L'iguana
by Anna Maria Ortese
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«Nessuno scrittore ha insegnato all'Ortese questa callida acredine del discorrere, quella volatile furia e insieme quella macerazione labirintica che danno, fin dalle prime pagine, una letizia aspra, inquieta, insonne e insieme allucinatoria. Il linguaggio letterario è l'ultima e definitiva forma di incantamento, di carmen, l'ultima formula che agisce e costringe l'inesistente a esistere; e l'incantesimo dell'Iguana, appunto, agisce. Volendo, si può chiamare ‘romanzo' questo libro; ma forse è inutile. Ha qualcosa della fiaba, e insieme della ballata, della filastrocca, dell'incubo, del sogno, del delirio; appunto, è un incantesimo che agisce». Giorgio Manganelli

Enrico Sapienza's Review

Enrico SapienzaEnrico Sapienza wrote a review
26
(*)(*)(*)(*)( )
Preziosissimo

Il libro si apre con una risata, quella priva di malizia di Daddo, dalla parte dei giusti, ridenti, pragmatici e semplici lombardi. Il libro ride, in effetti, in larga parte, tintinna di suoni metallici -tutto è metallico, in realtà, tutto è prezioso come in uno smagliante dipinto di Carlo Crivelli: pare proprio un Crivelli, questo libro dal linguaggio di smalto, che corre tra le mani come fili di perle, di una rara raffinatezza. Ecco che, come nei Crivelli, le pieghe delle vesti sono esatte, come tagliate, incise dal bulino di Ortese orafa, le mani si atteggiano in gesti tanto eleganti quanto inquietanti, perché innaturali -parola pericolosa!-, il fondo oro trasfigura le scene trasportandole in Paradiso -ci sarà Estellita?- e, ad un tratto, fra le dita allungate ed i perfetti volti ovali dagli sguardi fissi, si installa prepotentemente la spiazzante presenza di un bassorilievo di teste e teschi umani: l’Iguana. 

Allora sì, la risata di apertura è fresca e ingenua, ma poi diventa la risata di fuga, la risata isterica di chi non ha altre armi con cui divincolarsi dalla morsa del disagio. 

Il Crivelli è forse diventato un Bramantino, con il corpo verde del rospo -dell’Iguanuccia- morto in primo piano. Quel corpo verde, dal cuore verde, ride e riderà alla fine “con cuore disumano ed insensibile a tutto”; sappiamo, però, che la spettatrice di questa inquietante risata non ha capito niente e che noi lettori non siamo sicuri di aver capito più di lei e proviamo, al pari della villeggiante, una mai sopita inquietudine di fronte ai gesti, alle azioni, alle parole e alla sola figura dell’Iguanuccia: innocente creaturina o figlia del Male, non sappiamo. 

I gioielli di Crivelli e il mostro di Bramantino convivono per gran parte del libro e poi ecco che una repentina metamorfosi trasforma la visione insolita, ma pur sempre cristallina, in un fumoso delirio che non poco mi ha ricordato “La civetta cieca” di Hedayat e che, volendo proseguire in questo gioco di rimandi all’arte figurativa, potrei andare a paragonare a qualche confusa illusione di Dalì. 

Estrellita, creaturina sola! Tanta pietà mi hai messo in petto, con i tuoi sassolini, le tue manine, la tua testolina, i tuoi strazianti diminutivi che ti mostrano piccola e inerme; tanti pensieri mi hai dato, Daddo, poiché ho assistito al tuo perderti, alla progressiva ed inesorabile contaminazione del tuo animo semplice da parte dei tristi e soli e complicati demoni di Ocaña.


Enrico SapienzaEnrico Sapienza wrote a review
26
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Preziosissimo

Il libro si apre con una risata, quella priva di malizia di Daddo, dalla parte dei giusti, ridenti, pragmatici e semplici lombardi. Il libro ride, in effetti, in larga parte, tintinna di suoni metallici -tutto è metallico, in realtà, tutto è prezioso come in uno smagliante dipinto di Carlo Crivelli: pare proprio un Crivelli, questo libro dal linguaggio di smalto, che corre tra le mani come fili di perle, di una rara raffinatezza. Ecco che, come nei Crivelli, le pieghe delle vesti sono esatte, come tagliate, incise dal bulino di Ortese orafa, le mani si atteggiano in gesti tanto eleganti quanto inquietanti, perché innaturali -parola pericolosa!-, il fondo oro trasfigura le scene trasportandole in Paradiso -ci sarà Estellita?- e, ad un tratto, fra le dita allungate ed i perfetti volti ovali dagli sguardi fissi, si installa prepotentemente la spiazzante presenza di un bassorilievo di teste e teschi umani: l’Iguana. 

Allora sì, la risata di apertura è fresca e ingenua, ma poi diventa la risata di fuga, la risata isterica di chi non ha altre armi con cui divincolarsi dalla morsa del disagio. 

Il Crivelli è forse diventato un Bramantino, con il corpo verde del rospo -dell’Iguanuccia- morto in primo piano. Quel corpo verde, dal cuore verde, ride e riderà alla fine “con cuore disumano ed insensibile a tutto”; sappiamo, però, che la spettatrice di questa inquietante risata non ha capito niente e che noi lettori non siamo sicuri di aver capito più di lei e proviamo, al pari della villeggiante, una mai sopita inquietudine di fronte ai gesti, alle azioni, alle parole e alla sola figura dell’Iguanuccia: innocente creaturina o figlia del Male, non sappiamo. 

I gioielli di Crivelli e il mostro di Bramantino convivono per gran parte del libro e poi ecco che una repentina metamorfosi trasforma la visione insolita, ma pur sempre cristallina, in un fumoso delirio che non poco mi ha ricordato “La civetta cieca” di Hedayat e che, volendo proseguire in questo gioco di rimandi all’arte figurativa, potrei andare a paragonare a qualche confusa illusione di Dalì. 

Estrellita, creaturina sola! Tanta pietà mi hai messo in petto, con i tuoi sassolini, le tue manine, la tua testolina, i tuoi strazianti diminutivi che ti mostrano piccola e inerme; tanti pensieri mi hai dato, Daddo, poiché ho assistito al tuo perderti, alla progressiva ed inesorabile contaminazione del tuo animo semplice da parte dei tristi e soli e complicati demoni di Ocaña.


Comments

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Che bella recensione, Enrico! La Ortese mi interessa, ma temo un po' la sua scrittura onirica.
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Che bella recensione, Enrico! La Ortese mi interessa, ma temo un po' la sua scrittura onirica.
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Oh, grazie mille, Emilio. Prima di questo avevo letto solo "Il mare non bagna Napoli" e mi son ritrovato tra le mani un libro completamente inaspettato, ma che mi è molto piaciuto!
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Oh, grazie mille, Emilio. Prima di questo avevo letto solo "Il mare non bagna Napoli" e mi son ritrovato tra le mani un libro completamente inaspettato, ma che mi è molto piaciuto!