L'americana
by Heddi Goodrich
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«Non lo so ancora, ma il fine settimana in cui Anita Palomba trova me, la sua figlia americana, è lo stesso in cui perde l’uomo della sua vita…» Frida ha sedici anni quando dall’Illinois approda a Castellammare di Stabia per uno scambio culturale. È un mondo di contrasti quello che la aspetta, un paesaggio in cui la schiuma bianca dell’acqua batte sulla sabbia nera vulcanica, in cui la roccia, gli alberi scuri del monte Faito incontrano il mare azzurro del golfo di Napoli, in cui la pastasciutta deborda dai negozi di Gragnano con le insegne schiarite dal troppo sole… È un mondo in cui gli opposti interagiscono e si completano, proprio come vuole il Tao: terra e acqua, giorno e notte, bene e male, italiano e dialetto. Un anno di scuola e di vita in una famiglia italiana rappresenteranno per lei una stagione di scoperte, di shock culturale, di entusiasmo, di amore, di dolore e di crescita, in un sovvertimento di sensi che, ancora una volta dopo Perduti nei Quartieri Spagnoli, affascina e spiazza il lettore italiano offrendo un punto di vista empatico, sorprendente, su di noi e sulle nostre vite. Ma su tutti, da subito, Mamma Anita s’impone come un personaggio grandioso: estroversa, carnale, priva di schemi, un ciclone di donna che afferra Frida con impeto eppure, a suo modo, con delicatezza, portando una ragazza che è poco più di una bambina nel mondo delle donne adulte, dei sentimenti, delle passioni, dei tormenti interiori, una formazione anche dura, in cui gli schiaffi si alternano alle carezze. Così Frida cresce, attraverso l’educazione di Anita e la storia d’amore con Raffaele, un ragazzo lontano dal suo mondo e vicino a quello della camorra, e che però, più di tutti, porta impresso il marchio di una ferita, di una bruciante dolcezza.

All Reviews

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Un anno, una vita.

L'autrice non mi pare proprio che lo specifichi, ma direi che potremmo essere negli anni '80 quando Frida, una ragazza sedicenne proveniente dai dintorni di Chicago arriva in casa di Anita Palomba a Castellammare di Stabia nell'ambito di un programma di scambio culturale che prevede l'ospitalità di ragazzi stranieri presso famiglie italiane.

La sua "mamma" italiana è una piacente vedova quarantenne: popolana, iperattiva e presa in un turbine di amori impossibili. Ma sensibile, profondamente onesta e con principi ferrei. Per Anita, che ha due figli già grandi ed è di fatto la sola a portare i soldi a casa, non è facile far quadrare i conti, ma nonostante questo si prodiga affinché alla sua ospite/figlia non debba mancare nulla.

In un contesto ed in una famiglia decisamente pittoreschi il soggiorno a Castellammare è per Frida un fondamentale tirocinio di vita: imparerà ad apprezzare ed impadronirsi delle ricette di cucina più gustose, della cura della casa, dei rapporti interpersonali. Il tutto vissuto in una chiave molto... partenopea, dove eccesso e ordinario convivono e spesso coincidono.

Frida vive in quella stagione anche il suo primo amore importante, attratta come una falena dalla luce da un ragazzo della zona più malfamata e degradata del paese e verosimilmente in odor di camorra. Anita come una vera madre cerca di metterla in guardia trattandola da adulta, ma alla fine, pur con molte ansie, la lascia fare la sua esperienza. Esperienza che non sarà felice ma che rivelerà un gentiluomo là dove non lo si sarebbe mai atteso.

Un romanzo intenso, che pur mancando di suspense e veri colpi di scena lascia appagati perché sà di vero, di schietto: i personaggi si staglaino così reali che sembra di conoscerli.