L'ultima notte del Rais
by Yasmina Khadra
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Il colonnello Gheddafi trascorre nel tormento le sue ultime ore. Abbandonato da tutti, assalito dai dubbi, si è reso conto troppo tardi della devastazione in cui versa il suo paese, e adesso la solitudine lo costringe a guardarsi dentro e a ripercorrere la propria vita. La megalomania l’ha spinto a credere di poter incarnare la sua nazione, il suo popolo. Narcisista, esuberante, esaltato dalla sua lotta salvifica, il «più umile dei Signori» ha infierito sul popolo per servirlo al meglio, eliminando i calunniatori e sfidando i potenti della terra. Ma cosa resta della sua follia ora che la sua stessa gente, dopo averlo acclamato e osannato, si prepara a linciarlo? L’ultima notte del Rais racconta di un uomo nato sotto il segno dell’ingiustizia, che sogna un riscatto individuale e collettivo. Nelle ore fatali del declino il Rais ritorna a quei momenti in cui ha avuto fede nella sua nazione e in se stesso e ha cercato di sollevarla dalla povertà, dallo sfruttamento. Fin quando l’immensità di quella visione, e di quel potere, si è trasformata in terrore e autoritarismo. Con una lingua brillante L’ultima notte del Rais scruta l’anima oscura di un irriducibile rivoluzionario, di un sognatore sanguinario, prigioniero delle sue azioni e delle sue angosce, di eccessi e ossessioni, che vede crollare un mondo, reale e immaginario, di cui lui stesso è autore e principale attore. Raccontando in prima persona la vita del Rais, Yasmina Khadra coinvolge il lettore e delinea il ritratto di un personaggio di grande complessità, crudele e fragile al tempo stesso, un dio in terra che di colpo si scopre uomo. Con questo libro Yasmina Khadra si conferma tra i più coraggiosi e profondi raccontatori del Mediterraneo.

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HeaseHease wrote a review
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Angelo RicciAngelo Ricci wrote a review
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Romanzare la storia, decifrare gli avvenimenti politici attraverso lo strumento della narrazione è cosa che da sempre trova dimora nella letteratura. Di un romanzo può essere storico lo sfondo, scenografia sulla quale altri personaggi si muovono, può essere storico il divenire della trama che si trasfigura e si fonde a volte con il saggio. La storia è il grande palcoscenico sul quale la letteratura mette in scena le sue narrazioni che spesso diventano interpretazione e coscienza critica. Complessa è invece l'arte di mimetizzarsi nella volontà di un personaggio storico. Il pericolo è che il narratore non sfugga a stereotipi o manierismi. Questo non succede a Yasmina Khadra, nom de plume femminile dello scrittore algerino Mohamed Moulessehoul. L'ultima notte del Rais descrive il crollo di un regime attraverso il punto di vista di chi di quel regime è stato fondatore e incarnazione. I momenti ultimi di ogni dittatura sono paradigma dei sentimenti più crudi degli esseri umani. Momenti in cui la fedeltà, il tradimento, la violenza, la sopraffazione si stendono come un sudario di morte sulle anime dei protagonisti e spesso il ruolo dei carnefici e quello delle vittime si fondono in un'atavica ordalia le cui definizioni si perdono nell'alba dei tempi, incise a fuoco tra le oscurità del cervello rettiliano che vive nelle menti degli esseri senzienti come elemento che precede e vive prima di ogni evoluzione.
La cosiddetta primavera araba che agli inizi degli Anni Dieci del Terzo Millennio scosse, e scuote ancora, il Nordafrica e il Medio Oriente è un avvenimento ancora misterioso, difficile da analizzare, in cui legittime richieste di democrazia si sono fuse con strumentalizzazioni eterodirette, con interessi economici di stati e superpotenze, con conati neocolonialisti e interessi petroliferi, mischiati a guerre sante che sembrano organizzazioni criminali e organizzazioni criminali che sembrano guerre sante, terrorismi a volte creati ad arte e antiterrorismi che di quei terrorismi si nutrono, in una planetaria strategia della tensione in cui le parti del torto e della ragione si fondono in un grande gioco in cui i vincitori sono sempre gli artefici del caos.
In questo scenario appare Mu'ammar Gheddafi, colto nell'attimo della fuga, nel momento della disfatta, nell'istante del crollo sanguinoso del suo governo; solo, circondato da pochi fedeli, braccato, ammorbato dal fetore della morte prossima ventura. Modello narrativo di ogni dittatore ritratto nel momento in cui viene gettato nella polvere, il Gheddafi di L'ultima notte del Rais è ectoplasma politico, carnefice ora trasformato in vittima, burattinaio che ha tragicamente perso l'arte di muovere i fili, costretto ora nel ruolo di morente marionetta che alla fine sembra addirittura trasfigurarsi nel palesamento ultraterreno di una santità blasfema, sfigurata e oltraggiosa che unisce a sé tutto l'orrore del mondo. L'onniscenza narrativa generata dal punto di vista dell'autore non è mai fine a se stessa ma diviene qui strumento per analizzare, comprendere, sezionare le dinamiche eterne e sempre uguali del potere. L'ultima notte del Rais non è solo un romanzo, ma è anche congegno, chiave, grimaldello necessario che va ben oltre la presbite analisi storica e la miope analisi politica e giornalistica e apre uno spazio narrativo nuovo che, nel confronto inevitabile con le analisi coeve, diventa invece imprescindibile. Netto negli stilemi e essenziale nella dinamica ci fa ricordare che spesso l'aspetto meno scontato della letteratura, quello che Roberto Bolaňo definiva pericolosità, è l'unica possibilità che abbiamo per comprendere il mosaico ingannatore della realtà.
nottedinebbiainpianura.blogspot.it/2017/01/lultima-notte-del-rais-di-yasmina.html
PieroPiero wrote a review
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Succede a volte di voler entrare nella testa di un personaggio illustre, in qualche momento cruciale della sua vita, per capire o almeno sentire quali pensieri ed emozioni provava. Il grande autore di noir, lo scrittore algerino più tradotto in italiano, è penetrato nella mente di Gheddafi alle sue ultime ore di vita. Una finzione, ovviamente, ma finzione nutrita di informazioni reali, come quella fascinazione per Van Gogh cui l’autore propone una chiave interpretativa letteraria nell’ultima pagina.
Non è difficile immaginare questo romanzo portato su scena. In una tragedia shakespeariana, di cui già conosciamo l’epilogo e, tutto sommato, anche il protagonista. Perché in fondo Yasmina Khadra ci restituisce un «fratello Guida» della Rivoluzione senza troppe sorprese: corrisponde all’immagine che di lui ci eravamo fatta, di uomo abile e solitario, despotico ma con una sua “morale”, megalomane e diffidente, attratto dalle donne e narcisista, realmente l’unificatore di un Paese ma da troppo tempo distante dal suo popolo… «Temevo il tradimento nei miei palazzi, e invece mi coglie alla sprovvista nelle strade».
Una tragedia greca, in fondo, in cui il Gheddafi autentico trascolora nel prototipo del tiranno e del potere patologico. Anche se, come ha precisato l’autore intervistato da Domenico Quirico, è al mondo arabo che egli ha particolarmente pensato, venendo egli appunto da quel mondo e confidando – pur nel «pessimismo della ragione» (Khadra era ufficiale nell’Algeria delle stragi islamiste degli anni Novanta) – in un futuro democratico.