L'Isola del mondo
by Michael D. O'Brien
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Josip Lasta è un bambino capace di intuire il mistero del mondo - contemplando l'azzurro del mar Adriatico, il volo delle rondini, i giochi dei delfini... - e di parlare il linguaggio del cuore, silenzioso e profondo. Nato in un piccolo villaggio sui monti della Croazia ove regnano l'armonia, la solidarietà

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AriAri wrote a review
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Tutto il soffrire e tutta la redenzione affidati ad un meraviglioso racconto e incarnati nella vita di un personaggio che è un autentico uomo dei dolori che ben conosce il patire.
Nella nascente Juogaslavia pronta a diventare la personale versione del comunismo a firma del maresciallo Tito, un bambino cresciuto nella confidenza con le meraviglie del creato e nell’intimità di una fede autenticamente vissuta, viene violato nell’anima dall’aberrazione della violenza e dell’ingiustizia. Tutta la sua esistenza sarà un perdere la propria vita. Le sicurezze, gli affetti, la propria stessa dignità. Conoscerà prigione, privazioni, fame, nudità. Gli verrà sottratta la verità da nemici malvagi, crescerà nella solitudine, ma in tutto ciò non perderà la propria anima. Gli sfileranno accanto amici sinceri, amori sorprendenti, figli donati, gusterà la pienezza del perdono e la profondità di un’esistenza nascosta nel mistero di Dio.
L’isola del mondo non è propriamente un romanzo. È piuttosto un percorso doloroso e prezioso nelle profondità dell’anima di ogni uomo, là dove ha preso forma, nelle diverse identità di ciascuno, il pensiero stesso di Dio.
Josip Lasta, meraviglioso protagonista di quest’opera, è un poeta che difende la propria poesia, perché sa che essa si offre come linguaggio ad una sapienza nascosta ma efficace, una potenza vivificatrice capace di risanare le ferite e cancellare i torti,restituendo l’uomo a se stesso.
La poetica dell’anima è l’unica lingua che possa dire la verità sull’uomo e sulla vita, che si offra come voce al respiro del cuore. Antiche liriche hanno nutrito la fiducia nella vita di moltissime generazioni offrendo alla speranza una voce più forte di quella di ogni sofferenza. E della poesia Josip Lasta si serve per raccontare la miseria della propria vita inscritta nella grandiosità dell’amore provvidente e salvifico di Dio.
C’è, per ogni uomo, un giardino perduto che ciascuno di noi cerca, benchè molti, spesso, indulgano alla menzogna che esso non esista. Eppure questa ricerca è essa stessa vita, speranza, amore, resistenza alla seduzione dell’odio e della violenza anche quando queste appaiano una legittima difesa verso l’ingiustizia.

“Cristo, aveva imparato, portava sempre chi lo seguiva in acque profonde, persino, in certi momenti, sull’orlo di un vero e proprio annegamento, poiché in questa immersione stava l’inizio della saggezza. L’anima, in questo modo, veniva trascinata da una prospettiva soltanto orizzontale ad una verticale, cosmica, che si estende in altezza assai più che in larghezza…..se annegare contiene in sé la promessa di rinascere, allora il dolore contiene una promessa di gioia. Egli lo spera. Si, il viaggio non riguarda tanto la conoscenza, quanto la speranza.”

…perché è verso l’alto che va rivolta la speranza affinchè non venga delusa…
maramara wrote a review
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Cristina MarsiCristina Marsi wrote a review
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Mi riesce difficile decidere se questo romanzo mi sia piaciuto o meno. L'argomento mi ha attirato fin dall'inizio, perché ci sono ben pochi romanzi che parlino della Jugoslavia di Tito, dalla seconda guerra mondiale fino al disfacimento dei regimi comunisti ed alla successiva guerra nei Balcani, di quel "comunismo dal volto umano" di cui qui vengono raccontati gli orrori. Niente da dire neanche sull'impostazione cattolica della narrazione - era prevedibile, trattandosi di un romanzo edito dalle Edizioni Paoline... Ma il racconto risulta molto altalenante, alternando capitoli in cui la storia si evolve ad altri di pura edificazione morale - e questi ultimi mi danno la sensazione di sfacciato indottrinamento, per di più scritti da qualcuno che, seduto tranquillamente nel suo studio dall'altra parte del mondo, dei fatti che narra ha soltanto sentito narrare. Prova ne sia la completa incoerenza del breve episodio in cui Josip riesce a passare il confine tra il blocco comunista e quello occidentale.
E poi, il solito, immancabile problema della traduzione! Non riesco a decidere se sia stata fatta a più mani - ma viene citato un traduttore soltanto - o se questi sia dotato di memoria così labile da non ricordarsi che venti pagine prima aveva tradotto lo stesso termine in modo diverso, traduzione in cui le frasi in italiano ricalcano pedissequamente la struttuta inglese rendendo il testo talvolta incomprensibile, talaltra esilarante, più spesso francamente irritante. La sensazione è quella che uno o più poveracci mal pagati abbiano lavorato di notte per tradurre stancamente un periodo dopo l'altro senza avere il tempo o la voglia di leggere il testo originale nel suo insieme, talmente immersi nella lingua di partenza da non rammentarsi che in italiano si usano strutture diverse.

Per stavolta mi astengo dal voto.
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L'isola del mondo
Mi piace davvero molto come scrive Michael O'Brien; uno stile aulico ma non retorico, poetico, a tratti mistico, sempre molto evocativo, solo a volte un tantino prolisso, ma prepotentemenete espressivo capace di generare forte coinviogimento emotivo.
in particolare questo lungo romanzo è costellato di frammenti di verità, saggezza e profonda poesia.
la storia è affascinante, realistica e favolosa al tempo stesso: veristicamente contestualizzata storicamente, geograficamente e politicamente è però attraversata da un filo rosso di Grazia (o provvidenza ) che congiunge tutti i punti, anche quelli apparentemente più distanti o casuali, fino a tracciare in maniera esatta e credibile la costellazione, unica eppure esemplare, di un'esistenza complessa e dolorosa, ma che infine risplende d'universale armonia e profondissimo senso.
solo una critica di tipo "politico": nel tracciare la situazione storico-politica della jugoslavia di Tito e le tragiche conseguenze di quel regime, l'autore, altrimenti minuzioso ed attento ad ogni aspetto del contesto, dtmentica di menzionare la dolorosa vicenda degli Italiani d'Istria e Dalmazia, moltissimi deportati ed uccisi nelle foibe e più ancora spogliati di ogni bene e costretti ad un esilio permanente che dura ancora oggi.
possibile che l'autore cada vittima inconsapevole di quella stessa censura mediatica e culturale subita meta-letterariamente dai protagonisti del romanzo (e a quanto pare si perpetua nella cultura dominante riguardo la vicenda delle Foibe e degli esuli Giuliano-dalmati ) perseguitati,uccisi o imprigionati prima, diffamati, non creduti o domenticati dopo, quando parlare troppo diffusamente della barbarie di un regime che tutto l'occidente aveva foraggiato e sostenuto in funzione anti-asse, sarebbe stato scomodo e politicamente scorretto.
Per la mia formazione storica è come se questa dimenticanza, all'apparenza veniale e certamente non fondamentale sul piano artistico e narrativo, rendesse il romanzo mancante nel suo tentativo, in gran parte riuscito, di rendere anche un servizio di completezza ed oggettività nell'analisi della verità storica di una vicenda a noi vicina nello spazio e nel tempo eppure ancora sfocata sotto il velo ottundente della retorica e dell'ideologia.peccato! per il resto, vivamente consigliato!