L'armata dei sonnambuli
by Wu Ming
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1794. Parigi ha solo notti senza luna. Marat, Robespierre e Saint-Just sono morti, ma c’è chi giura di averli visti all’ospedale di Bicêtre. Un uomo in maschera si aggira sui tetti:
è l’Ammazzaincredibili, eroe dei quartieri popolari, difensore
della plebe rivoluzionaria, ieri temuta e oggi umiliata, schiacciata da un nuovo potere. Dicono che sia un italiano.
Orde di uomini bizzarri riempiono le strade, scritte enigmatiche
compaiono sui muri e una forza invisibile condiziona i destini,
in città e nei remoti boschi dell’Alvernia. Qualcuno la chiama «fluido», qualcun altro Volontà. Guarda, figliolo: un giorno tutta questa controrivoluzione sarà tua.
Ma è meglio cominciare dall’inizio. Anzi: dal giorno in cui Luigi
Capeto incontrò Madama Ghigliottina.

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ClaudioClaudio wrote a review
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(goodreads.com/review/show/2523004899)

Tra le pieghe della storia giace una miriade di vite sconosciute, appena accennate. Vite che si intravedono e subito dopo spariscono per sempre, senza lasciar traccia. Nomi, volti, relazioni, avvenimenti: tutti sommersi dall’intercedere deciso del tempo. A metterle in prospettiva vengono quasi le vertigini; storie intere di individui, in tutta la loro intensità, disperazione e magnificenza, finiscono per essere nient’altro che bruscolini, forse anche meno, non appena lo sguardo si fa più ampio.

Questa riflessione, per certi versi anche banale, mi passava per la testa leggendo l’ultimo atto di questo romanzo, che senza troppe cerimonie è intitolato “Come va a finire”. Ho trovato indicativo che un intreccio narrativo così sensazionale e avvincente, presentato letteralmente come un’opera teatrale in cinque atti (la metafora del teatro è d’altronde una delle colonne portanti, attorno alla quale si sviluppano le vicende e la crescita-metamorfosi di uno dei protagonisti) si concludesse proprio così, a mo’ di resoconto storico comprensivo di nomi, date, fonti, estratti di documenti ufficiali e non. Ancora più indicativo è che la storia vera e propria si interrompa bruscamente alla fine del quarto atto, senza neppure degnarci di un finale. Ho letto in giro che, d’altra parte, questo “è il romanzo della rivoluzione, e la rivoluzione è sempre un qualcosa di incompiuto”. Mi sembra un’interpretazione molto sensata. Questa è una storia che si sviluppa su tanti livelli diversi, e in cui la dimensione socio-politica è senz'altro quella preponderante.

Io l’ho letta un po’ diversamente. Per me è stato un po’ come se il sipario si fosse chiuso con un monito all’insignificanza delle vicende umane dei protagonisti. Vicende che, per quanto grandi, avvincenti e terribili, erano destinate ad essere inghiottite dalla storia e diventare rumore di fondo. L’ho trovato curioso, perché per tutti e quattro gli atti precedenti mi ero convinto che il dottor D'Amblanc, Marie Nozière, Leo Modonnét, persino il Cavaliere d'Yvers, fossero personaggi inventati di sana pianta. E me li sono visti sfumare nel nulla alla fine del quarto atto, per poi ritrovarli nel capitolo finale (più simile ad una postfazione, o ad una post-credit scene) sotto forma di echi, menzioni, citazioni da fonti storiche reali. E con un sorriso amaro mi sono tornate in mente le parole del cavaliere d'Yvers, convinto fino all’ultimo del potere incontrastato della volontà individuale, e dell’impatto di quest’ultima sulle masse e sulla storia umana:

"Mentre attraversava il cortile, Laplace osservò i folli che vagavano senza meta, come pesci in una vasca putrida. Riconobbe Mirabeau, Condorcet, Barère. Ciò che si poteva ottenere da quegli esseri segnati era renderli docili, ed era un’operazione della Volontà. Quando la cura pareva riuscire, in sostanza non si trattava che di questo: folle o non folle, un uomo ha la mente fatta di cera. Se la volontà di un essere superiore, di un uomo nobile e forte si imprime con decisione in tale duttile materia, allora ecco apparire un risultato. Non una rivoluzione, ma la volontà dell’uno che piega la volontà dell’altro, e questo accadeva dalla notte dei tempi."