'informazione particolareggiata dei fatti che dà coraggio. Solo la verità può rendere liberi quanti oggi non vogliono essere servi, ma finiscono per esserlo inconsapevolmente, col torpore rassegnato che li paralizza".
Con questo libro ho ritrovato la voglia di scrivere e di ricercare ed anche uno spunto per una nuova, futura tesi (sempre che decida di rimettermi a studiare!)
Ma anche la voglia di gridare: "No, con la mafia non voglio convivere! Contro la mafia voglio continuare la mia battaglia!"

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