L'ultima erede di Shakespeare
by Elvira Siringo
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Messina, 1580. Michelagnolo Florio, figlio di Giovanni, un medico ebreo di grande fama, e di donna Memma, di nobili e cattoliche origini, un giovane dotato di gran cuore e intelletto, per questo i genitori, fuggiti da Palermo per poter vivere insieme, sognano per lui un destino sulle orme del padre. Ma la persecuzione contro gli ebrei e l'inclinazione del figlio a poetare e narrare, intrattenere gli animi piuttosto che a curare le ferite dei corpi, segneranno il suo destino per sempre. Un lungo peregrinare per l'Italia, prima a Milano e Verona, poi oltralpe, in Francia – sempre inseguito da vicende drammatiche, sempre assetato di conoscenza – lo porterà infine a raggiungere l'Inghilterra, dove il cugino più celebre, John Florio, lo presenterà alla corte della regina Elisabetta I. Messina, oggi. Elisabetta Villa ha smesso ormai da tempo di sognare. Rimasta sola al mondo, il grande palazzo di famiglia ereditato dal padre le sembra una prigione come tutti gli antichi scritti che contiene. Quando, però, il suo professore di un tempo le dice di avere una rivelazione importante sul passato della sua famiglia, il suo interesse si accende. Ma, dopo la conferma del loro appuntamento, del professore non risulta esserci traccia. Nel suo albergo è rimasta solo una cartelletta contenente strani e disordinati fogli di poesie in quello che sembra siciliano antico. Quei fogli e l'incontro apparentemente casuale con un vecchio Sir inglese saranno l'inizio di un'avventura mozzafiato sulle tracce di un passato che potrebbe cambiare la sua vita, e la storia della letteratura, per sempre.

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non ci siamo
labibliotecadellibraio.blogspot.com/2020/11/rubriche-ci-provo-con-15.html
Buongiorno lettori, oggi nella rubrica, Ci provo con... vi parlo di un nuovo libro uscito a settembre e che sinceramente speravo di riuscire a leggerlo velocemente, cosa che invece non è accaduto, ma non per mancanza di tempo, ma per la lentezza del romanzo in sé.
Elvira Siringo in L'ultima erede di Shakespeare, titolo che dal primo momento ha attirato la mia curiosità e attenzione, scritto su due registri temporali, già presentati nella sinossi, ci parla, ci racconta e ci narra con una dovizia di particolari e notizie che ho trovato troppe e troppo lunghe, ammetto anche di essermi persa moltissime volte, della vita di due figure importanti, vissute in due epoche diverse e lontane e che potrebbero inspiegabilmente avere molto in comune.

Non discuto la narrazione, la ricerca che l'autrice avrà svolto per costruire un romanzo storico così intenso, ma onestamente per me è stato davvero troppo.

Michelagnolo Florio è figlio di un celebre medico di origini ebree, la mamma, donna Memma, invece, è una cattolica che per amore è fuggita lasciando il promesso sposo all'altare proprio per stare insieme a Giovanni. Purtroppo però questo li costringe a fuggire, a nascondersi, ma non smettono di sperare che il loro figlio crescendo segua le orme del padre.

Le aspirazioni del giovane Michelagnolo sono ben altre, la cultura, lo studio delle lettere e la declamazione in versi lo attraggono molto di più rispetto alla medicina e nonostante venga mandato fuori a studiare con la speranza che apprenda le basi, il suo sguardo si rivolge ai grandi tomi che narrano di filosofia, di storia, di conoscenza.

Elisabetta Villa è colei che sicuramente porta sulle spalle un fardello che non sa di avere. La sua vita cadenzata da un monotono susseguirsi di giornate tra la scuola dove insegna e sua madre, vive un po' di rimpianti per le scelte che avrebbero potuto farle cambiare il percorso che invece è costretta a percorrere. Qualcosa comincia a cambiare quando il suo vecchio insegnate la contatta dicendole che ha delle notizie da darle riguardanti la sua famiglia. Una famiglia che Elisabetta sa benissimo essere particolare ma non conosce i segreti che si celano dietro di essa. Un padre che non ha conosciuto come avrebbe voluto, sempre chiuso nel suo studio, tra i suoi libri, le sue versioni, i suoi studi verso una ricerca spasmodica di radici mai svelate, una madre che invece con la morte del marito si è lasciata andare a ricordi e poca voglia di vivere, tutto ciò naturalmente cade sulle spalle della giovane Elisabetta.

Le cose, dicevo, cambiano quando l'incontro con il professore salta perché sparito nel nulla, sarà andato via? Avrà avuto qualche problema di salute e ora non è capace di mettersi in contatto con la giovane?

Tante domande e tanti quesiti, alla quale si aggiunge, un personaggio bizzarro, alquanto particolare che inizialmente non riesce a essere molto affidabile, anzi per Elisabetta tutto sembra essere fin troppo strano e ambiguo, ma gli eventi che sopraggiungono rendono la situazione in continuo cambiamento, tanto da costringere Elisabetta a fidarsi e a cominciare un viaggio alla ricerca delle proprie radici...

L'ultima erede di Shakespeare non mi ha entusiasmato per la lunghezza e le troppe notizie inserite, non è stato un libro facile e semplice da leggere perché sono davvero tante le situazioni inserite, il miscuglio anche di eventi che si intrecciano fra loro.

E' un romanzo che narra le radici della famiglia Villa, torna indietro di secoli, ed Elisabetta inconsapevole va alla ricerca di questo. C'è un po' di tutto, troviamo la parte storica che interessa la figura di Michelagnolo e delle sue vicende, il suo peregrinare, la sua ricerca spasmodica e la sua grande curiosità. Dall'altra Elisabetta, la contemporaneità, dove non solo scopriamo segreti, intrighi, ma troviamo anche inserito del suspense... troppo.