L'Isola di Arturo
by Elsa Morante
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Tartaruga LentaTartaruga Lenta wrote a review
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LucreziaLucrezia wrote a review
01
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Penelope- Sara D.Penelope- Sara D. wrote a review
05
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Scritto in maniera magistrale . Lo scenario è l'isola di Procida. La voce narrante è quella del giovane Arturo, Rimasto orfano della madre alla nascita, ha vissuto nella grande “casa dei guaglioni” una vita selvaggia, allevato con latte di capra, dalla servitù a cui è stato affidato. Il padre Wilhelm Gerace è una figura evanescente e fantomatica , che sparisce per lunghi periodi e quando torna per fugaci periodi a casa, è sempre sfuggente, algido e indifferente. Eppure su Arturo esercita un fascino tale da essere mitizzato. La casa dei guaglioni è come un castello in rovina, con stanze disabitate dove nidificano rondini e gufi, è lo specchio di chi ci abita. Arturo cresce solitario senza regole, non frequenta nemmeno la scuola, è un ragazzo abbandonato a se stesso e privo di accudimento come la casa.
Poi un giorno il padre torna portandosi dietro Nunziata , appena sposata; una ragazza adolescente di pochi anni più grande di Arturo. Nascerà anche un fratellastro, ma il padre Wilhelm ben presto riprenderà i suoi fantomatici viaggi , sempre di durata più lunga, lasciando da sola anche la sposa. Arturo prova attrazione e repulsione verso la giovane matrigna. La figura di Nunziata è particolarmente riuscita, resa nella sua ingenuità di popolana. Il ritmo della narrazione è incalzante, non privo di spunti umoristici, specie nella figura di Nunziata. La Morante ha la capacità di rendere vivi i suoi personaggi, di mostarci le scene con una maniera cinematografica..
MorganaMorgana wrote a review
212
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"Quella, che tu credevi un piccolo punto della terra, fu tutto."
L'isola di Arturo è un romanzo che desideravo leggere da un po', sopratutto dopo aver letto e apprezzato l'altro grande romanzo della Morante, La storia. Il racconto è ambientato nell'isola di Procida, luogo dove facciamo la conoscenza del piccolo Arturo Gerace. Arturo è un ragazzino orfano di madre che vive insieme al padre Wilhelm, di origini tedesche, nel castello che i Gerace hanno ereditato dall'Amalfitano. Procida, selvaggia, meravigliosa, cardine del racconto quanto gli stessi personaggi, accoglie Arturo come figlio suo, crescendolo in un certo senso, allevandolo, alleviando la sua solitudine. Il padre di Arturo è infatti una presenza incostante, sempre lontano per dei misteriosi viaggi che solo sporadicamente lo riportano a Procida e al figlio. Il rapporto col padre, anche quando è fisicamente presente sull'isola, è un rapporto a un solo senso. Arturo ama il padre, lo idolatra praticamente, rendendolo simile agli eroi di cui legge nei libri che ama tanto, biondi, prestanti, sempre in cerca di nuove avventure. Ma il padre lo ignora completamente, non dimostrandogli nemmeno una briciola di affetto. L'unico sogno di Arturo è quello di crescere abbastanza per poter finalmente partire anche lui e godere appieno della compagnia del padre. L'arrivo di Nunziata, la nuova, giovanissima e ingenua moglie di Wilhelm, lo mette però di fronte a nuovi sentimenti che lo porteranno a prendere l'unica e sola decisione possibile.
Una delle cose che più mi aveva colpito leggendo La storia era stato sicuramente lo stile di Elsa Morante. Devo ammettere che in questo romanzo mi ha forse colpito ancora di più; le descrizioni di Procida mi hanno stregata, la Morante la dipinge con le parole e sarà impossibile poi vederla in modo diverso, se non attraverso le immagini da lei descritte. Le prime pagine del racconto sono quasi esclusivamente descrittive, questo è un aspetto che ad alcuni piace poco, ma io amo i romanzi che si perdono nelle descrizioni di luoghi e ambientazioni, le ho trovate il modo perfetto per entrare in contatto con la storia.

I personaggi di questo racconto fanno un po' tutti da contorno alla figura di Arturo, che è protagonista assoluto insieme alla sua isola di questo romanzo. L'isola di Arturo è alla fin fine un romanzo di formazione abbastanza classico, in cui seguiamo il protagonista nel suo sviluppo, sia fisico che emotivo, da bambino a giovane uomo. Vediamo Arturo crescere, scoprire che quella libertà tanto desiderata non è forse l'unica cosa che conta nella vita, lo vediamo scoprire l'amore e sopratutto raggiungere nuove consapevolezze. In particolare gli ultimi capitoli del romanzo lo vedono finalmente liberarsi del velo che gli copriva gli occhi e diventare improvvisamente consapevole di tante cose; delle mancanze del padre, del fatto che non sia l'eroe che ha sempre creduto. Vediamo Arturo innamorarsi per la prima volta, desiderare ardentemente quell'affetto che gli è stato sempre negato. Proprio parlando di amore, è molto bello e particolare anche il personaggio di Nunziata, una delle poche presenze femminili nella vita di Arturo, che sarà una delle poche persone che lo considererà e gli concederà un po' di quell'affetto che non ha mai ricevuto.

Meravigliosa la parabola evolutiva del protagonista che dalla solitudine quasi fiabesca in cui vive scopre la realtà e alla fine decide di appropriarsene, di abbandonare i porti sicuri che ha sempre conosciuto e amato e di partire finalmente alla ricerca della libertà tanto agognata. Quasi ipnotizzante la scrittura della Morante che dà vita a dei personaggi indimenticabili nella loro semplicità e che riesce a farci calare nei panni di un ragazzino che ha vissuto di illusioni. Illusioni che sarà costretto ad abbandonare quando finalmente, nell'ultimo atto della sua crescita, taglierà i legami che lo legavano al passato e sarà pronto ad ammettere che i miti di cui si era nutrito non erano altro che sogni.