L'eleganza del riccio letto da Anna Bonaiuto e Alba Rohrwacher
by Muriel Barbery
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Audiolibro CD Audio formato MP3. Edizione ridotta

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L'ELEGANZA DI ESSERE MOLTO DI PIù

Molto spesso i libri ci chiamano: è quello che mi è successo con L'eleganza del riccio, un libro preso tante volte tra le mie mani e sempre rimesso al suo posto, a volte solo sfogliato, altre letto qualche pagina, ma mai portato a termine.

Questa volta, nonostante il blocco del lettore, l'ho terminato e solo sfogliando l'ultima pagina mi sono resa conto, tra alti e bassi durante la lettura, che è stato il libro perfetto per me in questo momento.

Anche se a volte l'ho trovato pesante nei suoi discorsi filosofici, anzi più che pesante troppo lungo nei su detti discorsi, mi è piaciuto molto perché nonostante non ci fossero tanti colpi di scena, nella sua semplicità discorsiva aveva tante cose da dire e tanti messaggi da cogliere.

La storia è raccontata a due voci, quella della portinaia Renée, intelligente e colta ma che preferisce vivere nel concetto stereotipato che la società borghese le incolla addosso, e quella di Paloma, figlia di un ministro che invece preferisce il suicidio agli agi familiari: tutto si svolge all'interno di un palazzo borghese di Parigi.

Entrambe, pur diverse dal lato anagrafico, in realtà sono molto simili perché nascondono la loro vera personalità con chi non riesce a capirne il vero valore ( la famiglia, il palazzo, la società), mentre in maniera del tutto naturale e spontanea si aprono a chi invece riesce a percepirne il valore ( è il caso di Monsieur Ozu, un ricco giapponese che entrerà a far parte non solo della vita del palazzo ma anche delle due protagoniste).

Un percorso molto introspettivo, una storia che ci fa entrare nell'intimo di queste due donne che attraverso il quotidiano ci danno dei messaggi importanti: non reprimere mai ciò che si è solo perché la società lo impone, credere in sé stessi sempre perché poi arriverà sempre qualcuno che apprezzerà ciò che sei conoscendoti realmente nel profondo (il titolo rimanda proprio a questo concetto), di come l'apparenza inganna sia per quanto riguarda la "serenità" borghese, sia per la vita più umile.

Entrambe le protagoniste imparano insieme a spiegare le ali e a rendere tutto ciò che per la massa può sembrare superficiale o di poco conto, una bellezza eterna che rende piena ogni singola vita.

L'ho considerato un inno alla vita, fatto di piccole cose vissute ma che per chi riesce a cogliere il suo valore, le rende grandi e uniche.

Merita una lettura, a differenza del film che invece ho trovato abbastanza superficiale.


Simona MorlinoSimona Morlino wrote a review
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Simona MorlinoSimona Morlino wrote a review
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NatNat wrote a review
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Alla ricerca del sempre nel mai.
Ecco una di quelle letture che se dici in giro di non aver fatto, alimentano sguardi di disapprovazione profonda.
Non scelgo mai di leggere un libro in base al successo del momento, per cui anche quando si tratta di veri e propri casi letterari li prendo in mano quando ormai quasi tutti non ne parlano più. Per L’Eleganza del riccio sono trascorsi 15 anni dalla pubblicazione in Francia e ringrazio di aver avuto l’occasione di leggerlo in questo periodo della mia vita.
Ai tempi fu un vero successo ma in tanti, se provo ancora a chiedere oggi, non lo hanno amato. E capisco solo parzialmente le ragioni di questo mancato apprezzamento. Probabilmente deriva dal non essere arrivati fino in fondo con la lettura. L’incipit effettivamente risulta di forte impatto e senza raccontare troppo, devo ammettere di aver trovato la lettura faticosa nella prima parte. Andando avanti c’è però molto di cui far tesoro.
All’inizio il testo può infatti risultare di difficile comprensione dati i lunghi e articolati periodi, le dissertazioni filosofiche eccessive. Uno stile più snello avrebbe sicuramente aiutato anche ad apprezzare maggiormente l’introduzione delle due figure principali, che vengono subito presentate in maniera estremizzata, inverosimile.
Il personaggio di Renèè–Portinaia-intellettuale, può anche risultare realistico. Mi ha affascinata molto con questo suo aspetto trasandato e con il suo fare ritroso che, pur rispecchiando fedelmente lo stereotipo della portinaia, utilizza a protezione della sua più intima e reale essenza, proprio come un riccio con la sua corazza acuminata.
Ma la figura di Palome–Adolescente-cinica che sembra aver capito già tutto della vita a soli 12 anni, no. l suoi Pensieri profondi e le riflessioni che appunta sul suo Diario del movimento del mondo, li ho trovati decisamente eccessivi.
Ad un certo punto però, ecco che appare la figura di Monsieur Ozu, il nuovo inquilino giapponese; il ritmo della narrazione cambia e la storia si fa più essenziale. Inizia un rapporto di stima e amicizia sincera tra i tre personaggi (cade il muro delle “ostilità” tra generazioni e classi sociali) e il testo si fa più ritmico e comprensibile, rendendo la lettura della seconda parte del libro più piacevole.
Nel complesso, ritengo che questo libro sia ironico e commovente e costellato di tanti piccoli gioielli. I riferimenti a vari aspetti della cultura giapponese arricchiscono il testo in maniera particolare. Ma c’è una cosa che più di tutte mi ha fatto apprezzare questa lettura:
“La ricerca dei sempre nei mai. Della bellezza, qui, in questo mondo”.
Un concetto che si fa filo conduttore e che si dipana durante la narrazione della quotidianità dei protagonisti, concretizzandosi nella ricerca dei piaceri e della bellezza della vita nelle opere d’arte, nella musica, nei libri e nei personaggi dei libri, nonché nella natura degli oggetti, degli alberi, della luce del sole, delle camelie. Alcuni passi descrittivi di questo “piacere”, mi hanno incantata, come il riferimento al Levin di Tolstoj o ai monti di Kyoto color flan di azuki de Le sorelle Munekata.
L’epilogo esalterà infine, per quanto amaramente, l’importanza della condivisione di questi “piaceri della vita” e del peso che questa condivisione comporta nelle relazioni sentimentali di amicizia e di amore.