Kafka sulla spiaggia
by Haruki Murakami
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Un ragazzo di quindici anni, maturo e determinato come un adulto, e un vecchio con l'ingenuità e il candore di un bambino, si allontanano dallo stesso quartiere di Tokyo diretti a Takamatsu, nel Sud del Giappone. Il primo, che ha scelto come pseudonimo Kafka, è in fuga dal padre, uno scultore geniale e satanico. Mentre il secondo, Nakata, fugge dalla scena di un delitto nel quale è stato coinvolto contro la sua volontà. Seguendo percorsi paralleli, che non tarderanno a sovrapporsi, il vecchio e il ragazzo avanzano nella nebbia dell'incomprensibile, schivando numerosi ostacoli, ognuno proteso verso un obiettivo che ignora ma che rappresenterà il compimento del proprio destino. Inquietante, avvincente e visionario, Kafka sulla spiaggia è il romanzo che consacra Murakami come uno dei piú grandi narratori contemporanei.

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Manuela OldaniManuela Oldani wrote a review
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Il mio primo approccio con Murakami Haruki è stato il più soft possibile con "Norwegian Wood", lo scorso anno, romanzo che ho amato moltissimo. Sapevo però che il "vero" Murakami era assai diverso, surreale, spiazzante, e quindi ho atteso con ansia il primo dell'anno, momento in cui mi ero ripromessa di affrontare un suo secondo romanzo. Ho scelto uno dei più famosi in assoluto, "Kafka sulla spiaggia", ben consapevole di quanto sia rappresentativo delle caratteristiche più spiccate dell'autore e, per questo, l'ho affrontato con una certa ansia. Ansia di delusione e da prestazione, perché c'è sempre anche la vocina che dice "non sei abbastanza sveglia per capirlo".
Risultato finale: il romanzo mi è piaciuto, non quanto "Norwegian Wood", purtroppo, ma mi è piaciuto.

E' un romanzo difficile di cui parlare, un romanzo in cui tutto torna ma non tutto è spiegato, in cui molte cose succedono senza che il lettore sappia chi sta facendo cosa e quando e perché. Mancano dei tasselli nel puzzle: si intuisce alla fine il disegno globale ma i dettagli, in alcuni casi, restano nell'oscurità. E' frustrante, per cui capisco che ad alcune persone questo romanzo sia andato proprio di traverso, ma a me in questo caso non è dispiaciuto poi tanto.

E' una storia sicuramente ricca di situazioni assurde e di elementi sovrannaturali, a cui in alcuni casi si può dare un'interpretazione simbolica, ma non sempre, o almeno non sempre è così semplice. Il paragone più azzeccato che mi viene in mente tra Murakami e la realtà è il racconto onirico: in un sogno tutto sembra reale e ha un senso nel momento in cui accade, ma riandando ad analizzare gli elementi a posteriori, con sguardo razionale, alcune cose hanno ancora un loro significato e una coerenza più o meno esplicita, ma altri dettagli e accadimenti ci rimangono misteriosi. Ecco, questo romanzo è così e forse è così che va letto: non con l'intelletto e la razionalità, ma con la parte più fantasiosa ed emotiva di noi, con la mente sognatrice.

Questo non vuol dire che l'intelletto non trovi pane per i suoi metaforici denti. Il romanzo è ricco di riferimenti letterari e artistici, si parla di musica classica, poesia, pittura e filosofia. Ci sono numerosi riferimenti letterari più o meno espliciti che è consigliabile approfondire per comprendere un pochino, se si ama questo scrittore.

E' a mio parere uno di quei romanzi di cui è bello discutere con altre persone che l'hanno letto, perché di interpretazioni possono essercene tante e infatti ho goduto molto nel guardarmi un tot di video su Youtube di analisi dell'opera con interpretazioni, osservazioni personali, ricostruzioni e simili. Molto molto interessante, perché nessuna opinione va a intaccare la propria, che ci si è fatti leggendo, ma tutto arricchisce il disegno globale e quei "buchi", lasciati appositamente dall'autore, si riempiono di mille intrecci dorati di supposizioni ed emozioni in una particolare forma di kintsugi.

E per chi non l'ha mai letto come si può dire che genere di libro sia? E' un romanzo in cui diversi personaggi diversissimi tra loro sono uniti in un destino condiviso di cui non sono nemmeno consapevoli, ma che percorrono fino in fondo. E' il viaggio fisico e spirituale di un ragazzo quindicenne che, come nelle più classiche tragedie greche, affronta l'indicibile e arriva fino alle porte dell'oltretomba per diventare l'uomo che sarà, e dunque si potrebbe definire un classico romanzo di formazione. E' un libro in cui piovono pesci dal cielo, i gatti parlano con gli umani, le entità assumono forme pop e comuni pietre possono aprire la porta tra i mondi. E' anche un romanzo molto giapponese, per cultura e modo di pensare, cosa che in alcuni casi cozza con un sentire più occidentale, specialmente nei riguardi di temi come il sesso. Insomma, è un viaggio per tutti i personaggi ma soprattutto per il lettore e, dal mio punto di vista, un viaggio che vale sicuramente la pena.
ManuelaManuela wrote a review
03
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“First reaction: shock!”
Come primo approccio con Murakami è stato sicuramente: “first reaction shock!” .
Ero preparata del resto, mi aspettavo le ambientazioni oniriche, a tratti inquietanti, mi aspettavo le situazioni kafkiane (qui più che mai) al limite del comprensibile, mi aspettavo la realtà che si confonde, anzi si fonde proprio con l’immaginazione. Quello che non mi aspettavo era di finire il libro e giungere all’unica conclusione che in Giappone devono esserci i migliori spacciatori in circolazione. Non puoi fare a meno di pensarlo perché è come assistere ad un trip pazzesco, che a un certo punto finisce e basta. Così all’improvviso, finisce l’effetto della droga, ti svegli e basta. Nel senso che non c’è un finale reale, una spiegazione. Tu leggi 500 pagine col fiato sospeso, ogni tanto pensi di avere un’intuizione che ti permetta di decifrare un minimo il senso del racconto. Finisci un capitolo, ti fermi ci rifletti, fai delle congetture, torni indietro, riesamini prendendo spunto dagli accadimenti precedenti per tentare di decifrare i successivi, ti avvicini al finale… una manciata di pagine ti separano dall’ultima, e da lì capisci. Capisci che non capirai. E infatti è così. Non finirà veramente perché non c’è un finale chiarificatore. L’ “happy ending” è rimasto nei centri massaggi.
E posso dire? Questa cosa non ti lascia per niente con l’amaro in bocca. Non pensi per un solo istante che si sia trattato di qualcosa di inconcludente, sconclusionato o deludente.
Inizi a pensare che alla fine non sia neanche un racconto vero e proprio, sì ci sono tutti gli ingredienti, ci sono dei protagonisti, delle storie che si intrecciano, delle trame, ma sono dei pretesti per uno scopo più grande, dei mezzi per trasmettere un messaggio. Anzi tanti messaggi. Tutto il libro è una metafora. Non c’è un vero inizio e non c’è una vera fine. È una sorta di flusso continuo, un vento, un vortice che ti cattura.
Ti chiedi come può uno scrittore tenerti incollato a 500 pagine di libro e non degnarsi neanche di darti un finale, una spiegazione a tutto quel caos a cui non hai potuto far a meno di partecipare? Capisci che il perché è in TUTTE e 500 quelle pagine. Lí c’era tutto ciò che di importante Murakami aveva bisogno di trasmettere. E che tu avevi bisogno di sapere. A prescindere dal finale. Non sarebbe potuto andare diversamente. Anche questa forse è una metafora. Forse è una metafora della vita. Sapere come moriremo darebbe un senso diverso alla nostra vita? Cosa cambierebbe ai fini di ciò che è già stato, che differenza farebbe sapere come finisce se il percorso ne è valso la pena. Una spiegazione finale è futile se non può aggiungere né togliere valore a ciò che è già successo.
E quello che è successo in questo libro è pura magia. Riuscire a fare quello che ha fatto Murakami è un privilegio di pochi.
Per provare a rendere l’idea riporto le sue stesse parole, che lui utilizza per descrivere una protagonista del racconto, ma che per me rappresentano esattamente l’essenza di ciò che il suo talento è stato in grado di realizzare.

“Simbolo e significato sono cose diverse. Io credo che lei sia riuscita a scegliere le parole giuste, saltando i passaggi intermedi del significato e della logica. Ha estratto le parole dai sogni, come si cattura una farfalla mentre vola, prendendola dolcemente per le ali. Gli artisti hanno la capacità di evitare inutili prolissità.

Se le parole non riescono a trovare quel canale visionario che le mette in contatto col lettore, non arrivano a creare poesia.”
MedeaMedea wrote a review
13
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Spoiler Alert
Nei sogni cominciano le responsabilità

È il primo romanzo di Murakami che leggo e, nonostante lo avessi sentito lodare e consigliare da più voci, in realtà non avevo idea di che cosa aspettarmi. Nemmeno ora ho idea di che cosa mi aspettassi, né di cosa ho trovato: in compenso ho tante ipotesi da verificare. Non è un male, a pensarci su: lascia poche risposte e tante domande, come un sogno. E in effetti l'impressione è che il percorso di crescita di Tamura e quello di "ritorno" di Nasaka - alle cui vicende si intrecciano quelle di personaggi delicati, surreali, indefiniti e indefinibili, improbabili, quasi mitologici, una mitologia un po' avvolta nella foschia - abbia la struttura, e non solo immagini e suggestioni, di un sogno.

Di fondo ricorda un po' il realismo magico di Marquez, ma mentre questo è dipinto con le tinte ad olio, materiche e cangianti, il romanzo di Murakami evoca più l'impalpabilità traslucida di un acquerello. Ho adorato le metafore, belle, evocative ma mai forzate, senza l'ansia di un impatto, ti restano dentro come il ricordo di un odore. E la linea comica-Hoshino mi ha strappato più di un sorriso.

SPOILER!



Il finale. Aperto. Sfacciatamente aperto. Raccogli pezzi per tutto il romanzo, e ne dissemina parecchi, in più te lo dice che bisogna raccoglierli, citando la pistola di Cechov, per poi, alla fine, ritrovarti con i pezzi in mano e l'autore che sussurra, tra le ultime pagine, che no, non te la darà la soluzione, il disegno del puzzle. E lo fa dopo aver lasciato lì un ultimo pezzo, che apre nuove ipotesi (tra l'altro sul personaggio a cui tenevo di più), senza aggiungere altro, se non la necessità di tacere. Beh, è frustrante. Il sentimento dice "bello, ancora!" ma la ragione si incazza e comincia a cercare di chiudere le linee, di ricomporre il puzzle senza il disegno. Poi, dopo qualche istante la consapevolezza che il finale debba essere necessariamente così, che l'ansia di risposte di Tamura (e quella del lettore) , chiusa nella sua guaina di controllo psicofisico, non possa risolversi che in questo modo, l'unico per andare avanti e non restare ancorati al passato come Saeki o gironzolare per un presente un po' vuoto e stagnante, anche se guardato con meraviglia, come Nakata. Svegliarsi dal sogno-incubo-profezia e ritrovarsi con tante ipotesi da verificare e con la responsabilità del disegno della propria vita. Almeno, questa è l'interpretazione che ho dato io a questo sogno di 500 pagine.

MariaLuisaMariaLuisa wrote a review
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Un delirio!...

E’ il primo libro di Murakami che leggo, e sarà anche l’ultimo.

E pensare che all’inizio sembra promettente e appassionante, poi la vicenda prosegue in maniera contorta, fino ad alcune volgarità gratuite e qualche scena di sesso morbosa e disturbante che stride con l’aria di spiritualità che aleggia fin dall’inizio e, a un terzo del libro, un capitolo talmente violento, crudele e sgradevole che mi ha fatto quasi stare male. Volevo abbandonare lì, poi ho vinto l’orrore e ho deciso di continuare.

La storia prosegue –  fortunatamente, con tutt’altro registro - mischiando spiritualità, filosofie orientali e quant’altro, con una sorta di iperrealismo: brands citate a iosa (Adidas, Ralph Lauren…), uno dei personaggi che si chiama Johnny Walker, e verso la fine tra i personaggi compare il Colonnello Sanders, quello del logo di Kentucky Fried Chicken (sì, proprio lui, in persona!...), per terminare in un vero e proprio delirio, ove i misteri che rendevano così coinvolgente l’inizio non trovano soluzione.

Dove si vuole andare a parare? Non ho assolutamente capito cosa ha voluto comunicarci l’autore, oltre a una rivisitazione del mito di Edipo condotta in modo assolutamente folle, che non ho per nulla apprezzato.

Il surrealismo (che amo e apprezzo) è lontano, piuttosto alcuni passaggi possono essere vicini ad un “(iper)realismo magico” (che invece non apprezzo per niente) in salsa giapponese.

Ma qui si va anche oltre, con una pretenziosità irritante che mi ha fatto sentire, come lettrice, presa in giro dall’autore.

LuLu wrote a review
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Kafka sulla spiaggia
“...Qualche volta il destino assomiglia a una tempesta di sabbia che muta incessantemente la direzione del percorso. Per evitarlo cambi l’andatura. E il vento cambia andatura, per seguirti meglio. Tu allora cambi di nuovo, e subito di nuovo il vento cambia per adattarsi al tuo passo. Questo si ripete infinite volte, come una danza sinistra col dio della morte prima dell’alba. Perché quel vento non è qualcosa che è arrivato da lontano, indipendente da te. È qualcosa che hai dentro. Quel vento sei tu. Perciò l’unica cosa che puoi fare è entrarci, in quel vento, camminando dritto, e chiudendo forte gli occhi per non far entrare la sabbia. Attraversarlo, un passo dopo l’altro. Non troverai sole né luna, nessuna direzione, e forse nemmeno il tempo. Soltanto una sabbia bianca, finissima, come fosse fatta di ossa polverizzate, che danza in alto nel cielo. Devi immaginare questa tempesta di sabbia. Immagino questa tempesta di sabbia. Un vortice bianco che sale dritto verso il cielo come una grossa fune. Usando tutt’e due le mani mi tappo con forza occhi e bocca per impedire che quella sabbia finissima mi entri nel corpo. La tempesta si avvicina sempre di piú, punta verso di me. Non mi ha ancora raggiunto, ma già sento sulla pelle la forza del vento. Da un momento all’altro potrebbe inghiottirmi.
(...)
E naturalmente dovrai attraversarla, quella violenta tempesta di sabbia. È una tempesta metafisica e simbolica. Ma per quanto metafisica e simbolica, lacera la carne come mille rasoi. Molte persone verseranno il loro sangue, e anche tu forse verserai il tuo. Sangue caldo e rosso. Che ti macchierà le mani. È il tuo sangue, e anche il sangue di altri. Poi, quando la tempesta sarà finita, probabilmente non saprai neanche tu come hai fatto ad attraversarla e a uscirne vivo. Anzi, non sarai neanche sicuro se sia finita per davvero. Ma su un punto non c’è dubbio. Ed è che tu, uscito da quel vento, non sarai lo stesso che vi era entrato. Sí, questo è il significato di quella tempesta di sabbia.”
Francispy76 Francispy76 wrote a review
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