L'eroe dei due mari
by Giuliano Pavone
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Taranto, la città dei due mari, dei tre ponti e dello stabilimento siderurgico più grande d’Europa, con record in fatto di inquinamento e morti bianche. Taranto, periferia da sempre, viene portata da un clamoroso evento sportivo al centro dell’attenzione mondiale, dibattendosi fra velleitari sogni d... More

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FrancyFrancy wrote a review
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Raffaello FerranteRaffaello Ferrante wrote a review
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recensito per Mangialibri
mangialibri.com/node/8030

Il giornalista tarantino Giuliano Pavone, al contrario del suo campione brasiliano che si autoretrocede in Prima Divisione per un voto religioso, compie viceversa il balzo verso la consacrazione letteraria in Serie A grazie a questa spassosissima e avvincente opera prima...
Chiarastella MuscoChiarastella Musco wrote a review
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BEATO IL PAESE CHE NON HA BISOGNO DI EROI
"La presenza di Gaia l'aveva inconsciamente spinto a osservare quella strada, che pure conosceva a memoria, con gli occhi di un forestiero. Ciò di cui si accorse non gli piacque affatto. Vide periferie degradate, prive di servizi essenziali e di senso logico, palazzi progettati da architetti sadici. E poi una strada stretta, trafficata, malridotta, esausta, sconnessa, assediata da sterpaglie incolte, dove ognuno gettava il suo rifiuto, sacchetti di plastica e soprattutto bottiglie di Raffo, il vero tratto distintivo di un paesaggio altrimenti anonimo. Pierangelo sentiva crescere dentro di sè un enorme senso di colpa. Era come se quel monumento all'incuria e alla precarietà fosse la sua casa, e come se tutti quelli che gli tagliavano la strada in moto senza casco fossero tanti lui stesso e non i cafoni con cui gli era capitato in sorte di vivere". Un libro che è una struggente dichiarazione d'amore per la propria città ed al tempo stesso un disperato grido di dolore per la sua sorte ed il suo destino. Un libro in cui ogni tarantino non può non riconoscersi indipendentemente dalla passione per il calcio, perchè ognuno di noi in fondo è fiero di essere tarantino "...che quando qualcuno dice cose brutte di Taranto, a me mi dispiace, e io cerco di portarmi sempre bene così vedono che pure noi siamo brave persone...". Un libro che, però, è anche un atto di accusa senza scampo per il menefreghismo della cosiddetta "società civile", troppo occupata a cercare sicurezza ed appagamento nei piccoli riti di ostentazione di cui una piccola città del sud è così prodiga, per passare dalla politica del "piangersi addosso" a quella dell'impegno concreto. Ebbene sì, siamo tutti un pò colpevoli, e speriamo che un giorno, anche se non verrà nessun eroe a salvarci, riusciremo a riscoprire, tutti, "un senso di appartenenza sano, positivo, che non puzzi di autarchia nè di becero campanilismo". Spero di esserci il giorno in cui finalmente tutti i tarantini, ma perchè no (viva l'ottimismo) tutti gli uomini e le donne del Sud, capiranno "che nessuno verrà a salvarli se non saranno loro, per primi a mettersi in gioco, dissotterrando il latente ma innegabile amore per la propria città e anteponendolo all'inerzia e alle recriminazioni di sempre"