L'inverno più nero
by Carlo Lucarelli
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Per risolvere un caso De Luca è disposto a tutto, perfino a vendere l'anima al diavolo. Questa volta, però, ha l'occasione di fare la cosa giusta nel modo giusto. 1944, Bologna sta vivendo il suo «inverno piú nero». La città è occupata, stretta nella morsa del freddo, ferita dai bombardamenti. Ai continui episodi di guerriglia partigiana le Brigate Nere rispondono con tale ferocia da mettere in difficoltà lo stesso comando germanico. Anche per De Luca, ormai inquadrato nella polizia politica di Salò, quei mesi maledetti sono un progressivo sprofondare all'inferno. Poi succede una cosa. Nella Sperrzone, il centro di Bologna sorvegliato dai soldati della Feldgendarmerie, pieno di sfollati, con i portici che risuonano dei versi degli animali ammassati dalle campagne, vengono ritrovati tre cadaveri. Tre omicidi su cui il commissario è costretto a indagare per conto di tre committenti diversi e con interessi contrastanti. Convinti che solo lui possa aiutarli.

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LorellaLorella wrote a review
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Mbuzi (arreso all'ebook)Mbuzi (arreso all'ebook) wrote a review
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Un giallo con troppi morti forse un po troppi.Uno scrittore normale ci avrebbe fatto almeno tre libri ma Lucarelli è così fuori dagli schemi e osa. In una Bologna bombardata e piena di sfollati De Luca risolve con la sua intelligenza i casi con un finale insolito.

Alfonso76Alfonso76 wrote a review
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Non so se sia perché sono passati trent’anni tondi tondi – come quelli dell’omonima guerra innescata nel Seicento da una nuova specialità olimpica, il lancio del nobile dalla finestra – ma il 1990 si riaffaccia di tanto in tanto alla mia memoria. Ho appena finito di ricordare la compagnia dolce-amara di Asimov ed ecco affacciarsi Lucarelli con il suo L’inverno più nero, rientro sulle scene del commissario De Luca che proprio nell’anno dei Mondiali con il nome della mascotte scelta con le schedine aveva fatto il suo debutto nel panorama giallo italico.

Qui la fortuna è tutta familiare: significativamente più vecchio di me, FratelloGiornalista è stato il faro per addentrarmi nel dorato mondo della lettura prima e – più specificatamente – dei romanzi del mistero poi, spesso anticipando clamorosamente le tendenze. Tipo che quando in casa comparve il primo Sellerio con De Luca, non sono certissimo si trattasse di un fenomeno letterario noto come divenne negli anni successivi, al punto da meritarsi una imitazione che è diventata linguaggio comune (Paura, eh?).

E quindi, eccomi qui dopo aver chiuso l’ultima pagina de L’inverno più nero. Un romanzo giallisticamente complicato, che vede De Luca coinvolto nelle indagine di non-uno-non due-ben tre omicidi: un professore, un ingegnere e una SS. Già, perché le indagini di De Luca ci conducono in una Bologna occupata dai nazisti, in continuità storica con i primi romanzi della serie, ambientati in pieno Ventennio. E benché l’intricarsi delle tre vicende possa sembrare puro sfoggio di bravura, il romanzo resta solido ed equilibrato: certo, De Luca si affida moltissimo all’istinto e questo può sembrare frustrante, ma il trucco è lasciarsi trascinare dall’ambientazione e dalla Storia, quella con la S maiuscola che Lucarelli è maestro nel raccontare persino con lo sfondo nerissimo della finzione letteraria.
estrellarojaestrellaroja wrote a review
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Quello che mi piace dei romanzi del commissario/comandante De Luca -oltre alla scrittura di Lucarelli, alla sua bravura nel creare l'intreccio, alle sue accuratissime ricostruzioni storiche- è l'effetto di spiazzamento che mi dà seguire gli eventi di questo membro della polizia fascista nella repubblica di Salò.
Normalmente sono portato ad empatizzare con il protagonista dei romanzi che leggo, in questo caso invece ci sono tutta una serie di ovii paletti che mi frenano.
De Luca non è il male assoluto, vede gli orrori commessi dai fascisti perfino nel palazzo dove ha sede il suo ufficio, ne prova vergogna e cerca in qualche modo di "mettere loro i bastoni tra le ruote", cerca di salvare possibili vittime dalle rappeseaglie tedesche, collabora addirittura con i partigiani. Però rimane lì, al suo posto -perfino nell'orrendo crepuscolo del regime, alla fine del '44, quando ormai tutto è chiaro-, (auto)convinto com'è di avere una missione: quella di scoprire la verità, di risolvere i casi che gli capitano (ed è evidente che di questo abbia un vero e proprio bisogno fisico), di "fare il suo dovere".
Non si tratta di accusarlo di codardia (un po' perché i suoi rischi se li prende comunque, e un po' perché è facile parlarne ora, a 75 anni di distanza, quando la Storia ha già emesso le sue sentenze), però un po' di disagio nel leggere di questo questurino, prima, e milite della polizia politica fascista, poi, me lo mette.
E io nel disagio, al di fuori della zona di confort, al riparo da granitiche certezze, esposto a dubbi e interrogativi, sto sempre bene, perché è il modo migliore, mi pare, di crescere e imparare qualcosa.