L'Università truccata
by Roberto Perotti
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L'università italiana sta morendo di nepotismo, scarsa selezione nel vagliare il corpo docente, mancanza di incentivi alla produzione scientifica, incapacità di individuare prospettive da seguire da parte di chi ha il compito di governarne l'evoluzione. L'università italiana non è produttiva né equa, non facilitando la mobilità sociale. Praticamente ogni ministro ha legato il proprio nome a una rivoluzione dell'università, suscitando dibattiti infiniti su ogni comma di legge. Ma un osservatore esterno che guardasse ai risultati invece che ai mille rivoli delle normative non si accorgerebbe di nulla. Ciò che serve è una cosa sola: abbandonare l'illusione di poter controllare tutto dal centro e introdurre invece un sistema di incentivi e disincentivi efficaci. Questo saggio è la fotografia impietosa di una catastrofe educativa che pesa sul futuro dell'Italia. Ma anche la coraggiosa proposta di alcune riforme semplici e radicali, per rompere definitivamente con decenni di palliativi. Un sistema dove sia nell'interesse stesso degli individui cercare di fare buona ricerca e buona didattica ed evitare comportamenti clientelari. Un sistema in cui ogni ateneo possa fare quello che vuole, ma dove chi sbaglia sia chiamato a pagare. Un sistema che elimini la straordinaria iniquità attuale, in cui le tasse di tutti finanziano l'università gratuita dei più abbienti.

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Riccardo MarianiRiccardo Mariani wrote a review
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maniacomaniaco wrote a review
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La vera chicca del libro, ancor prima della cinica e disincantata critica all' università italiana, peraltro uno sparare sulla croce rossa sinceramente, e quanto meno sullo stesso livello delle soluzioni proposte, è la spietata lucidità con cui vengono a galla i motivi culturali sottesi alla situazione disastrata dell' università, nonostante tutto ben più influenti di qualsiasi legge ingiusta.

Fra gli altri:

- le accuse di ghettizzazione; negare i soldi ai peggiori viene considerato come un tentativo di ghettizzare gli studenti di un determinata zona; accuse di elitismo, di ghettizzazione della cultura non appena si premiano i migliori; effettivamente in Italia l' università è considerata più come una sorta di scuola dell' obbligo, che una facoltà, che uno step successivo;

- la pigrizia dello studente italiano medio; la mobilità studentesca è sotto zero: è pur vero che le università italiana sono attrezzate malamente, o meglio non sono attrezzate, ma è un serpente che si mangia la coda, sarebbe bene rendersene conto;

- l' aumento delle tasse universitarie è considerato qualcosa di reazionario, a favore dei ricchi quando di fatto è esattamente l' opposto; annesso al suddetto punto è collegata ovviamente una profonda incomprensione del sistema americano, con cui i più si sciacquano la bocca piuttosto che tentare di capirne le dinamiche

- le varie teorie delle cospirazione; è ciò che io chiamo Orwellismo, qui si manifesta sopratutto con la questione relativa ai criteri bibliometrici (es. l' accusa di anglocentrismo)

- una concezione romantica della cultura, art pour l' art ed amenità simili; "per attrarre un bravo docente è necessario sì offrirgli un ambiente di lavoro interessante, ma anche un buon stipendio. Per attrarre bravi studenti, si comincerà dall' offrire stanze singole nelle residente studentesche, poi la Tv via cavo gratuita, poi la jacuzzi privata e l' abbonamento annuale alla palestra, e così via... Tutte cose che ai puristi dell' accademia possono apparire in stridente contrasto con l' ideale dell' amore disinteressato del sapere, ma che fanno parte della realtà umana" [Capitolo 8, Conclusione: una cultura mercificata?, 171].

- il noiosissimo appello all' etica come soluzione dei problemi (fra le altre cose, si noti come ogni volta che si parla di morale tutti salgono al livello di Kant e di Spinoza, bisognerebbe discutere un giorno o l' altro del dilettantismo imperante nelle discipline umanistiche a confronto con la professionalità delle discipline scientifiche)

- la paura della parola "precariato", che si connette non solo alle modalità di assunzione di un docente (periodo di prova non periodo di prova) ma anche all' utilizzazione di un metodo puramente gerontocratico per determinare la carriera di un individuo

- la cultura delle regole, che è intrinsecamente connessa con la cultura dell' aggiramento delle regole, piuttosto che la cultura degli incentivi

eccetera, eccetera, eccetera.