L'Avversario
by Emmanuel Carrere
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"Il 9 gennaio 1993 Jean-Claude Romand ha ucciso la moglie, i figli e i genitori, poi ha tentato di suicidarsi, ma invano. L'inchiesta ha rivelato che non era affatto un medico come sosteneva e, cosa ancor più difficile da credere, che non era nient'altro. Da diciott'anni mentiva, e quella menzogna non nascondeva assolutamente nulla. Sul punto di essere scoperto, ha preferito sopprimere le persone il cui sguardo non sarebbe riuscito a sopportare. È stato condannato all'ergastolo. Sono entrato in contatto con lui e ho assistito al processo. Ho cercato di raccontare con precisione, giorno per giorno, quella vita di solitudine, di impostura e di assenza. Di immaginare che cosa passasse per la testa di quell'uomo durante le lunghe ore vuote, senza progetti e senza testimoni, che tutti presumevano trascorresse al lavoro, e che trascorreva invece nel parcheggio di un'autostrada o nei boschi del Giura. Di capire, infine, che cosa, in un'esperienza umana tanto estrema, mi abbia così profondamente turbato - e turbi, credo, ciascuno di noi." (Emmanuel Carrère)

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Patrick WildPatrick Wild wrote a review
05
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Arrivo all'Avversario dalla recente lettura de La città dei vivi di Nicola Lagioia, quindi chi avesse letto entrambe le opere potrà capire con quale stato d'animo sarò presumibilmente giunto alla fine del libro di Carrere.

Non avevo letto la trama prima di iniziare, quindi posso candidamente ammettere che mi aspettavo tutt'altro. Bene o male tutti ne usciamo profondamente lacerati. C'è chi commenterà "ma come è possibile che nessuno se ne sia accorto", dando per scontato il proprio punto di vista privilegiato da lettore che assiste alla vicenda a ritroso. Eh no, caro mio, posso scommetterci una birra che anche tu saresti caduto nel grande inganno di Romand.

Non è un giallo, dal momento che sappiamo chi è l'assassino, non è un legal thriller (per dirla alla Grisham)...quindi che cos'è? La domanda è interessante ed affatto scontata. Quel che si può dire è che si tratta, quantomeno, di una prepotente sfida alla Verità. Quella che tutti noi vorremmo perseguire, per dare all'esterno e a noi stessi l'immagine più limpida possibile di se', ma col cui concetto declinato in concreto ci confrontiamo ogni giorno, mettendolo sul piatto della bilancia: la verità è un valore assoluto o può esistere la mezza verità a fin di bene? E per il bene di chi? C'è chi trascorre una vita a domandarselo o cadendo nei medesimi errori. Ed anche chi, come il protagonista, oltre a questo non fa altro che lasciare trascorrere il tempo della propria vita. Non lo invidio, ma comprendo gran parte dei dilemmi che lo affliggono.
FairyjunFairyjun wrote a review
01
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Lupo ben nascosto
L'avversario, storia narrata, non inventata, di Jean Claude Romand, un medico che nel 1993 uccise moglie, figli e genitori provando in seguito a dare fuoco alla propria casa. Questa storia irrompe nella quotidianità di Carrère che sceglie di scriverla in prima persona, dapprima osservandone il processo penale come spettatore, quindi facendo ricerche e successivamente intrapprendendo una corrispondenza epistolare con Romand. Una storia che lo ha incuriosito e scosso tanto nel profondo da farlo camminare per le stesse strade percorse fin dall'infanzia dall'assassino.
La parte più curiosa e più particolare di questo pluriomicida resta la motivazione, tanto incredibile quanto incomprensibile che anche lo stesso Carrère non riesce a darne o intuirne alcuna spiegazione.
Quel medico, schivo ma rispettato che lavora all'Oms, si scopre essere un millantatore da anni. Un bugiardo che inizia a mentire ai genitori fin dall'università e tale menzogna diventa la base, il sedimento per una vita creata ma non vissuta. Romand non era medico, non lo diventò mai, non finì nemmeno l'università ma continuò la sua vita facendo finta, mentendo letteralmente a tutti. E questo fare finta lo accompagnò per altri diciotto anni a seguire. Ebbe nel frattempo una moglie, un'amante, dei figli e degli amici che giurarono e spergiurarono di conoscere un Romand diverso da quello che si palesò durante le indagini. 
Romand visse per anni fingendo di adeguarsi alle richieste della società senza averne la possibilità restando chiuso nell'enorme segreto che si era creato; costruendo una serie di bugie tra scene familiari di normalità e interminabili momenti tra le montagne a non fare nulla pur di giustificare viaggi di lavoro inesistenti.
Allo sgretolarsi della sua identità Romand mette in pratica con logica freddezza gli omici di tutta la sua famiglia, inscenando anche un suicidio.
Al processo Carrère segue la faccenda con un distacco che - personalmente - ho trovato interessante. In tutto il libro egli non cerca di dare una spiegazione alla situazione, se lo vorrà lo farà il lettore, egli traccia i contorni di questa vita di sabbia creata da Romand chiedendosi per lo più se mentiva anche a se stesso oltre che ai suoi cari. Carrère segue il processo interrogando amici allibiti e increduli, rimandendo distaccato da qualsiasi giudizio, cercando invece di conoscere quel boia anche attraverso una corrispondenza epistolare dove viene a conoscenza della sua conversione religiosa - che non capisce se vera o fittizia. 
Il libro è scorrevole, la trama incredibile se si pensa che nulla è finzione ma è tutto preso dalla realtà. 
In quanto lettrice dei fatti accaduti potevo farmi una idea sul criminale, ma alla fine non ci sono riuscita neppure io. Romand mentiva così tanto e da così tanto tempo che forse mentiva anche a sé stesso e la verità, probabilmente, non la conosce nemmeno lui. 
maomao wrote a review
12
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L'adversaire

Conoscevo la storia perché ho visto il film di Nicole Garcia ("L'adversaire", 2002) con Daniel Auteuil, che è appunto tratto proprio da questo romanzo di Emanuele Carrère. Che poi "L'adversaire" è e non è un romanzo. È quello che si definisce come romanzo-verità. È una storia vera, racconta le vicende di Jean-Claude Romand. Nato nel 1954 nel Giura, fino al 1993 vive una esistenza anonima in una cittadina al confine con la Svizzera. Poi il 9 gennaio 1993 uccide la moglie e i figli, poi uccide i genitori e infine ingerisce una dose di barbiturici e dà fuoco alla propria abitazione tentando di uccidere nell'incendio anche se stesso. Ma sopravviverà all'incendio. A questo punto scopriamo la vera storia di Jean-Claude Romand e questa è praticamente incredibile, colpirà Emanuele Carrère così tanto da portarlo a un certo punto a seguire il processo e a entrare in contatto con lo stesso Romand, condannato al carcere a vita. Nascerà una corrispondenza tra i due, alcuni passaggi sono riportati all'interno del romanzo, si incontreranno anche in carcere. Carrère indagherà sulla sua esistenza, ricostruirà le vicende, parlerà con conoscenti e amici di Romand e alla fine scriverà questo romanzo, che esce nel 2000 e in cui l'autore stesso racconta le vicende della esistenza di Romand fino al gennaio 1993 e poi parallelamente seguendo quelle che sono le ricostruzioni del suo profilo psicologico da parte delle forze di polizia e quello che succede durante il processo. Romand studia medicina all'università di Lione, dove conoscerà anche la donna che poi diventerà sua moglie. Soffre già di alcuni disturbi di carattere psicologico che gli hanno creato dei problemi durante gli anni giovanili (inutile qui dire di tutti i vari passaggi, si rimanda alla lettura del libro). Un giorno deve dare l'esame finale del secondo anno di studi, ma non si presenta. Basta questo semplice avvenimento e l'incapacità di dire la verità al riguardo per aprire la via a una vita del tutto inventata, fino a far credere di essere un ricercatore all'OMS (l'organizzazione mondiale della sanità). Sposato e con due figli, tutte le mattine Romand esce di casa e va a "lavorare", mentre in realtà trascorre la sua giornata in auto a leggere oppure a camminare per i boschi. Supera le difficoltà finanziarie facendosi prestare soldi da parenti e amici cui promette importanti e fruttuosi investimenti. La cosa andrà incredibilmente avanti per decenni, finché quando Romand si vedrà messo alle strette, finirà con l'esplodere e diventare un assassino. Chi conosce Carrère sa che con lui si va sul sicuro e che si tratta di un autore, qui secondo me non al suo massimo, che sa raccontare una storia e quello che è il profilo di un personaggio e che quando lo fa, senza nessuna paura, oppure forse proprio perché spaventato, si mette egli stesso in gioco. Perché sta raccontando proprio quella persona? Ricostruisce le vicende e si interroga, si interroga su Romand ma pure su se stesso e la cosa che spaventa, ma forse no, è che in fondo in tante cose ci si finisce con il ritrovare e quella che proviamo non è tanto pena per quest'uomo, giustamente processato e condannato, e ci mancherebbe altro, ma una sorta di fredda inquietudine che poi è la consapevolezza che il genere umano ha delle pulsioni, delle paure che sono comuni e quando non affrontate, quando non condivise, possono crescere dentro se stesso fino a costruire un vero e proprio castello di artifici pure incredibili come nel caso qui raccontato.