Jane e i fantasmi di Netley
by Stephanie Barron
(*)(*)(*)(*)(*)(54)
Netley, costa di Southampton, autunno 1808. Jane sta ammirando le rovine abbandonate dell'abbazia di Netley, quando viene raggiunta da un personaggio sconosciuto che, avvolto in grande mantello, le consegna una missiva e si dilegua. Si tratta di un messaggio di Lord Harol Trowbridge, funzionario di Sua Maestà e amico di vecchia data di Jane, che le assegna una pericolosa missione: dovrà contattare e ottenere le confidenze di una sospetta spia francese: la bella vedova Sophia Challoner, donna misteriosa e intrigante, che al momento si trova ospite proprio nella pensione di Netley. Quando, di lì a poco, una fregata della Marina viene data alle fiamme nelle acque di Southampton e il maestro d'ascia è trovato ucciso con la gola tagliata, Jane capisce che il pericolo è più vicino di quanto lei pensasse. È solo l'inizio di una guerra clandestina, scandita da morte e terrore, per fermare la quale Jane dovrà mettere in gioco tutto, persino la sua stessa vita e quella dei suoi cari, in nome della salvezza del suo Paese.

All Reviews

12
stefania_bstefania_b wrote a review
00
(*)(*)(*)( )( )
Silvia MarcaurelioSilvia Marcaurelio wrote a review
00
(*)(*)(*)(*)( )
La settima indagine della fortunata Serie "Jane Austen Misteries" di Stephanie Barron si apre con un misterioso incendio e una morte apparentemente inutile. Tra coincidenze sospette e loschi individui che s'intrecciano nelle spire di un complotto epocale; un pericolo reale che minaccia la sorte di una guerra e, con essa, il destino stesso dell'Inghilterra. Siamo alla fine Ottobre del 1808, a Castle Square — nei pressi di Southampton —, luogo dove Jane decide di trascorrere un po' di tempo con i due nipoti Edward e George, figli del fratello maggiore, con l'obiettivo di risollevarne gli animi, in seguito al grave lutto che li ha da poco privati della madre Elizabeth; deceduta improvvisamente il 17 Ottobre, a poche settimane di distanza dalla nascita dell'undicesimo figlio. Sulla scena riappare l'affascinante, ormai noto, Lord Harold Trowbridge, il Furfante Gentiluomo, giunto a Southampton per indagare sui misteriosi fatti accaduti e sul sospetto complotto che coinvolge la bella vedova Sophie Challoner, nuova affittuaria di Netley Lodge — una grande residenza a due passi dall'omonima, quanto gotica, Abbazia. Jane si trova, suo malgrado, coinvolta nell'indagine su precisa richiesta di Lord Harold, il quale, conscio delle capacità di lei, conta sulla sua discrezione, sul suo talento innato per l'osservazione e sull'intuito che, già in precedenza, sono stati fondamentali per la risoluzione degli enigmi. Ma questa volta, il pericolo peggiore è in agguato. Mrs Challoner, dietro le tende di Netley Lodge, incontra loschi figuri dall'identità nascosta; l'unico individuo che Jane riconosce è un giovane americano, Mr Ord, visto poco tempo prima in abiti ed atteggiamenti assai più modesti, ma la presenza più fosca è avvolta in un mantello scuro, senza volto e padrona di una lingua incomprensibile. Spronata dalla missione affidatagli da Lord Harold, Jane si arrischia verso Netley, conosce Mrs Challoner che si presenta in tutta la sua bellezza ed affabilità; Nel complicarsi degli eventi, tra riferimenti biografici ed invenzione, Jane si addentra in una trama sempre più fitta che la conduce in situazioni di pericolo inattese. Al centro della girandola di eventi c'è sempre lei, Mrs Challoner, spigliata e sorridente, eppure altrettanto sospetta. L'intuito di Jane avverte subito l'incoerenza del suo comportamento e ciò la convince ad approfondire la conoscenza, ad osare domande chiave per indurre la vedova ad un passo falso, come Lord Harold le ha chiesto, ma anche — ne siamo convinti — per semplice onore alla sua innata curiosità.E la sua curiosità la porta ad un passo dall'inesorabile, una sorta di presagio la rende più ardita contro la sua volontà, eppure non coglie il motivo di quell'innaturale incoscienza. Forse perché gli eventi, stavolta, sono tanto più grandi di lei? Lord Harold è lì al suo fianco, anche se nell'ombra, Jane ne avverte ormai la presenza costante per quel dialogo — non oserebbe dirlo per la sconvenienza che comporta — di salda complicità che si è stabilito tra loro da tempo, eppure, una paura mai provata prima s'intreccia alle tribolazioni dell'animo...
HermioneGinnyHermioneGinny wrote a review
00
(*)(*)(*)(*)(*)
Spoiler Alert
Settima indagine di Jane Austen.
Southampton, 1808. Jane, rattristata dalla morte della cognata Elizabeth, cerca di tenere occupati i due nipoti maggiori visitando le rovine di un'antica abbazia. Viene avvicinata da un uomo misterioso, che le consegna una lettera di Lord Harold. Durante l'incontro il Furfante Gentiluomo chiede a Jane di aiutarlo a smascherare Sophia Challoner, bellissima vedova e probabile spia dei francesi. Jane è divisa tra il rispetto per una donna così diversa da lei, ma che sente vicina per la sua voglia di libertà, e l'affetto per Lord Harold...

Il mystery in sé non ha una vera spiegazione, ma questa mancanza passa in secondo piano, perché non si può non essere straziate dal finale. E se ha spezzato il mio cuore, figuriamoci quello della povera Jane! Un amore mai detto, trattato con pudore, ma sempre lì a ricordarci che oltre le convenienze sociali, oltre i balli e le mussole, c'è qualcosa per cui sognare e sperare.

* "Tua zia Cassandra ha scritto che Brook-John sta benissimo. Non era la sua voce quella che hai sentito, Edward, e non era neppure il lamento di tua madre. Devi immaginarla libera da ogni preoccupazione e da ogni sofferenza. Devi immaginarla... felice." Bevuta tutta l'acqua, Edward restituì la tazza in silenzio. Mi era impossibile credere che le mie parole lo avessero persuaso. La gioia di sua madre era sempre stata la famiglia. Com'era possibile che ora Lizzie, separata da tutti coloro che le erano cari, trovasse sollievo nel Signore? "Credere che sia così sembra quasi crudele", commentò Edward.
* Mia cara Jane, se non avete ancora capito che amo un'unica donna al mondo, allora non abbiamo più niente da dirci.
* "Jane..." "Vostra Signoria..." Lord Harold sorrise a fatica, arcuando a malapena le labbra, il viso sofferente, imperlato di sudore. "Piangete, mia cara? È uno spreco. Avrei dovuto sposarvi anni fa." Baciai la sua mano fredda, sentendomi soffocare, incapace di parlare, con il cuore che batteva all'impazzata. "Dovete tentare, Lord Harold! Dovete guarire!" Spalancò gli occhi grigi, scrutandomi limpidamente in viso. "Promettetemi... che scriverete... Eroina..." "Cos'è mai la scrittura in confronto alla vita, Vostra Signoria?" "Tutto ciò che abbiamo. Sciocca, Jane... Sciocca..." "No, amore mio..." Era già andato.