L'ordine del giorno
by Éric Vuillard
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«Erano in ventiquattro accanto agli alberi morti della riva, ventiquattro soprabiti neri, marroni o cognac, ventiquattro paia di spalle imbottite di lana, ventiquattro completi a tre pezzi, e lo stesso numero di pantaloni con le pinces e l’orlo alto. Le ombre penetrarono nel grande atrio del palazzo del presidente dell’Assemblea; ma presto non ci sarà più un’Assemblea, non ci sarà più un presidente, e tra qualche anno non ci sarà più nemmeno un parlamento, solo un ammasso di macerie fumanti».La Germania nazista ha la sua leggenda. Vi vediamo un esercito rapido, moderno, il cui trionfo sembra inesorabile. Ma se alla base dei suoi primi successi trovassimo invece mercanteggiamenti e volgari combinazioni di interessi? E se le gloriose immagini della Wehrmacht che entra trionfalmente in Austria mascherassero un immenso ingorgo di panzer, semplicemente in panne? Una dimostrazione magistrale e agrodolce del dietro le quinte dell’Anschluss presentata dall’autore di Tristesse de la terre e 14 juillet.

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Alfonso76Alfonso76 wrote a review
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L’ordine del giorno è uno di quei libri che – se hai la necessità di sistemare i tuoi volumi suddividendoli per genere – non sai se piazzare nella saggistica storica o nella narrativa straniera: manca di rigore storiografico – e va benissimo così – ma ci riporta potentemente a un passato oscuro, e contemporaneamente fatichi a definirlo fiction, pur essendo accompagnato da una scrittura evocativa e piacevolissima.

Vuillard, nel raccontare la Germania di primi anni Trenta e la corte di industriali che finanzia la presa del potere nazista, tocca infinite corde che vanno da una tragica ironia a una sorta di rabbia mal sopita verso personaggi che potevano inciso e non hanno alzato la voce, anzi. E sono tutti lì, i Siemens, i Krupp, gli Opel, i coraggiosi capitani d’impresa di Varta, Bayer, Allianz, tutto sommato sollevati dall’uomo forte che solleverà le sorti del paese, pronti ad approfittare della manodopera a basso costo che arriverà (Bayer si rifornì di forza lavoro da Mauthausen, BMW da Dachau ed Auschwitz…). 

E poi i pavidi politicanti austriaci, e gli inglesi troppo educati per interrompere un ricevimento mentre si preparava l’Anchluss, in un insieme di incomprensione per quello che stava arrivando. Perchè viviamo un presente fatto di paura e di insicurezza, ma non di guerra (o almeno è così all’interno dei nostri confini) eppure alcune forze si muovono, urlano, superano la decenza di un commento idiota sui social. Ed è drammaticamente vero che, come spiega Vuillard, “Non si cade mai due volte nello stesso abisso, ma si cade sempre nello stesso modo, con un misto di ridicolo e di spavento.”. 

AindaAinda wrote a review
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Per me che amo la Storia questo libro è stato come tuffarmi in un mare fresco e verde smeraldo.Il perchè è presto spiegato.In poche pagine viene descritto in maniera esemplare uno dei momenti più terribili dell'ascesa del totalitarismo nazista in Europa,vale a dire l'annessione dell'Austria.Vengono spiegati con dovizia di particolari coloro che l'applaudivano ancor prima che si verificasse(vedi i grandi industriali e finanzieri e banchieri i cui nipoti ancor oggi girano indisturbati);i politici aderenti all'ideologia nazista per convinzione o per interesse personale,e poi tutti coloro che non si rendevano conto della schiavizzazione che l'occupazione avrebbe comportato.Se ne resero conto subito gli ebrei che a migliaia preferirono lasciare il paese o addirittura si suicidarono pur di non finire,come poi realmente accadde,in un campo di sterminio.La Storia raccontata con capacità e passione è sempre affascinante e Vuillard è un gran divulgatore storico.Ringrazio il mio amico Raf per avermi segnalato questo magnifico libro che ho letteralmente divorato.
UbikUbik wrote a review
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Come diavolo è potuto succedere?!

Pressoché inclassificabile in ragione della sua impostazione molto originale, L’ordine del giorno affronta, con straordinaria efficacia e notevole concisione, la storia delle settimane cruciali del 1938 che precedettero e immediatamente seguirono l’Anschluss, cioè l’annessione forzata dell’Austria da parte della Germania nazista.

Detto così, il soggetto può dare un’idea di pesantezza e pedanteria ed invece l’ispirata mano di Vuillard ci conduce passo dopo passo lungo un percorso incalzante e direi quasi avvincente, in qualche modo un’inarrestabile caduta, che risponde alla domanda (vedi titolo) che ci si pone ingenuamente ogni volta che capita di riflettere sugli eventi di quegli anni.

La risposta, intuita ma mai così precisamente espressa e documentata, nasce dalla successione fatale di vigliaccheria, indifferenza, sottovalutazione, menefreghismo che determinarono una reazione balbettante e contraddittoria alla folle determinazione di un unico leader psicopatico con le conseguenze che tutti ora conosciamo.

Ogni singolo breve capitolo è un gradino verso la tragedia, un avvicendarsi di individui imbelli o falsamente rassicurati nel proprio misero tornaconto che si trovarono nel posto sbagliato al momento sbagliato della storia e della sicurezza dell’Europa, limitandosi nel migliore dei casi ad un fugace accenno di rinvio ostruzionistico, più per salvare personalmente la faccia che per rimettere in gioco la partita contro il demonio.

Si coglie fra le righe un implicito monito a saper percepire anche oggi senza minimizzare gli scricchiolii che si riverberano in un mondo che, abulici testimoni, riteniamo solido ma che dietro le chiacchiere spaccone di nuovi leader psicopatici può precipitare (non tanto in un unico impulso dalla “valigetta nucleare” in mano a un Trump qualsiasi, ma tappa dopo tappa assuefacendoci alla prepotenza lungo una strada senza ritorno) verso una nuova catastrofe.

Dopo è troppo tardi, come suggerisce il bellissimo penultimo capitolo “I morti”, che assurge a livelli tragici e poetici rievocando le centinaia di suicidi che si verificarono a Vienna alla notizia dell’Anschluss. In quel capitolo Vuillard immagina che, fra le spensierate entusiaste ragazze nelle foto d’epoca che accolsero fra due ali di folla la parata degli invasori con stelle filanti, bandierine e fiori, decenni più tardi qualche sopravvissuta riveda nel televisore della casa di riposo quelle stesse immagini d’archivio con angoscia e tormento: una pagina di profondità ed intensità quasi insostenibili.
SUN50SUN50 wrote a review
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Important historical story (con TRADUZIONE)
In retelling the history of two incidents, one quite small and one quite large, Vuillard gives us a shocking reminder of how the catastrophe that was the rise of Nazism came about, through greed and cowardice. The first was a meeting between Hitler and his chief cronies with the leaders of German industry on February 20, 1933 and the other the annexation of Austria on March 12, 1938. Both incidents were key to Hitler's "success" but Vuillard makes clear that both only happened because of the craven natures of Europe's political and industrial elites.
Vuillard's principal point, however, is that we have, to this day, let these men get away with it. The companies behind the 24 men who met with Hitler in 1933, Bayer, Telefunken, Siemens, Krupp, etc. made a great deal of money off of slave labor during the war and were allowed to just carry on as if nothing mattered after. Schuschnigg, the Austrian chancellor who caved to Hitler, was given a teaching position at St. Louis University which he filled for 20 years, etc. We have forgotten all about what these men did. Even more, we have forgotten those who they killed, those who committed suicide on March 12, those who died making these companies money. It's a reminder at a particularly appropriate time in world history of how evil succeeds: by acquiescence and self interest.
This is a short book that can easily be read in a single sitting and it is well worth that sitting.

TRADUZIONE

Nel raccontare la storia di due episodi, uno piuttosto piccolo e uno abbastanza grande, Vuillard ci fornisce un ricordo scioccante di come è avvenuta la catastrofe che è stata l'ascesa del nazismo, attraverso l'avidità e la codardia. Il primo fu un incontro tra Hitler e i suoi principali amici con i leader dell'industria tedesca il 20 febbraio 1933 e l'altro l'annessione dell'Austria il 12 marzo 1938. Entrambi gli incidenti furono la chiave del "successo" di Hitler, ma Vuillard chiarì che entrambi accaddero solo a causa della natura bramosa delle élite politiche e industriali d'Europa. Il punto principale di Vuillard, tuttavia, è che fino ad oggi abbiamo permesso a questi uomini di cavarsela. Le compagnie dietro i 24 uomini che incontrarono Hitler nel 1933, Bayer, Telefunken, Siemens, Krupp, ecc., guadagnavano una grande quantità di denaro dal lavoro degli schiavi durante la guerra e avevano il permesso di continuare come se nulla importasse dopo. Schuschnigg, il cancelliere austriaco che ha ceduto a Hitler, ha avuto una posizione di insegnante all'Università di St. Louis che ha ricoperto per 20 anni, ecc. Abbiamo dimenticato tutto ciò che questi uomini hanno fatto. Ancora di più, abbiamo dimenticato quelli che hanno ucciso, quelli che si sono suicidati il 12 marzo, quelli che sono morti facendo fare soldi a queste compagnie. È un promemoria in un momento particolarmente appropriato nella storia del mondo di come il male abbia successo: per acquiescenza e interesse personale. Questo è un breve libro che può essere letto facilmente in una singola seduta e vale proprio questa seduta.
veronica99veronica99 wrote a review
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