L'inferno è una buona memoria
by Michela Murgia
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Da una lettura a una vita: gli scrittori italiani raccontano del mondo e di sé partendo da un libro. Questa è "PassaParola". Quanto somiglia Cabras, Sardegna, paese natale di Michela Murgia, ad Avalon, Britannia, luogo mitico legato a Re Artù? Come Morgana, Igraine e Viviana, le “Signore del Lago”, hanno il potere di sollevare le nebbie con le loro parole, influenzare e curare le vite dei cavalieri della Tavola Rotonda, così Michela Murgia, nata in mezzo alle acque di Cabras, ha il potere di sollevare le nebbie intorno alle storie e alle idee che stanno alla base dei suoi romanzi e dei suoi saggi: la versione delle donne, la versione degli uomini, la versione di Dio. In un viaggio che comincia in mezzo al mare e in mezzo al mare ritorna, Michela Murgia, una delle maggiori scrittrici italiane, racconta come e perché è diventata femminista, come e perché ha cominciato a temere le gerarchie religiose, come e perché non ha mai smesso di giocare di ruolo nel mondo magico di Lot, come e perché certi libri che ci hanno fatto crescere, in effetti, li abbiamo mangiati più che letti, e soprattutto come e perché creare ogni giorno il mondo che ci circonda è un gesto politico.

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Quanto somiglia Cabras, Sardegna, paese natale di Michela Murgia, ad Avalon, Britannia, luogo mitico legato a Re Artù? Come Morgana, Igraine e Viviana, le "Signore del Lago", hanno il potere di sollevare le nebbie con le loro parole, influenzare e curare le vite dei cavalieri della Tavola Rotonda, così Michela Murgia, nata in mezzo alle acque di Cabras, ha il potere di sollevare le nebbie intorno alle storie e alle idee che stanno alla base dei suoi romanzi e dei suoi saggi: la versione delle donne, la versione degli uomini, la versione di Dio. In un viaggio che comincia in mezzo al mare e in mezzo al mare ritorna, Michela Murgia, una delle maggiori scrittrici italiane, racconta come e perché è diventata femminista, come e perché ha cominciato a temere le gerarchie religiose, come e perché non ha mai smesso di giocare di ruolo nel mondo magico di Lot, come e perché certi libri che ci hanno fatto crescere, in effetti, li abbiamo mangiati più che letti, e soprattutto come e perché creare ogni giorno il mondo che ci circonda è un gesto politico.

Quello che mi è piaciuto di più di questo libro non è tanto la rilettura/riscrittura in sé del capolavoro «Le nebbie di Avalon» di Marion Zimmer Bradley, quanto le riflessioni che si innescano da una critica che la Murgia fa al testo. Una lettura femminista, in cui la storia dei Cavalieri della Tavola Rotonda viene raccontata dal punto di vista femminile.

«Ginevra è di Artù o è di Lancillotto, ma non è mai Ginevra e basta. Morgana, che invece è Morgana in sé, è la negazione totale di questa dipendenza simbolica. Il punto in cui Ishiguro e Zimmer Bradley si incontrano esplicitamente è quella nebbia che entrambi utilizzano come espediente narrativo, una nebbia che ottunde la consapevolezza più che la memoria, metafora della distanza tra sé e la coscienza di sé. Dietro la nebbia di Ishiguro c’è il doloroso ricordo di un tradimento personale e di uno sterminio collettivo, dietro quella di Zimmer Bradley c’è l’esistenza dell’isola di Avalon, un altro mondo possibile, ma entrambe le nebbie dicono la stessa cosa: esiste un rischio nel non farsi coinvolgere, nel cercare di porsi ai margini della contraddizione, e quel rischio è perdere anche quello che si vuol proteggere. La nebbia incarna l’ambivalenza della parola “sterile”. Da un lato impedisce la contaminazione, la confusione tra ciò che è dentro e ciò che è fuori, tra chi è noi e chi è loro; ma è sterile anche perché non consente la rigenerazione del presente, l’evoluzione dello sguardo, la riscoperta della differenza che passa tra il confine che ci si è dati e l’orizzonte che continua a sfidarci […]».