L'elenco telefonico di Atlantide
by Tullio Avoledo
(*)(*)(*)(*)( )(1,612)
La Cassa di credito cooperativo del Tagliamento e del Piave, nel cui ufficiolegale lavora Giulio Rovedo, il protagonista, viene repentinamente assorbitada Bancaalleanza. Amon Gottman, l'uomo che ha guidato la fusione, è una figuraspietata e ambigua. Cecilia Mazzi, il nuovo capo del personale, circuisceRovedo e fa in modo che la cosa giunga alle orecchie della moglie di lui, chenon esita a metterlo alla porta. Ma dietro questo inspiegabile comportamentonon si cela un modo per far fuori un dipendente scomodo, ma qualcosa di moltopiù misterioso, e infatti proprio lo stabile dove Giulio Rovedo stabilisce ilsuo alloggio temporaneo diviene l'epicentro di strani accadimenti.

All Reviews

258 + 11 in other languages
ChángjǐnglùChángjǐnglù wrote a review
00
Noiosissimo
Lo butto ...
AlbertozetaAlbertozeta wrote a review
14
(*)(*)( )( )( )
Spoiler Alert
"L'elenco telefonico di Atlantide" è uno di quei romanzi che ti traggono in inganno partendo bene per poi scivolare a un livello sconsolante di mediocrità quando diventa troppo tardi per chiudere il libro e lasciar perdere.
Dopo una cinquantina di pagine tutto sommato interessanti, incentrate sull'acquisizione di una piccola banca da parte di un grande istituto di credito più vicina alla carneficina che a un passaggio di proprietà, Avoledo si lancia infatti in un "all-in" confusissimo nel quale, ignorando il principio per cui less is more, troviamo via via:
- la fonte miracolosa dell'eterna giovinezza;
- il culto degli dei egizi;
- il santo graal;
- le ricerche esoteriche del nazismo;
- i campi di concentramento;
- le porte dimensionali;
- Matrix;
che rendono il racconto oltre che confuso e frammentario anche incredibilmente prevedibile.
Per farla breve, esaurito l'argomento che conosce bene, la banca, Avoledo non sa più che pesci pigliare e perde il timone della navigazione.
Non l'aiutano certo i mediocrissimi personaggi anche perché il contrasto che si genera tra il protagonista lagnoso, rigido e insopportabile e le macchiette, caricaturali al limite del parodistico che lo circondano non genera chimica ma finisce per confondere il lettore e buttare giù a spallate un impianto narrativo già di per sé pericolante.
Le cose finiscono per trascinarsi in un accumulo generato al solo scopo di far volume in pagine; le situazioni camminano pericolosamente sul confine che divide il cretino dal banale, ora di qui, ora di lì, mentre i personaggi, posticci oltre ogni dire, non ponendosi mai le domande giuste e logiche che una persona normodotata si porrebbe per correggere la rotta di uno sviluppo che va contro tutte le leggi della fisica e della termodinamica, lasciano che la faccenda culmini in un finale quanto di più campato in aria si possa immaginare.

Romanzo non brutto: bruttissimo. O per essere positivi, uno straordinario esempio di come non si debba scrivere fiction.