L'amore molesto
by Elena Ferrante
(*)(*)(*)(*)( )(1,500)

Alex-Noir's Review

Alex-NoirAlex-Noir wrote a review
02
(*)(*)(*)( )( )
Esordio interessante della Ferrante dove si rintracciano già diversi temi presenti nella sua celebre quadrilogia de L'Amica Geniale: una Napoli cupa, degradata, palcoscenico ma anche in parte responsabile del dramma umano raccontato, un personaggio femminile forte che cerca di liberarsi da un passato che la blocca e la invischia e da delle radici difficili da tagliare del tutto.

La storia prende quasi le sembianze di un giallo, con la protagonista Delia raggiunta ad inizio libro dalla notizia della morte della madre in circostanze misteriose e da lì inizia il suo percorso per raccogliere i frammenti della vita della madre, riuscire a capire se il suo sia stato suicidio o assassinio. Attraverso le personali indagini sulla madre, Delia si troverà a fare i conti con il suo passato, sulle particolari dinamiche familiari, sull'evento chiave della sua infanzia. E in questo modo arriverà a ricordare ciò che aveva scelto di dimenticare e arriverà a fare i conti col rapporto tormentato con sua madre e sul distacco dalla figura materna per affermare sé stessa.

Il tutto è narrato con scene dal realismo quasi esagerato, tanto da diventare grottesco, in una Napoli aggressiva, dove impera un dialetto ostile e volgare e sguardi maschili possessivi. Dove non sembra esserci spazio per rapporti familiari saldi e per un amore di coppia sano, ma dove l'amore è sempre, appunto come dal titolo, "molesto", malato, fatto di possessione e gelosia, paura, dubbi, sospetti, violenza fisica.
Lo sporco e gli umori pervadono tutto il libro. Come anche un senso di sgradevole, di morboso. Forse anche troppo.

In effetti alla fine risulta un buon esordio della Ferrante, ma forse un romanzo troppo acerbo.
Ci sono delle buone idee e si vede che c'erano già buone basi. Ma forse l'autrice ha scelto di puntare troppo sul tema della morbosità, che l'ha portata a delle scene a mio parere esagerate e surreali, in contrasto poi con quell'idea di realismo che si voleva dare. Come la scena dell'inseguimento alla funicolare, o la scena del rapporto tra Delia e Antonio, o tutti questi continui riferimenti agli umori sui capi di intimo, sui vestiti... Il tutto è stato un po' troppo esagerato, fino a far perdere di incisività a quei messaggi di fondo che c'erano e a lasciare il percorso di liberazione di Delia alla fine sospeso.
Alex-NoirAlex-Noir wrote a review
02
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Esordio interessante della Ferrante dove si rintracciano già diversi temi presenti nella sua celebre quadrilogia de L'Amica Geniale: una Napoli cupa, degradata, palcoscenico ma anche in parte responsabile del dramma umano raccontato, un personaggio femminile forte che cerca di liberarsi da un passato che la blocca e la invischia e da delle radici difficili da tagliare del tutto.

La storia prende quasi le sembianze di un giallo, con la protagonista Delia raggiunta ad inizio libro dalla notizia della morte della madre in circostanze misteriose e da lì inizia il suo percorso per raccogliere i frammenti della vita della madre, riuscire a capire se il suo sia stato suicidio o assassinio. Attraverso le personali indagini sulla madre, Delia si troverà a fare i conti con il suo passato, sulle particolari dinamiche familiari, sull'evento chiave della sua infanzia. E in questo modo arriverà a ricordare ciò che aveva scelto di dimenticare e arriverà a fare i conti col rapporto tormentato con sua madre e sul distacco dalla figura materna per affermare sé stessa.

Il tutto è narrato con scene dal realismo quasi esagerato, tanto da diventare grottesco, in una Napoli aggressiva, dove impera un dialetto ostile e volgare e sguardi maschili possessivi. Dove non sembra esserci spazio per rapporti familiari saldi e per un amore di coppia sano, ma dove l'amore è sempre, appunto come dal titolo, "molesto", malato, fatto di possessione e gelosia, paura, dubbi, sospetti, violenza fisica.
Lo sporco e gli umori pervadono tutto il libro. Come anche un senso di sgradevole, di morboso. Forse anche troppo.

In effetti alla fine risulta un buon esordio della Ferrante, ma forse un romanzo troppo acerbo.
Ci sono delle buone idee e si vede che c'erano già buone basi. Ma forse l'autrice ha scelto di puntare troppo sul tema della morbosità, che l'ha portata a delle scene a mio parere esagerate e surreali, in contrasto poi con quell'idea di realismo che si voleva dare. Come la scena dell'inseguimento alla funicolare, o la scena del rapporto tra Delia e Antonio, o tutti questi continui riferimenti agli umori sui capi di intimo, sui vestiti... Il tutto è stato un po' troppo esagerato, fino a far perdere di incisività a quei messaggi di fondo che c'erano e a lasciare il percorso di liberazione di Delia alla fine sospeso.