L'amministratore
by Anthony Trollope
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E' in lotta per la serenità il reverendo Harding, l'amministratore del pensionato per vecchi lavoratori di Hiram, uomo buono e amabile, protagonista di questo romanzo: il primo dei sei del ciclo cosiddetto delle « Cronache del Barsetshire» in quanto ambientati nella immaginaria città di Barchester. Harding è tormentato dal dubbio se sia giusto e legittimo che la rendita che percepisce come amministratore sia tanto superiore alle pensioni degli assistiti. A sollevare il caso è un giovane avvocato di buona famiglia, John Bold, paladino di tutte le cause umanitarie, pretendente riamato della figlia dell'amministratore.

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Auta49Auta49 wrote a review
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Paige91Paige91 wrote a review
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Spoiler Alert
Non conoscevo questo autore, è il primo libro che leggo! La prima cosa che salta agli occhi è lo stile: Trollope interviene tantissimo, dialoga proprio con il lettore mentre racconta la sua storia però, diversamente da altri casi, non mi ha dato fastidio. Certo, trasmette una sensazione differente, come dire..il racconto è un'illusione a metà perchè il narratore ci "scuote" dall'illusione quando si rivolge direttamente a noi: mi ha dato quasi una sensazione come un narratore da teatro. Detto questo, il libro mi è piaciuto anche se non sono molto d'accordo con il finale.
Tutto il bene per il signor Harding, che chiaramente è una brava persona, ma non capisco la rigidità di certe decisioni. Aver rinunciato alla carica per coscienza è un conto, perchè il Jupiter sparlava è un altro..comunque, c'è la questione di coscienza, ok..
Ma perchè rifiutare anche lo scambio? Che benefici ha portato?
Il ricovero ora è senza amministratore, in stato di semi abbandono e senza nuovi ospiti dopo la morte, man mano, dei vecchi occupanti. Avrebbe potuto continuare ad accogliere altri pensionati bisognosi invece no, per questione di "cocciutaggine", chiamiamola così: di Harding, di volersi tirare fuori da tutto e tutti (anche il ruolo sostitutivo non aveva garanzie certe di poter essere legalmentesuo?), e del vescovo di non voler nominare nessun altro.
Bene, ora nessuno ha le 800 sterline della discordia e in compenso gente bisognosa che avrebbe potuto vivere una vecchiaia tranquilla magari sta per strada a morire di fame.
Ora al Jupiter non frega più di gridare allo scandalo?
Fossi al posto di Harding me li farei adesso gli scrupoli..non voglio dire che sia colpa sua ovviamente, ma dopo aver visto le conseguenze delle sue dimissioni..insomma, io due domande me le sarei fatte! Anche considerato il fatto che non si è trasferito, ha dato i sacramenti agli anziani che stavano per morire quindi ha visto in prima persona come è diventato il posto. Lungi da me difendere le manine acchiappatutto della Chiesa, ma facevano veramente così schifo queste 800 sterline alla fine, a questo prezzo?
Certo, anche chi ha firmato la petizione ha la sua parte negli eventi (anche se magari Bold sarebbe riuscito lo stesso a sollevare la questione senza? Chi lo sa)..magari in tempi moderni sarebbe stato diverso, ma all'epoca veramente pensavano che gli avrebbero dato 100 sterline oltre alla somma che già prendevano e vitto e alloggio dignitosi?
La vecchia di Dionigi avrebbe potuto insegnarli un paio di cose..e Harding non era certo Dionigi!
Insomma, alla fine a me sembra che siano tutti contenti perchè il loro orticello prospera..ma una struttura che faceva del bene va in malora sotto gli occhi di tutti e i tutti lo lasciano accadere.
Alessandro MazzaAlessandro Mazza wrote a review
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Spoiler Alert
L'amministratore
L’Amministratore è il primo romanzo della serie delle “Cronache del Barsetshire” di Anthony Trollope. Protagonista è il Reverendo Septimius Harding, primo cantore nella cattedrale di Barchester e amministratore del ricovero per anziani di Hiram. La sua tranquillità è però disturbata da un’azione legale che il giovane “riformatore” di Barchester, John Bold ha intrapreso un’azione legale contro di lui. L’accusa, lanciata sull’onda di casi simili che fecero realmente un certo scalpore nell’Inghilterra di metà ‘800, è quella di cattivo utilizzo dei fondi a vantaggio dell’ospizio, che sarebbero utilizzati dando una rendita eccessiva all’amministratore rispetto a quanto speso per gli ospiti del ricovero. Il reverendo Harding è però una brava persona, molto ben voluta dai “suoi” anziani del ricovero che ama molto e ai quali è molto vicino: l’accusa lo mette in crisi e l’uomo inizia a chiedersi se la sua posizione sia davvero giusta. L’Arcidiacono Grantly, figlio del vescovo e suocero di Harding, cerca di intervenire a vantaggio del genero, ma l’uomo è chiaramente più interessato al prestigio e al potere della Chiesa che alla giustezza della posizione. Intanto la questione raggiunge un interesse nazionale grazie all’intervento dello Jupiter un quotidiano nel quale l’autore adombra un riferimento al Times. A complicare ulteriormente le cose c’è una sorta di fidanzamento tra il riformatore Bold ed Eleanor Harding, figlia dell’amministratore.
La prima “cronaca del Barset” comincia con un racconto più breve e raccolto rispetto ai romanzi successivi, Trollope è come sempre un maestro nel delineare i caratteri dei suoi personaggi: il reverendo Harding, con i suoi scrupoli di coscienza, l’Arcidiacono Grantly fin troppo deciso a difendere i privilegi della Chiesa, il giovane Bold, spinto da un sincero – ma forse non ben diretto – zelo da riformatore. Sono molto belli i capitoli in cui l’autore ironeggia amabilmente sul potere crescente della carta stampata (lo Jupiter la cui autorevole e serrata denuncia tanto avvilisce il povero Harding) e su quello degli intellettuali (le figure del Dr Pessimist Anticant e del romanziere Popular Sentiment, curiose parodie di Carlyle e Dickens). La narrazione è abile e ben condotta senza troppi colpi di scena (Trollope non li ama proprio: tende a spiattellare al lettore tutto quello che può rendere la vicenda più chiara).
Nel complesso un romanzo davvero piacevole, con
EmilioEmilio wrote a review
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Tre clericali fra essere e benessere
Per chi cerca una lettura di qualità, gradevole e rilassante, Trollope è un autore sicuramente raccomandabile.
Scrittore d'età vittoriana, rappresenta squarci di vita privata e sociale in modo realistico; nel contempo però , in linea con la grande tradizione letteraria inglese , la sua prosa ci offre uno stile lieve, gradevolissimo, venato di sottile umorismo ; a differenza di qualche celebre collega francese coevo, insomma, non tale 'da bloccare la digestione' .

"L'amministratore" è il primo romanzo del ciclo "Cronache del Barsetshire".
Il libro ci presenta un quadro della vita di provincia, con protagonisti uomini del clero anglicano in qualche modo uniti da parentela. Emergono in particolare quegli incastri fra mansioni ecclesiastiche e rendite economiche, nomine e ascesa sociale, tipici del mondo anglicano del periodo, e non solo.
Un ruolo non secondario assume il potere giornalistico, ormai abbastanza forte in quel contesto da orientare l'opinione pubblica, di cui Trollope ci dà un ritratto critico e ironico, in una realtà nella quale "i Britannici non devono far altro che leggere, obbedire ed essere felici".

Gustosi i riferimenti al mondo politico e culturale. Acute e puntute le frecciate a Dickens, ora che "le sublimi nobildonne non risultano più interessanti, anche se possiedono tutte le virtù" e la gente comune diventa protagonista di una rappresentazione letteraria dai "colori assurdamente vivaci", tanto da far pensare che "l'artista che dipinge per le masse deve usare tinte sgargianti" , per non parlare dell'estremizzazione dei caratteri dei personaggi, con i buoni tanto buoni e i malvagi troppo malvagi.
Trollope forse per non correre tale rischio precisa, a proposito di un personaggio di eccessiva 'disinvoltura' : "Temiamo che in queste pagine si sia mostrato come peggiore di quel che è in realtà; ma abbiamo avuto a che fare con le sue debolezze e non con le sue virtù".
DafneDafne wrote a review
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Uno scellino e sei pence
Dopo tanto tergiversare ho finalmente fatto anch’io la conoscenza di mister Anthony Trollope, autore non troppo conosciuto in Italia, snobbato dalle maggiori case editrici nostrane che stampano la buona parte delle opere degli autori della stessa epoca. Negli ultimi anni però vi è stata una riscoperta di quest’autore inglese contemporaneo di Dickens e sono stati pubblicati diversi suoi titoli.
Apparso per la prima volta nel 1855, anno in cui scoppiò uno scandalo sull’amministrazione dei benefici ecclesiastici da parte del clero che occupò e interessò la stampa, il dibattito politico e l’opinione pubblica inglese, The warden è incentrato proprio su questo problema.
Pubblicato in Italia con diversi titoli, da Gli scrupoli di Mr Harding edito dalla Rizzoli, a Un caso di coscienza dalla Garzanti e infine dalla Sellerio con il titolo L’amministratore, The warden è il primo dei sei romanzi che compongono il cosiddetto ciclo delle cronache del Barsetshire, dal nome della contea immaginaria in cui sono ambientati questi romanzi.
Il caso di coscienza del titolo non è altro che il caso sollevato da un giovane medico, John Bold, a proposito dell’amministrazione di un pensionato per poveri creato grazie ai proventi dell’eredità di John Hiram, un mercante di lana, che lasciò i suoi proventi e la casa per il sostegno di dodici cardatori a riposo. Dall’epoca della sua creazione (metà del 1400) il lascito è prosperato e i terreni da pascolo sono diventati edificabili, mutando così il valore della rendita dei terreni.
John Bold, che si erge a paladino dei poveri e degli oppressi, scopre l’iniqua suddivisione dei proventi del pensionato cui l’amministratore percepisce un compenso superiore a quello dei dodici assistiti e il riformatore (così lo chiama ironicamente l’autore) decide così di fare qualcosa per porre rimedio a quest’ingiustizia nei confronti dei poveri assistiti, nonostante sia amico di famiglia del reverendo Harding (amministratore del pensionato) e innamorato di Eleonor, figlia minore di quest’ultimo.
L’accusa di ricevere un corrispettivo troppo alto, mossagli dall’amico Bold, colpirà in modo profondo il protagonista del romanzo, il reverendo Septimus Harding, uomo onesto che ha sempre gestito l’ospizio con amore e correttezza, che soffrirà e inizierà a dubitare di se stesso e dei suoi valori; prostrato e amareggiato, in contrasto a quello che gli suggeriscono gli avvocati e i famigliari, andrà avanti per la sua strada e prenderà la decisione di seguire la propria coscienza…

Io e Trollope ci giravamo attorno da tanto tempo e in quest’ultimo periodo lo sentivo nominare in continuazione. Non osavo avvicinarmi forse spaventata dalla presenza d’atmosfere legali che pensavo potessero appesantire il romanzo; invece il caso legale è solo un pretesto per mettere in scena la società vittoriana che l’autore conosceva così bene.
Ho scelto di iniziare a conoscere Trollope partendo da questo libro, perché era il romanzo più breve della sua sterminata opera letteraria che è stato tradotto nella nostra lingua, e poi ammetto che mi volevo avvicinare alla sua prosa con un libro non troppo lungo.
La mia scelta è stata azzeccata perché questo breve libro si è rivelato una piacevole lettura, dall’ironia sagace e dalla scrittura raffinata.
The warden è un libro dalla trama esile e semplice, che segue i tormenti e le tribolazioni del reverendo Harding, schiacciato tra una coscienza meticolosa e un senso di dignità che non gli permette di passare come un approfittatore dei poveri.
Trollope si serve di questa semplice trama per tratteggiare deliziosamente, con ironia e cura i vari personaggi coinvolti nella vicenda che animano il romanzo, cogliendoli nelle loro piccolezze quotidiane e descrivendo perfettamente caratteristiche, motivazioni, meschinità, contraddizioni, passioni ed eccentricità individuali per ognuno di loro.
Il personaggio cui mi sono più affezionata è il reverendo Harding, un uomo onesto e di buone intenzioni, sempre disposto ad aiutare gli altri, che si prende cura dei suoi pensionati in maniera amorevole e attenta. Uomo amabile e umile, amante della musica, il mite reverendo si ritrova capo espiatorio al centro di uno scandalo finanziario ingigantito ad arte dalla stampa, subendo la diffamazione pubblica, rifiutandosi però, di accettare i sotterfugi suggeritigli sia dai suoi superiori sia dal più importante avvocato dell’epoca. Un personaggio che all’inizio sembra essere remissivo e privo di spessore ma che si rivela, invece, un tenace combattente e un uomo di carattere, che vuole conservare la propria dignità, coscienza e onestà, dando così una lezione d’integrità morale e correttezza a tutti coloro che lo circondano.
Un altro personaggio che sicuramente mi ha colpito più degli altri è l’arcidiacono Grantly; tratteggiato talmente bene da essere reale è il personaggio più interessante e completo all’interno della trama. L’arcidiacono Grantly, figlio del vescovo di Barchester e genero del reverendo Harding, è un uomo ligio al dovere e alla causa; superbo e astuto, austero e dispotico, tanto severo in pubblico quanto mite e accondiscendente con la moglie in privato, travolgente con la sua eloquenza (basti pensare al colloquio in cui riesce a stravolgere le intenzioni di John Bold), si rifugia nel suo studio per leggere di nascosto l’opera di Rabelais, Gargantua e Pantagruele; si spende tenacemente nella difesa della chiesa ma nulla può contro l’ostinazione del suocero.
Personaggio che, invece, mi è sembrato poco sviluppato e cui avrei volentieri dato un bel calcio nel didietro è John Bold, medico per professione e paladino della giustizia per passione, è un giovane impulsivo, incapace di valutare la portata delle sue azioni, per certi aspetti non è migliore dell’arcidiacono Grantly; si vuol convincere di agire in nome del benessere dei dodici residenti dell’ospizio ma, in fondo, cerca solo la propria soddisfazione personale nel confermarsi un uomo giusto che nessuno può distrarre da questa questione di principio.
Una nota di merito va a due personaggi minori: la mirabile e paciosa persona del Vescovo, amico del signor Harding (la loro amicizia è una delle pagine più belle del libro); Eleonor, la figlia minore del reverendo, emblema della donna vittoriana, sensibile, innocente, rispettosa e affettuosa nei confronti del padre cui vuole un gran bene, pronta a sacrificare il proprio amore per aiutare il genitore.
Ripensando alla molteplicità dei personaggi che lo animano, il romanzo si rivela essere una galleria di caratteri delineati alla perfezione: sono testardi, egoisti, irritanti, bigotti, teneri, appassionati e impegnati politicamente, confusi, incerti, assaliti dai dubbi e mai del tutto buono o cattivi; sono semplici uomini e donne che hanno debolezze, desideri e aspirazioni.

Ciò che mi ha maggiormente colpito nel romanzo è sicuramente la sua modernità, soprattutto nel trattare certi argomenti più che mai attuali. Trollope, infatti, si serve di una trama semplice come pretesto per denunciare diversi problemi sociali: la brama d’arricchimento provocata dall’avidità e dal possesso, il pericolo delle questioni di principio, che possono rivelarsi, molto spesso solo cause irreali e astratte, e il ruolo della stampa, tema attualissimo anche ai giorni nostri. La stampa “libera”, insindacabile e onnipotente, sempre pronta a “sbattere il mostro in prima pagina”, a creare e distruggere reputazioni e influenzare l’opinione pubblica.
Memorabili sono anche le pagine i cui Trollope scrive liberamente, con garbata ironia cosa ne pensa dei cosiddetti “pezzi grossi” dell’epoca (Carlyle e Dickens su tutti).

Un libro che regala uno spaccato della società inglese del ‘800, della sua gentry, del suo clero; gradevole, intelligente, arguto, dai dialoghi brillanti, dallo stile impeccabile, descrittivo, semplice ma allo stesso tempo raffinato, dall’ambientazione affascinante, dall’ironia velata e pungente.
Un romanzo che fa riflettere, piacevole da leggere, dal finale agrodolce poiché viene a mancare quella giustizia più volte invocata durante lo svolgersi della trama; un mondo immaginario descritto in maniera vivissima e con così tanta dedizione da apparire vero.
The warden è stato il primo libro di Trollope che ho avuto il piacere di leggere, ma non sarà di certo l’ultimo poiché mi ha invogliato a leggere sicuramente i capitoli successivi.


*** ½

“Fare una cosa giusta non sarà mai temerario.”
pempipempi wrote a review
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