L'idiota in politica
by Lynda Dematteo
(*)(*)(*)(*)( )(38)
Alla fine degli anni ottanta, quando gli elettori lombardi sanzionano l'arroganza e la corruzione della classe politica votando per la Lega Nord, si fanno sedurre dall'intemperanza anche lessicale di Umberto Bossi. La sua "idiozia" politica, le maschere che di volta in volta indossa diventano la chiave del suo successo. Il suo stile verbale rievoca il buffone della tradizione medievale, non rispettando niente e nessuno, e deridendo a più riprese le istituzioni. Con lui la pratica politica smarrisce ogni riferimento di senso, diventando una giravolta di annunci, minacce, promesse e intenzioni, in una parola "spettacolo". Il suo linguaggio e le sue maniere rimandano ai personaggi della Commedia dell'arte: il politico Bossi si trasfigura nella maschera Bossi. Come emerge da questo approccio etnografico, la Lega Nord non si limita a rappresentare le maschere più profonde dell'immaginario collettivo attraverso l'invenzione di un linguaggio tutto "suo", ma ha campo libero per fare politica nel senso più classico del termine, cioè creando miti. La Lega si dimostra più gramsciana della sinistra, conquistando l'egemonia culturale e investendo in modo ramificato tutti i settori della società. La semplicità lessicale, popolare e dialettale agìta contro l'arroganza delle classi colte e urbane si trasforma nel suo contrario: l'arroganza della semplicità.

All Reviews

12 + 1 in other languages
Il Lavoro CulturaleIl Lavoro Culturale wrote a review
00
Una risata li seppellirà. O forse no.
Il testo di Lynda Dematteo L’idiota in Politica. Antropologia della Lega Nord, uscito nel 2011 per la casa editrice Feltrinelli, catapulta il lettore direttamente all’interno del fenomeno Lega Nord che, tra scandali, investimenti in Tanzania e pulizie di Pasqua in salsa padana, oggi più che mai costituisce un oggetto di riflessione estremamente attuale.

L’antropologo, in genere, si occupa di alterità, di flussi migratori, delle nuove forme del vivere la socialità in un contesto dove la differenza è pane quotidiano. L’antropologo analizza le condizioni socio-politico-culturali di coloro che Pasolini chiamava gli ultimi, e prima Antonio Gramsci e poi Alberto Mario Cirese hanno descritto ed analizzato in quanto classi subalterne. Difficilmente però questi scritti vengono letti dalle masse o quantomeno conosciuti da un pubblico che vada oltre lo specialismo accademico. Il piatto in gioco non è in questo caso la ricerca di sbocchi lavorativi che legittimino “l’essere antropologo” ma nello specifico la mancanza di un riconoscimento condiviso della propria figura di analista sociale. La grande distribuzione della macchina editoriale Feltrinelli e la presentazione del libro in diretta TV all’interno del programma di Gad Lerner (oltre ad essere suo sponsor, ha firmato anche la prefazione all’edizione italiana), hanno creato un trampolino mediatico che ha fatto conoscere L’idiota in Politica al grande pubblico.

Merito di questo successo antropologico è sicuramente dato dall’oggetto della ricerca: oltre ad essere tema tremendamente corrente dopo anni dalla prima stesura [1], lo stesso partito del Carroccio ha contribuito ad alimentarne il successo. Infastiditi da un titolo facilmente (in)fraintendibile, le camicie verdi nella più lineare delle commedie, hanno performato il modello politico che li contraddistingue e che è ben descritto nelle pagine del libro che il sindaco di Sesto Calende ha deciso di non far leggere ai suoi concittadini, eliminandolo “tecnicamente” dalla biblioteca comunale. Egli non ha impedito l’arrivo del volume, oppure, in maniera più plateale, una censura ufficiale del testo: queste sarebbero state etichettate come pratiche da ventennio fascista. La messa al “bando tecnica” attuata da quel furbone del sindaco del Varesotto è consistita in una macchinazione degna dei migliori film di Totò: secondo quanto riportato dai media, il primo cittadino avrebbe infatti escogitato una turnazione continua per il prestito del libro tra i membri del partito, così da farlo sparire dagli scaffali della biblioteca fino a data da destinarsi.

Continua su
lavoroculturale.org/spip.php?article236
pepearmandopepearmando wrote a review
32
(*)(*)(*)(*)(*)
l'idiota in politica
L’idiota in politica è, per definizione, chi non si allea con nessuno. ABSIT INIURIA VERBIS, dunque. Lynda Dematteo, introdotta nel circuito intellettuale italiano da Gad Lerner (che cura la prefazione al volume) attraverso “L’Infedele”, frequenta per un anno, sul finire dei ’90, la sede provinciale della Lega Nord di Bergamo. Il reportage che ne scrive trascende il puro giornalismo d’inchiesta, espandendosi, per li rami, nella sociologia politica e, segnatamente, nell’antropologia politica ma non lambendo la filosofia politica, poiché il pensiero leghista è estremamente debole, quasi evanescente. Nell’introduzione l’autrice esplicita le proprie basi metodologiche e dice “mi sono basata su concetti elaborati dagli antropologi africanisti della Scuola di Manchester” (pag. 21). Procediamo nella lettura, traendone l’essenziale. Poco dopo, nel primo paragrafo del primo capitolo, parlando della “voce della rivolta”, analizza la spontaneità del linguaggio leghista, che trova “pieno di stereotipi tanto linguistici tanto sociali. Le dicotomie semantiche impiegate tratteggiano un mondo manicheo i cui i nemici sono chiaramente identificati” (pag. 25). Sia detto per inciso che l’apologia del luogo comune (ovunque presente in Italia) è stata studiata da Alberto Arbasino in molti scritti. Poi l’autrice passa in rassegna i volumi (al contempo descrittivi e propagandistici del fenomeno leghista) del compianto Daniele Vimercati e di Gian Antonio Stella. Espone, dettagliatamente, la nascita della Lega come partito politico che si dice antisistema, non essendolo affatto. Anzi, dalla pratica interna, risulta un partito leninista, data l’assenza di democrazia e/o di democraticità. Umberto Bossi (in gioventù squattrinato perditempo), politico leghista per antonomasia, usa gli stessi schemi di comunicazione verbale ed iconica di maschere della commedia dell’arte o popolane come Arlecchino e Gioppino (dal triplice gozzo a causa della pellagra, malattia che rende matti) per sovvertire sistematicamente la realtà ed affibbiare agli altri le accuse che contro lui sono usate. Attraverso l’abitudine carnevalesca, molto diffusa nel Nord Italia, del ribaltamento della realtà, in cui gli scemi del villaggio comandano ed ai matti è permesso dire di tutto, Bossi attua continui détournements (sviamenti o deviamenti), come la Dematteo finemente dice.
millericciolimillericcioli wrote a review
48
(*)(*)(*)( )( )
un partito di lotta e di governo (contemporaneamente)
Adesso che i popoli primitivi sono scomparsi, incalzati dai telefonini e dai satellitari, agli antropologi non resta altro da fare che studiare fenomeni altrettanto interessanti come il popolo lumbard che vota Lega.
Come ha potuto un “idiota” come Bossi, diventare credibile per milioni di persone? Uno “bugiardo come un arabo mentitore” (Gianfranco Miglio). Un nullafacente ignorante che a 35 anni cercava ancora di conseguire una laurea che non ha mai ottenuto, che si faceva mantenere dalla moglie millantando un lavoro che non aveva?
Perché è un idiota, come tutti quelli della Lega, sostiene l’antropologa. Che non esprime un giudizio, per carità! “Idiota” per i greci era chi rimaneva chiuso nella sua caverna, non si apriva al mondo. Idiota è anche il giullare, la maschera.
Bossi, come il giullare di corte, può dire tutto quello che vuole, mostrare il dito medio come un trofeo, e farsi intervistare in ciabatte e canottiera.

Le contraddizioni di Bossi sono le stesse della Lega: un leader secessionista diventa ministro dello Stato dal quale vuole liberarsi, ma dove si è visto, si chiede la Dematteo.
Bossi ha guadagnato il suo consenso urlando contro la corruzione dei Palazzi e di Roma Ladrona e poi appena ha potuto ha arraffato peggio dei socialisti. Un esempio per tutti: ha sistemato a Bruxelles il fratello Franco, di professione meccanico a Fagnano Olona e privo di titoli di studio.

Devo riconoscere che Bossi non è idiota per niente, al contrario è un grande furbacchione, che ha saputo trasformare in elementi unificanti le sue caratteristiche come l'arroganza, volgarità e soprattutto ignoranza.
Il peccato più grosso, però, è aver generato un figlio come il Trota. Questa non glie lo perdono.


p.s.
Il libro non parla dei finanziamenti fatti avere alla scuola privata di Lady Bossi (baby pensionata, alla faccia mia ) perché non erano ancora venuti fuori
ilgiornale.it/interni/dono_lady_bossi_arrivano_800mila_euro_scuola_padana/12-07-2010/articolo-id=460214-page=0-comments=1)
il mondo deve sapere!
Giovanni CaporaleGiovanni Caporale wrote a review
04
(*)(*)(*)(*)( )