L'Isola del Tesoro
by Robert Louis Stevenson
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"Ogni sera, il padre di Robert Louis Stevenson raccontava a se stessso avventure di pirati, di ladri, di briganti e di veccchi marinai. Il figlio faceva lo stesso: la sera si raccontava storie d'avventura, e le sognava nelle ore notturne. Quando, nel settembre 1881, cominciò a scrivere 'L'Isola del tesoro', gli parve di attingere a un patrimonio famigliare." Inizia così il saggio di Pietro Citati che introduce questa edizione del romanzo più popolare di Stevenson e le avventure dell'Hispaniola, di Long John Silver, l'ammutinamento, i pirati...

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skateskate wrote a review
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Questa sera insieme a due miei amici uno di Mantova e l'altro mi pare George Town (lo conosco solo per Internet e con le città ogni tanto ancora mi confondo) pensavamo a cosa accadrebbe se da domani ogni persona, come per magia, non potesse fare a meno di dire you better be ogni volta che qualcuno dice di essere dispiaciuto, e per un po' devo dire tutta l'immaginazione mi ha fatto talmente ridere che a un certo punto ho dovuto mordermi il braccio per smettere di farlo, una pratica che di solito funziona e che stasera però si è rivelata debole perché l'immaginazione continuava a fiorire sempre in nuove scene e possibilità e non mi dava tregua. Per fortuna l'amico di Mantova ci ha cantato una sua nuova canzone e io l'ho trovata interessante e allora mi sono venute in mente domande, per esempio perché ripetere i due ritornelli esattamente allo stesso modo? e lui mi ha risposto così, perché le canzoni sono come la storia dell'umanità, e i ritornelli gli eventi della storia che ciclicamente si ripropongono, e allora George Town gli ha detto che trovava questa risposta molto bella anche perché gli ricordava una frase di Mark Twain che diceva proprio la stessa cosa. Ma io la frase di Mark Twain me la ricordo come se l'avessi letta proprio in quell'istante e non diceva per niente che la storia si ripete, ma che fa rima, e quando da bravo saccente ho fatto notare la citazione sbagliata io l'ho visto il mio amico di Mantova ha avuto una vera e propria folgorazione, gli deve essere arrivata una scarica nel cervello di quelle da febbre, ha cominciato a dire tutta una serie di cose riguardo alla modifica dei ritornelli, all'inserimento di variazioni, al mutare l'arrangiamento ma lasciando la melodia sempre la stessa, che è quindi dalla canzone e il suo sviluppo che si modifica davvero la natura dell'uomo, e continuamente faceva analogie con l'umanità e la storia dell'umanità e le canzoni che sono come l'umanità e io a quel punto non ci capivo più niente, tanto che mentre lui parlava io senza volerlo mi sono ritrovato di nuovo a pensare a vari scenari possibili di quella cosa di cui parlavamo prima: uno per esempio dove a un funerale di qualcuno morto per cause naturali io mi avvicino alla persona che piange e le dico i'm so sorry for your loss, e mi aspetto un thanks, o un aumento del pianto, e questa persona invece mi dice you better be, you better be! come se fosse colpa mia, e allora scusandomi delle mie risate mi sono allontanato dal computer dalla chat e né Mantova né l'altro di George Town hanno risposto nulla, ancora tutti presi dalla canzone e dall'umanità.
skateskate wrote a review
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Oggi un mio collega mi ha chiesto quale sia per me la cosa più romantica e insieme più avventurosa da dire al proprio amore, e io allora ci ho pensato e ho risposto andiamocene, da qualsiasi parte ma il più lontano possibile io e te, e questo mio collega mi ha guardato con quella sua bella faccia da modello ma anche un po' da teschio e poi mi ha detto ma guarda che ormai questa non è più un'opzione. E io allora non ho capito se lui mi prendeva in giro o no, perché non era proprio quello il punto? e visto che non avevo capito, come al solito invece di stare zitto ho continuato e gli ho detto, beh, sì, forse sì, però andare e lontano non deve mica per forza essere in orizzontale o verticale, non è che stiamo ancora con queste due uniche possibilità, no? e il modello teschio l'ho visto ha pensato che io sono un vero coglione e forse ha ragione. Allora ho subito cambiato argomento e mi sono buttato su questo libro di Stevenson per il quale ci accomuna, chissà com'è, la passione e anche diciamocelo un senso di nostalgia, e io gli ho detto che finalmente dopo aver letto e riletto questo libro in originale e nella mia lingua finalmente dico ho capito perché Long John Silver ogni volta mi fa venire voglia di fare qualcosa (quando ero giovane scrivere canzoni, ora che sono ancora più giovane scrivere storie), e cosa è? mi ha chiesto il collega, come dici?, un elemento fondamentale con cui Stevenson ha infuso il suo personaggio? che però è nascosto bene? in che senso? ah come i messaggi delle pubblicità? e se non è così che intendi? - e io stremato gli ho detto lasciamo stare, lasciamo stare, e gli ho raccontato invece di una cosa che mi è successa dieci o quindici anni fa e che forse neanche è successa a me, e questo devo dire è il motivo principale per cui io ancora spendo il mio tempo con questo tizio, lui non lo so, ma io almeno ho la possibilità di raccontargli delle storie e la cosa mi piace.
Marzia RussoMarzia Russo wrote a review
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Enrico ScebbaEnrico Scebba wrote a review
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Un ragazzo tra i pirati

Ho sempre amato i romanzi d'avventura, benché io non ne abbia letti molti. Questa volta è il turno de "L'isola del tesoro" di Stevenson, più famoso per il suo romanzo di punta "Lo strano caso del dr. Jekyll e di Mr. Hyde". I due scritti hanno molte differenze, soprattutto dovute al diverso genere letterario, ma anche l'isola del tesoro è una bellissima opera, ricca di colpi di scena ed evocativa.

Di sicuro l'autore sapeva come tenere incollato il lettore alle pagine ma, essendo anche un classico, ho trovato un po' ostico lo stile di scrittura e la dialettica che, personalmente, mi ha rallentato un po'.

Il protagonista è Jim, giovane locandiere che finisce invischiato in una caccia al tesoro dopo che, nella locanda in cui lavora, di proprietà della famiglia, trova la mappa di un isola con segnato il luogo in cui è sepolto un tesoro nascosto.

La mappa apparteneva al pirata Flint, morto proprio nella camera della locanda della famiglia del giovane, in cui veniva ospitato, e dal momento in cui Jim trova la mappa inizia a correre dei seri pericoli.

Altri pirati vogliono quella mappa e non si fermeranno di fronte a nulla pur di riuscire a ottenere le agognate monete d'oro.

Jim partirà alla volta dell'isola insieme al capitano Smollett, comandante dell'Hispaniola, e altri personaggi ricchi di phatos e ben caratterizzati. Ma i pirati sono più vicini di quanto credano.

Una lettura che lascia vivere l'avventura, ricca d'azione e capace di tuffare il lettore in un epoca ormai passata, solcando i mari e lasciandogli fare incontri inaspettati insieme al protagonista.

Consigliato agli amanti dl genere, a cui non dispiace un linguaggio letterario più ricercato e classico.

Questo romanzo è il suo esordio nel mondo della scrittura, dedicato al figlio della moglie, per dimostrargli quanto gli volesse bene nonostante non fosse anche figlio suo.


EliEli wrote a review
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LadylooneyLadylooney wrote a review
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Provai a leggere questo romanzo d'avventura da bambina, alle elementari, ma non riuscii a finirlo, lo abbandonai a metà strada per diversi motivi.
Numero 1, la totale mancanza di personaggi femminili degni di nota; avendo letto "Pollyanna", "Piccole donne", "Peter Pan", "Momo" e "Il giardino segreto", leggere un libro per ragazzi scevro di qualsiasi personaggio in cui riconoscermi mi disturbò moltissimo.
Numero 2, la lunghezza e la lentezza della narrazione. Nonostante fossi abituata a leggere libri anche molto lunghi, i termini marinareschi e le lunghe diatribe dei protagonisti mi annoiavano moltissimo, per cui decisi di abbandonarne la lettura. (anche se è una cosa che mi ha sempre infastidito moltissimo fare)
Probabilmente non avrei mai riaffrontato questo romanzo se non avessi trovato l'audiolibro!
La mia percezione del racconto in ogni caso rimane quella di quando ero piccola, non mi ha appassionata nè coinvolta.
Leggendo recensioni nel corso degli anni, mi ero costruita un'idea tutta mia su Long John Silver, idea che si è frantumata nell'incontrare il vero personaggio. Mi è piaciuto molto quel suo barcamenarsi tra le situazioni, il suo rilassato voltabandiera e l'astuzia con cui raggira chiunque gli venga a capo, ma non l'ho trovato nè orribile nè spaventoso come invece viene normalmente dipinto. Anche sul finale, quando Jim, il piccolo protagonista, giura che non avrebbe mai più messo piede sulla terribile isola, sono rimasta un po' perlessa, perchè il suo terrore non è stato minimamente descritto, sembrava più una cronaca piuttosto asettica degli eventi capitati.
Peccato perchè ho un bellissimo ricordo di "La freccia nera" sempre di questo autore.