L'agente segreto
by Joseph Conrad
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ChiattivaChiattiva wrote a review
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In una Londra agli inizi del XX secolo, Mr. Verloc è proprietario di una bottega e marito devoto di Winnie. Dopo il matrimonio, ha accolto in casa la madre di lei e il fratello Stevie, non del tutto in sé, mentalmente. Sebbene sembri condurre una vita normale e borghese, Verloc è un agente segreto che ha il compito di controllare un gruppo di anarchici che si riunisce proprio nel suo negozio.

Con la scusa dell’incompetenza lavorativa di Mr. Verloc, Mr. Vladimir, ambasciatore di un paese dell’Est, gli impone di svolgere un’azione violenta, suggerendogli di far scoppiare una bomba – fatto realmente accaduto, nel 1894, a Greenwich Park, dove si verificò un attentato terroristico, poi fallito – all’Osservatorio di Greenwich, che possa accrescere nell’opinione pubblica l’ostilità verso gli anarchici.


Molto diverso dal capolavoro di Conrad, “Cuore di tenebra” (lo abbiamo letto tutti, al liceo, no? Sennò, rimediamo, eh!), “L’agente segreto” – un po’ sconosciuto, nella sua produzione – cerca però di entrare nella psicologia dei personaggi, di Verloc dopo l’attentato, della moglie che elabora la sua perdita, con conseguente indifferenza della controparte maschile, i principi degli anarchici ecc.

Se, però, là, l’ambientazione esotica, la questione razziale, le violenze e la guerra contribuivano a farne un capolavoro (insieme alle erudite metafore – su tutti: le Parche), col famosissimo THE HORROR – che io cito sempre ma capisce solo, a volte, solo qualcuno – qui non c’è quel fascino, però la versione che ho letto io è quella Bompiani salvata dall’autodafé alla quale era destinata perché ceduta alla biblioteca da un incauto lettore, che non si è accorto che, non solo ha la prefazione era di Thomas Mann, ma pure che la traduzione era di Gadda, il che rende le interminabili descrizioni, in cui non succede proprio niente di niente, estremamente letterarie.

Tulip67Tulip67 wrote a review
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L'agente segreto
Conrad costruisce questo romanzo, una via di mezzo tra giallo,noir e spy story, basandosi su un fatto realmente accaduto: un'esplosione a Greenwich Park nel 1894.
Il protagonista, Adolf Verloc, francese ma residente a Londra da anni, lavora come spia per la propria ambasciata e come informatore per Scotland Yard. Come copertura ha un negozio che gestisce con la moglie.
In casa con loro vivono l'anziana suocera e il cognato disabile.
Tutto fila liscio fino all'arrivo del nuovo ambasciatore che ventila la possibilità di rinunciare ai servigi di Verloc a meno che lui non dia uno scossone alla città con un atto eclatante.
Verloc, temendo di perdere il suo ruolo e le sue entrate, compie un'azione che avrà conseguenze diverse da quelle preventivate.
Il giallo è ben strutturato e i dettagli ci vengono forniti pian piano creando la giusta suspense.
L'autore ci fa entrare nella mente e nei pensieri dei vari protagonisti mostrando non solo, come ad esempio con Verloc, il suo aspetto negativo di codardo e cinico, ma anche quello di pasticcione e marito quasi premuroso.
Il gruppo di anarchici che frequenta sono delineati come un'accozzaglia di idealisti le cui teorie complottiste non vengono mai messe in pratica.
La moglie di Verloc che, all'inizio, è una pallida e insignificante figura, si trasforma diventando centrale nell'epilogo della vicenda.
Il tutto si svolge, principalmente, nelle stradine e nei vicoli di una Londra cupa, sporca e umida.
Questo libro è anche una denuncia del potere amorale e corrotto che viene messo alla berlina attraverso la descrizione dei suoi rappresentanti che vengono ridicolizzati così come coloro che vi si oppongono tratteggiati alla stregua di macchiette.
L'unica mia perplessità riguarda gli ultimi due capitoli che mi sembra stonino un po' facendo virare il romanzo verso il feuilleton in un finale eccessivamente melodrammatico.
Marchese De CarabasMarchese De Carabas wrote a review
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Spoiler Alert
Massa e individuo
Ho ascoltato L'agente segreto di Joseph Conrad in un certo numero di viaggi in macchina, e l'ho finito tornando a Massa per questo assurdo Natale. È un libro incredibile, un anello di congiunzione inatteso tra Dostoevksij e Kafka, oltre che una sintesi e una profezia di Le Carré. Per chi non lo conosce è la storia di un attentato a Greenwich, ordito da un travet della strategia della tensione nella Londra di fine Ottocento: il signor Verloc, anarchico da anni al soldo di un'ambasciata straniera, coinvolge il cognato, affetto da problemi mentali, in un attentato farlocco, utile solo a mantenere vivo il terrore verso anarchici e socialisti nella società borghese britannica.Proprio il fatto di coinvolgere il fratello della moglie innesta una trama tradizionalmente spionistica (un genere ancora di là da venire, però) in un dramma familiare psicologico, dove hanno un ruolo centrale la suocera e soprattutto la moglie, costretta a scivolare a causa degli eventi da un ruolo a un altro, diventando da brava e silenziosa donna di casa a femme fatale tormentata da romanzo nero. Proprio questo innesto e questo scivolamento fa il paio con il cuore tematico del romanzo, cioè lo scarto tragico tra ideologia e vita, tra teoria rivoluzionaria e pratica individualista. Quasi tutti i personaggi ideologizzati sono infatti presenti nel romanzo in una doppia veste, di funzioni di un disegno più grande e di individui con la loro fragile emotività. Lo stesso signor Verloc è sia il braccio armato dell'ambasciata, chiamato a impersonare lo stereotipo dell'anarchico dinamitardo in funzione del controllo sociale, sia un uomo piccolo e spaurito, che sperava "di poter essere amato per quello che era". È la matrice delle spie disperate e tragiche di John Le Carré, come dicevo, ma è anche un caso specifico dell'uomo schiacciato dalla macchina burocratica esistenziale kafkiana: che tu sia un anarchico o un socialista, un politico o un poliziotto, poco importa, la geometria dei fini e dei mezzi è sempre la stessa, e il contenuto politico dei tuoi gesti è ininfluente, così come è ininfluente tutto ciò che fa di te un essere umano, l'amore, l'odio, le passioni che ti innervano e che almeno in teoria ti muovono. Non è un caso che il Professore sia qui l'eccezione: l'unico personaggio il cui lato umano è inattingibile è anche il più nichilista e ideologizzato del romanzo, che odia le masse indistintamente e fabbrica esplosivi e detonatori per chiunque lo paghi, ai fini apparenti di portare il caos e accelerare il cammino darwiniano di una sopravvivenza dei più forti. E non a caso giunti al finale è lui l'unico che non ha capito assolutamente nulla di quanto è davvero successo: di quel groviglio di sentimenti abissali che compone l'animo umano, a lui non arrivano che eco lontane, bisbigli incomprensibili alla sua mente sclerotizzata dall'ideologia fino a una rigidità di morte. Se a metà romanzo era stato presentato come un fosco demiurgo, affascinante ed estremo, sul finale rivela la sua vera piccolezza, l'aver abdicato all'umano per essere in pieno una pura funzione della macchina, proprio lui che la macchina voleva farla saltare. Resta una postilla: tutto il portato di questo romanzo aveva senso nel 1907, quando Conrad l'ha scritto, lì dove il conflitto tra massa e individuo, comunità e persona, ideologia e vita, sacrificio e gioia era in piena esplosione. Ma oggi niente di tutto questo esiste più, per cui questo conflitto rischia di risuonare ai lettori come una lingua aliena, vestigia di un tempo ormai sepolto.
TerenzioTerenzio wrote a review
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Spoiler Alert
Amo Conrad di quell'amore che si ha per gli artisti immersi in atmosfere antitetiche alla nostra, o che parlano di posti che probabilmente non vedremo mai (e anche se fosse, li vedremo quando troppe cose sono cambiate dai loro tempi).
Mi succede la stessa cosa con gli scrittori che puntano i riflettori su montagne e relativi pericoli: io, la montagna, la detesto cordialmente, e quel poco che l'ho frequentata è stato solo per compiacere gli amici, sempre con un occhio all'orologio e il pensiero alla polenta taragna del rifugio.

Ora, benché la reputazione di Conrad si basi tutta sui "mari del Sud" (espressione che già connota tutta un'epoca), pare che ciò lo frustrasse molto, come è tipico di chi si vede fraintendere. E infatti, in romanzi non meno riusciti e coinvolgenti come questo, l'ambientazione non è esotica, i protagonisti non sono marinai, l'avventura sembra mancare.
E invece sono grandissimi romanzi. Solo qui si vede allo scoperto come, per Conrad, lo sfondo fosse sempre il pretesto per mettere in scena le miserie dell'umanità in genere: e la nebbiosa Londra, ventre buio e cavernoso dove questa umanità si dilania in nome del nulla (perché questo sono gli anarchici del romanzo: il nulla), ne è lo sfondo perfetto.

Un'ultima cosa, che passa generalmente inosservata: protagonista assoluta del romanzo, prima nell'ombra ma poi in una luce sempre più violenta e drammatica, è una donna, una donna normale e piccolo-borghese; e già questo fa capire la modernità di uno scrittore a lungo tacciato di superomismo e maschilismo.