L'anno che a Roma fu due volte Natale
by Roberto Venturini
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Villaggio Tognazzi, Torvaianica, sul litorale romano. Alfreda, un'accumulatrice seriale con i primi segni di demenza senile, ha reso il suo villino un tugurio invivibile, dove vive per inerzia tra insetti e cianfrusaglie. Sopra di lei abita il figlio Marco, un giovane fattone, profondamente insicuro, la cui unica occupazione è accudire la madre. Lo spettro di un'azione da parte dell'Ufficio d'igiene rende necessario svuotare in fretta la casa, pena lo sfratto. Alcuni sgangherati amici, assidui frequentatori del bar Vanda, si attivano per sgomberarla, ma la proprietaria si oppone. Da qualche tempo Alfreda soffre di disturbi del sonno durante i quali le appare Sandra Mondaini, che ha conosciuto ai tempi d'oro del Villaggio Tognazzi, quando era il ritrovo estivo del jet set culturale italiano. Alfreda, nei suoi deliri notturni, immagina di parlare con l'attrice, sofferente per la "separazione" dal marito Raimondo Vianello, che riposa a Roma mentre lei è sepolta a Milano. Anche Alfreda non si è mai ricongiunta al marito, scomparso in mare durante una pesca notturna e mai più ritrovato. Alfreda decide di mettere fine a quella "ingiustizia" e pone al figlio una condizione per lo sgombero del villino: trafugare la salma di Raimondo dal Verano e portarla al cimitero di Lambrate, da Sandra. Dopo le prime resistenze, Marco getta le basi del piano, aiutato da Carlo, un vecchio pescatore, e da Er Donna, il travestito più ambito della Pontina.

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Luca G.Luca G. wrote a review
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#theansweris42#theansweris42 wrote a review
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BarbaraBarbara wrote a review
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Forse sono io. Forse sono io che pretendo troppo dai libri, dai romanzi, dagli scrittori. Forse sono io che non sopporto questa continua nostalgia dei bei tempi andati (perchè di questo si tratta) e questi continui strascichi insopportabili, perchè puzzolenti e deteriorati e scaduti, di pasolinismo. Forse sono io che cerco la letteratura dove non c'è e dunque non la trovo.

Si svolge a Torvajanica. E' interessante perchè nel gruppo dei 12 finalisti Strega 2021 c'abbiamo anche Anguillara, Pontinia, e gli altri li devo ancora leggere, ma mi aspetto Boville Ernica o Sezze. Chissà come sono contenti i milanesi, i bergamaschi o i veronesi.

Il romanesco scritto: era già pesantuccio usato da Pasolini, figurati adesso che c'abbiamo nelle orecchie il romanesco dei comici, delle serie Suburra/Romanzo Criminale/Rocco Schiavone etc. Usato a piene mani si a volte c'è qualche frase icastica, pregnante, ma per il resto è davvero pesante. E io sono nata a Roma.

La nostalgia: non mi ricordo del bambino guardamammaunpollo. Proprio non me lo ricordo. Ad un certo punto della mia vita ho smesso di memorizzare le pubblicità, avendone già ingollate parecchie al tempo di Carosello. Quelle degli anni 80-90 fra l'altro s'erano decuplicate a causa delle tv libere/private e dell'arrivo di Mediaset e non ce l'ho fatta più.

Si legge bene, come si leggeva bene quello della Caminiti. Ma non sono romanzi da candidare allo Strega. Continuo a chiedermi: ma non era possibile candidare qualcosa di più complesso, con maggiore spessore, con una lingua che è una voce sola dello scrittore, non la solita lingua degli editor, piana, opaca, grigia oppure infarcita di romanesco, ma che non fa distinguere uno dall'altro?

Ma sono io o sono loro?

Ma Moresco quando lo candidano e poi lo fanno vincere?

CiccioenriCiccioenri wrote a review
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 Operazione Amarcord. Anche se il termine 'Amarcord', per le sue origini, è lontanissimo sia dagli ambienti delle vicende del libro, sia dal vissuto dell'autore.

Il focus della trama è collocato in quel di Tor Vaianica e questo dà a Venturini la possibilità di parlare del Villaggio Tognazzi, un quartiere nei pressi, che negli anni ottanta fu centro di una certa mondanità. Concatenati a questo, si collocano alcuni aneddoti relativi a personaggi famosi che in quegli anni passarono da queste parti, ma soprattutto la narrazione vuole tributare un sentito ricordo a una coppia del mondo dello spettacolo, Sandra Mondaini e Raimondo Vianello.

Accanto a tale galleria di stelle del cinema e della televisione, fanno mostra di sé alcuni flash relativi a spot e a dettagli di costume che andavano per la maggiore negli anni sempre a cavallo tra gli ottanta e i novanta.

Tutto questo passato glorioso fa da sfondo ad uno scorcio che adesso di glorioso non ha più niente. Le figure che popolano il romanzo, rispetto ai tempi precedenti sembrano simili a sopravvissuti. Tutto ruota intorno ad Alfreda, anziana signora con principi di demenza senile, e a suo figlio Marco che a tutti gli effetti diventa giorno per giorno il suo genitore. Intorno a loro due si muovono uomini e donne che oramai si fanno vivere dalla vita.

Non voglio addentrarmi troppo nel plot, vuoi per non rischiare spoiler vuoi perché online sono reperibili schede che parlano in modo più adeguato di questa storia. Quello che mi interessa sottolineare è invece la costruzione dell'impianto. La vicenda scorre ma è spesso punteggiata da divagazioni riferite a quanto detto sopra che, seppure accessorie e anche interessanti, allontanano in qualche modo l'attenzione dalla linea principale. Non mancano anche gradevoli siparietti che riguardano i protagonisti e che fanno anche ridere di gusto. Comunque alla fine qualcosa non quadra. Tant'è che, a pagine concluse, verrebbe facile domandarsi “E poi?” “E quindi?”.

Confrontandomi con chi invece ha ben accolto l'ultima fatica editoriale di Venturini, scopro che una chiave di lettura potrebbe essere legata ad un fattore generazionale. Gli anni ottanta e novanta hanno contrassegnato un periodo di grosse eventualità, in cui nulla sembrava impossibile. Lo stesso Marco, a un certo punto, parla dei suoi quindici minuti di fama quando da bambino è stato protagonista di una pubblicità. I tempi, poi, sono cambiati e di conseguenza le promesse e le aspettative che si erano manifestate in quel contesto sono state purtroppo disattese, lasciando a bocca asciutta i famosi 'millenials' (ecco perché nel presente della storia Marco è un po' il fantasma di se stesso).

La struttura del testo, quindi, si sovrapporrebbe alla situazione di una generazione? Interessante.

Io pur non essendo un 'millenial' (sono in cuspide tra i 'boomer' e quelli della 'Generazione X') ho vissuto in pieno quel periodo, appassionandomi a musica, film, telefilm, spettacoli televisivi e quant'altro.

Non dico all'alba del 2021 di essermi 'realizzato'. Anzi forse sto ancora cercando il mio posto nel mondo dopo averne assaggiati diversi. Eppure, forse per età anagrafica, non riesco ad incastrarmi in questa chiave di lettura. Anzi, mi domando se per apprezzare di più il libro mi toccava essere coetaneo o giù di lì rispetto a chi scrive.

Mi piacerebbe chiedere all'autore, senza alcun tipo di polemica, in quale mentalità mi dovrei immedesimare per trovare nel libro quegli elementi che durante la lettura mi sono sfuggiti.