L'eleganza del riccio
by Muriel Barbery
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Siamo a Parigi in un elegante palazzo abitato da famiglie dell'alta borghesia. Dalla sua guardiola assiste allo scorrere di questa vita di lussuosa vacuità la portinaia Renée, che appare in tutto e per tutto conforme all'idea stessa della portinaia: grassa, sciatta, scorbutica e teledipendente. Invece, all'insaputa di tutti, Renée è una coltissima autodidatta, che adora l'arte, la filosofia, la musica, la cultura giapponese. Poi c'è Paloma, la figlia di un ministro ottuso; dodicenne geniale, brillante e fin troppo lucida che, stanca di vivere, ha deciso di farla finita (il 16 giugno, giorno del suo tredicesimo compleanno, per l'esattezza). Fino ad allora continuerà a fingere di essere una ragazzina mediocre e imbevuta di sottocultura adolescenziale come tutte le altre. Due personaggi in incognito, quindi, diversi eppure accomunati dallo sguardo ironicamente disincantato, che ignari l'uno dell'impostura dell'altro si incontreranno grazie all'arrivo di monsieur Ozu, un ricco giapponese, il solo che saprà smascherare Renée e il suo antico, doloroso segreto.

Nat's Review

NatNat wrote a review
01
Alla ricerca del sempre nel mai.
Ecco una di quelle letture che se dici in giro di non aver fatto, alimentano sguardi di disapprovazione profonda.
Non scelgo mai di leggere un libro in base al successo del momento, per cui anche quando si tratta di veri e propri casi letterari li prendo in mano quando ormai quasi tutti non ne parlano più. Per L’Eleganza del riccio sono trascorsi 15 anni dalla pubblicazione in Francia e ringrazio di aver avuto l’occasione di leggerlo in questo periodo della mia vita.
Ai tempi fu un vero successo ma in tanti, se provo ancora a chiedere oggi, non lo hanno amato. E capisco solo parzialmente le ragioni di questo mancato apprezzamento. Probabilmente deriva dal non essere arrivati fino in fondo con la lettura. L’incipit effettivamente risulta di forte impatto e senza raccontare troppo, devo ammettere di aver trovato la lettura faticosa nella prima parte. Andando avanti c’è però molto di cui far tesoro.
All’inizio il testo può infatti risultare di difficile comprensione dati i lunghi e articolati periodi, le dissertazioni filosofiche eccessive. Uno stile più snello avrebbe sicuramente aiutato anche ad apprezzare maggiormente l’introduzione delle due figure principali, che vengono subito presentate in maniera estremizzata, inverosimile.
Il personaggio di Renèè–Portinaia-intellettuale, può anche risultare realistico. Mi ha affascinata molto con questo suo aspetto trasandato e con il suo fare ritroso che, pur rispecchiando fedelmente lo stereotipo della portinaia, utilizza a protezione della sua più intima e reale essenza, proprio come un riccio con la sua corazza acuminata.
Ma la figura di Palome–Adolescente-cinica che sembra aver capito già tutto della vita a soli 12 anni, no. l suoi Pensieri profondi e le riflessioni che appunta sul suo Diario del movimento del mondo, li ho trovati decisamente eccessivi.
Ad un certo punto però, ecco che appare la figura di Monsieur Ozu, il nuovo inquilino giapponese; il ritmo della narrazione cambia e la storia si fa più essenziale. Inizia un rapporto di stima e amicizia sincera tra i tre personaggi (cade il muro delle “ostilità” tra generazioni e classi sociali) e il testo si fa più ritmico e comprensibile, rendendo la lettura della seconda parte del libro più piacevole.
Nel complesso, ritengo che questo libro sia ironico e commovente e costellato di tanti piccoli gioielli. I riferimenti a vari aspetti della cultura giapponese arricchiscono il testo in maniera particolare. Ma c’è una cosa che più di tutte mi ha fatto apprezzare questa lettura:
“La ricerca dei sempre nei mai. Della bellezza, qui, in questo mondo”.
Un concetto che si fa filo conduttore e che si dipana durante la narrazione della quotidianità dei protagonisti, concretizzandosi nella ricerca dei piaceri e della bellezza della vita nelle opere d’arte, nella musica, nei libri e nei personaggi dei libri, nonché nella natura degli oggetti, degli alberi, della luce del sole, delle camelie. Alcuni passi descrittivi di questo “piacere”, mi hanno incantata, come il riferimento al Levin di Tolstoj o ai monti di Kyoto color flan di azuki de Le sorelle Munekata.
L’epilogo esalterà infine, per quanto amaramente, l’importanza della condivisione di questi “piaceri della vita” e del peso che questa condivisione comporta nelle relazioni sentimentali di amicizia e di amore.
NatNat wrote a review
01
Alla ricerca del sempre nel mai.
Ecco una di quelle letture che se dici in giro di non aver fatto, alimentano sguardi di disapprovazione profonda.
Non scelgo mai di leggere un libro in base al successo del momento, per cui anche quando si tratta di veri e propri casi letterari li prendo in mano quando ormai quasi tutti non ne parlano più. Per L’Eleganza del riccio sono trascorsi 15 anni dalla pubblicazione in Francia e ringrazio di aver avuto l’occasione di leggerlo in questo periodo della mia vita.
Ai tempi fu un vero successo ma in tanti, se provo ancora a chiedere oggi, non lo hanno amato. E capisco solo parzialmente le ragioni di questo mancato apprezzamento. Probabilmente deriva dal non essere arrivati fino in fondo con la lettura. L’incipit effettivamente risulta di forte impatto e senza raccontare troppo, devo ammettere di aver trovato la lettura faticosa nella prima parte. Andando avanti c’è però molto di cui far tesoro.
All’inizio il testo può infatti risultare di difficile comprensione dati i lunghi e articolati periodi, le dissertazioni filosofiche eccessive. Uno stile più snello avrebbe sicuramente aiutato anche ad apprezzare maggiormente l’introduzione delle due figure principali, che vengono subito presentate in maniera estremizzata, inverosimile.
Il personaggio di Renèè–Portinaia-intellettuale, può anche risultare realistico. Mi ha affascinata molto con questo suo aspetto trasandato e con il suo fare ritroso che, pur rispecchiando fedelmente lo stereotipo della portinaia, utilizza a protezione della sua più intima e reale essenza, proprio come un riccio con la sua corazza acuminata.
Ma la figura di Palome–Adolescente-cinica che sembra aver capito già tutto della vita a soli 12 anni, no. l suoi Pensieri profondi e le riflessioni che appunta sul suo Diario del movimento del mondo, li ho trovati decisamente eccessivi.
Ad un certo punto però, ecco che appare la figura di Monsieur Ozu, il nuovo inquilino giapponese; il ritmo della narrazione cambia e la storia si fa più essenziale. Inizia un rapporto di stima e amicizia sincera tra i tre personaggi (cade il muro delle “ostilità” tra generazioni e classi sociali) e il testo si fa più ritmico e comprensibile, rendendo la lettura della seconda parte del libro più piacevole.
Nel complesso, ritengo che questo libro sia ironico e commovente e costellato di tanti piccoli gioielli. I riferimenti a vari aspetti della cultura giapponese arricchiscono il testo in maniera particolare. Ma c’è una cosa che più di tutte mi ha fatto apprezzare questa lettura:
“La ricerca dei sempre nei mai. Della bellezza, qui, in questo mondo”.
Un concetto che si fa filo conduttore e che si dipana durante la narrazione della quotidianità dei protagonisti, concretizzandosi nella ricerca dei piaceri e della bellezza della vita nelle opere d’arte, nella musica, nei libri e nei personaggi dei libri, nonché nella natura degli oggetti, degli alberi, della luce del sole, delle camelie. Alcuni passi descrittivi di questo “piacere”, mi hanno incantata, come il riferimento al Levin di Tolstoj o ai monti di Kyoto color flan di azuki de Le sorelle Munekata.
L’epilogo esalterà infine, per quanto amaramente, l’importanza della condivisione di questi “piaceri della vita” e del peso che questa condivisione comporta nelle relazioni sentimentali di amicizia e di amore.