Italia odia
by Roberto Curti
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Forse nessun altro genere all'interno del cinema popolare italiano ha saputo convogliare gli umori e le paure del paese come il poliziesco. Questo saggio ne ripercorre la storia, dall'immediato dopoguerra a esempi recentissimi come "Romanzo criminale" di Michele Placido, e con particolare attenzione agli anni '70, quando l'exploit commerciale di "La polizia ringrazia" apre la strada a un nugolo di epigoni e variazioni sul tema: le contaminazioni con il film di mafia, le derive comiche, l'ibridazione con la sceneggiata napoletana. Malvisto dalla critica, che lo bolla con il termine spregiativo di "poliziottesco", il filone ha però il merito di mettere in scena la realtà del tempo. Dietro alle storie di eroici commissari "di ferro" e spietate "belve col mitra", emerge l'immagine di un'Italia inquieta, segnata dal '68 e sconvolta da atti di violenza, conflitti sociali e spinte eversive. Ma le vicende del poliziesco italiano consentono anche di seguire il percorso di un'industria cinematografica sull'orlo del collasso, fino alla resa allo strapotere catodico negli anni '80: il poliziesco emigra sul piccolo schermo, mutando pelle e segnando in maniera indelebile l'evoluzione della fiction televisiva fino ai nostri giorni.

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VittorioCVittorioC wrote a review
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(2006)
Nel corso della stagione cinematografica '70-'71, e ancor più in quella '71-'72, una folta schiera di giudici parziali, di commissari fascistoidi, di poliziotti violenti, di procuratori sospettabili, di carcerieri sadici, di avvocati imbroglioni e di cittadini vessati è apparsa sui nostri schermi. E' nato il Poliziottesco, il filone popolare per eccellenza degli anni '70, prima della grande crisi che colpisce l'industria cinematografica del nostro paese negli anni '80. E' una variante degli Spaghetti Western o, meglio, un mutar pelle del genere, la visione dell'Italia contemporanea come Far West. Il genere nasce e si sviluppa dal cinema di impegno civile e dal poliziesco metropolitano statunitense (il braccio violento della legge, Bullitt e Ispettore Callaghan: il caso Scorpio è tuo!).

Disprezzato dalla critica marxista, amato dal pubblico proletario e sottoproletario (un curioso paradosso), il poliziottesco ha permesso per l'ultima volta al nostro cinema di essere competitivo a livello internazionale. I suoi eroi sono registi dal solido mestiere come Fernando di Leo (Milano calibro 9, La mala ordina, Il poliziotto è marcio), Enzo Gerolami Castellari (La polizia incrimina, la legge assolve, Il cittadino si ribella, Il grande racket), Umberto Lenzi (Milano odia: la polizia non può sparare), Stelvio Massi (Il commissario di ferro); Maurizio Merli, il commissario per antonomasia del nostro cinema, Luc Merenda e attori della passata stagione degli spaghetti western come Franco Nero e Tomas Millian. Senza dimenticare le metropoli: Milano, Roma, Napoli e, soprattutto, Genova, la vera capitale del poliziesco italiano.

La brusca scomparsa dei polizieschi dagli schermi italiani nei primi anni '80 è l'inevitabile conseguenza della morte del cinema italiano medio (non solo, per quel che mi riguarda). Il collasso di un intero sistema produttivo, la moria delle sale cinematografiche, soprattutto di quelle di seconda e terza visione, lo strapotere della televisione che ha coseguenze disastrose sui modi di produzione e sui contenuti. Il cinema di genere in Italia non esiste più, adesso ci sono i Virzì, per questo ho letto questo libro di Roberto Curti con un misto di nostalgia e rassegnazione per una stagione felice e irripetibile del nostro cinema che non ternerà più.
Lack00Lack00 wrote a review
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