L'inventore di sogni
by Ian McEwan
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Un bambino sogna a occhi aperti e immagina di far sparire l'intera famiglia, un po' per noia e un po' per dispetto, con un'immaginaria Pomata Svanilina; oppure sogna di poter togliere al gatto di casa la pelliccia, di farne uscire l'anima felina e di prenderne il posto, vivendone per qualche giorno la vita, soltanto in apparenza sonnacchiosa; oppure sogna che le bambole della sorella si animino e lo aggrediscano per scacciarlo dalla sua camera... Fin dalle prime pagine di questo libro ritroviamo il consueto campionario di immagini perturbanti che sono un po' il "marchio di fabbrica" di McEwan. Specialmente nella prima stagione della sua narrativa l'autore britannico ci aveva abituato a profondi e terribili scandagli nel microcosmo della famiglia, e in quei mondi chiusi e violenti i bambini e gli adolescenti giocavano sia il ruolo delle vittime e sia quello dei carnefici. Ne "I'inventore di sogni" McEwan ritorna sul luogo del delitto, ma lo fa con un tono e uno spirito completamente diversi, scegliendo il registro sereno e sdrammatizzante per definizione: quello del "racconto per ragazzi".

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steam engeniussteam engenius wrote a review
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Spoiler Alert
www.scaffalivirtuali.altervista.org
Ultimamente devo ammettere che nelle mie letture mi faccio condizionare troppo da idee altrui. A parziale giustificazione, posso dire che avendo veramente pochissimo tempo da dedicare alla lettura, cerco libri recensiti molto positivamente da molte persone, salvo poi trovarmi a chiedere perché. Questo libro non è male, per carità, ma non è quello che mi aspettavo e non è riuscito mai a coinvolgermi. Già la traduzione del titolo in italiano è fuorviante, come spesso accade. Perché il protagonista di questa storia, un undicenne di nome Peter, sogna a occhi aperti, ma non inventa alcun sogno, quindi il titolo tradotto così secondo me non ha proprio alcun senso. Il primo capitolo è introduttivo, l'autore presenta la famiglia di Peter, ma i sogni veri e propri si trovano nei successivi 7 capitoli. All'inizio si fa anche un po' fatica, forse perchè ho letto sempre alla fine di giornate molto stancanti, ma non ho capito subito che si trattasse di sogni a occhi aperti, mi aspettavo le invenzioni! Poi, capito il meccanismo, si spera che accada qualcosa di diverso, non nel sogno in sè, che per inciso è sempre diverso, ma proprio nella trama! Ad ogni capitolo ci si aspetta che da un momento all'altro Peter inizi a fantasticare, cosa che puntualmente succede, e poi torna alla realtà. Un po' noioso. Viene considerato un ragazzino difficile, ma questa tematica è molto poco approfondita. Insomma, le aspettative c'erano e sono rimaste disattese, ma probabilmente parte delle colpe di questo mancato coinvolgimento devo attribuirlo a me stesso.
AdrenalineAdrenaline wrote a review
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MrsShadowMrsShadow wrote a review
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Aldo RitaAldo Rita wrote a review
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Il libro è stato scritto da un autore inglese di nome Ian Mcewan e pubblicato nel 1994. Il protagonista è un bambino di nome Peter che all’inizio ha 10 anni e vive in una normale famiglia composta da un padre, una madre ed una sorella di 7 anni di nome Kate. Si tratta di otto capitoli tra loro relativamente indipendenti contenuti in 89 pagine. Il mondo è visto dal punto di vista Peter, un bambino un po’ sognatore. L’autore descrive il carattere di Peter: “La gente lo considerava difficile perché se ne stava sempre zitto. E a quanto pare questo dava fastidio. L’altro problema era che gli piaceva starsene da solo”. Peter pensava in contrasto con la gente e con gli adulti che “se si fosse sprecato un po’ meno tempo a stare insieme e a convincere gli altri a fare lo stesso, e se ne fosse dedicato un po’ di più a stare da soli e a pensare a chi siamo e chi potremmo essere, allora il mondo sarebbe stato un posto migliore, magari anche senza le guerre”. Qui è l’autore che esprime attraverso Peter il suo pensiero e in questo critica una certa psicologia. Nei vari capitoli vengono descritti elementi di vita reale e avventure fantastiche immaginate da Peter e a volte non si capisce dove finisce la realtà ed inizia il sogno e viceversa. Ciò che viene descritto è il modo in cui un bambino di 10 anni vede il mondo sospeso tra realtà e fantasia, nonché i rapporti con la sorella, i genitori, i compagni di scuola e gli amici, con i più piccoli e con i grandi. In un capitolo viene descritto il rapporto con un ragazzo che a scuola fa il prepotente e che viene smontato quando Peter capisce che “Siamo noi che lo abbiamo sognato come il prepotente della scuola. Non è più forte di nessuno di noi. Tutta la sua forza e il potere, ce la siamo sognata noi. Noi abbiamo fatto di lui quel che è. Quando va a casa e nessuno gli crede se fa il prepotente, allora torna sé stesso”. Nell’ultimo capitolo Peter mentre si trova in vacanza al mare con la famiglia sogna di essere diventato grande, cioè di avere 21 anni, di passeggiare con una ragazza di cui è innamorato e di baciarla. Forse il principale limite del libro è che anche se i protagonisti sono bambini è lo scrittore che esprime le loro parole, pensieri e fantasie. Egli scrive: “Il guaio è che i grandi si illudono di sapere che cosa succede dentro la testa di un bambino di dieci anni. Ed è impossibile sapere di una persona che cosa pensa, se quella persona non lo dice”. Nonostante questo, penso che l’autore riesca molto bene a penetrare nella psicologia dei bambini e a farcela capire.
Ho trovato il libro molto bello. Mi ha riportato alla mia infanzia quando anch’io all’inizio dividevo la stanza con mia sorella e solo dopo sono passato a dormire in una stanza tutta mia come avviene nel libro a Peter. Inoltre, anch’io vivevo in gran parte nella fantasia e inventavo storie fantastiche, stavo sempre zitto e quasi sempre da solo.
ii wrote a review
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Non so esattamente cosa dica la scienza riguardo ai primi ricordi a cui un essere umano è in grado di risalire.

Mi concentro e provo a ricordare più indietro possibile nel tempo.
Risalgo ai tempi della scuola materna, avrò avuto 4, forse 5 anni, al massimo.

Ho ricordi frammentati ma anche molto vividi.
Ero tra i bambini che arrivavano presto, perché mia mamma lavorava. Per cui mi mollava alla scuola materna tipo all'alba.
A quell'ora non c'erano ancora tanti bambini. Saremo stati 4 o 5.
Le maestre (si chiamano ancora così?) ci mettevano in un angolo del salone. con qualche sedia, a mò di recinto e, mi pare di ricordare, un tappetone blu. di quelli di plastica, basso, che si vedono nelle palestre.

Ci piazzavano lì, credo, per controllarci meglio. In attesa dell'arrivo degli altri bambini e l'inizio della baraonda di attività (giochini, lavoretti, canzoncine, riposini, merendine e via dicendo).

Di quei minuti (a me sembrava un tempo lunghissimo ma è probabile che si trattasse di una mezz'ora scarsa) ho pochi ricordi ma vividi.
Io e gli altri bambini diventavamo, improvvisamente, naufraghi. Il tappeto blu: il mare. Le sedie: navi, vascelli, barche da cui tuffarci o vele all'orizzonte a cui chiedere soccorso.

A ripensarci in questi giorni, in questa attualità, mi dà i brividi e mi viene il magone.

Ma ciò che ricordo con più vividezza era che nella mia piccola testa riccioluta non è che quel tappetone fosse come il mare.
Lui era il mare. Con annesse sensazioni e pericoli ed emozioni e compagnia bella.

La realtà di un bambino si trasforma, in continuazione, nell'immaginazione. Mantenendo tutte le sfumature della realtà "vera": il dolore, la disperazione, la morte, ad esempio, non erano escluse da quella "esperienza". E di vera e propria esperienza si trattava, sebbene fosse contemporaneamente un gioco del pensiero.

Mc Ewan mi ha riportato lì, con questo libretto, nel salone della scuola materna, alla penombra di mattini invernali, tra vascelli e pirati.
Ogni pagina, una bracciata che mi avvicinava alla salvezza.
ClaudiaClaudia wrote a review
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Un libro per tutti, adulti e bambini.
Per tutti quei bambini che si stanno chiedendo perché insegnanti, genitori, allenatori e chi ne ha più ne metta, li definiscono “bambini difficili” anche se non lanciano oggetti, non picchiano i compagni o non fanno altre cose del genere.
Per tutti quegli adulti che non hanno ancora capito perché insegnanti, genitori, allenatori e chi ne ha più ne metta, li definivano “bambini difficili” anche se non lanciavano oggetti, non picchiavano i compagni o non facevano altre cose del genere.
Per tutti quelli che amano, ogni tanto, starsene zitti, per conto loro, a pensare ai fatti loro, a fantasticare, a perdersi nelle nuvole, a ricamare con il filo d’argento della fantasia, cavalcando draghi, combattendo assieme ai pirati o esplorando terre misteriose.
Per tutti quei bambini che stanno imparando a sopportare con pazienza quegli adulti che si ostinano a non capire cosa passa nella loro testa quando se ne stanno zitti con lo sguardo perso nel “nulla”. Per tutti quei bambini che hanno imparato a raccontare quello che passa nella loro mente, nella speranza che gli adulti in questione finalmente capiscano.
Per tutti quegli adulti che, nonostante anni di domande, ancora sanno starsene zitti con lo sguardo perso nel “nulla”.
Per tutti coloro che, vedendo qualcuno immerso nei propri pensieri, riescono a intravedere tra le sue mani il luccichio di un filo d’argento.
Un libro fresco come una boccata d’aria che insegna a tutti la bellezza del perdersi nei meandri della fantasia.
RophiliRophili wrote a review
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