L'uomo a un grado Kelvin
by Piero Schiavo Campo
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“Dall’apparecchiatura era uscito un vapore denso, come se il macchinario fosse stato riempito di acqua bollente. Come è noto, invece, l’apparato era gelido: un grado Kelvin, cioè un solo grado al di sopra dello zero assoluto. Attraverso il vapore si vedeva distintamente la figura rattrappita di un uomo.

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GalionsGalions wrote a review
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Zio GioZio Gio wrote a review
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Chi ben comincia...
… potrebbe anche portare a termine il compito. Devo spendere qualche parola sull'ultimo Premio Urania, anche per cercare di capire. Innanzi tutto, quando l'ho comperato, sono stato contento di vedere un nome realmente nuovo. La contentezza, poi, è anche aumentata quando, addentrandomi nella lettura, ho scoperto una struttura ben congegnata e un background scientifico di tutto rispetto. Senza ombra di dubbio questo romanzo, come il vincitore dell'anno scorso, si colloca ben più di una spanna sopra i vincitori delle precedenti edizioni. E allora, come mai solo tre stelle? Per diversi motivi:
1) un abuso generalizzato dell'infodump. Sul serio: le dinamiche della ricerca scientifica hanno bisogno di spiegazioni per i profani, ossia la maggior parte dei lettori, me compreso, ma sono convinto si possa farlo altrimenti;
2) uno scollamento tra lo scenario, interessante e ben costruito, e i personaggi, inconsistenti come avatar elettronici;
3) uno stile narrativo che alterna il narratore onnisciente in alcuni capitoli e il resoconto, o sorta di diario, del personaggio principale in altri. In entrambi i casi lo stile risulta pesante, pieno di rimandi a eventi ancora da raccontare o, peggio, che i personaggi che agiscono nel capitolo non possono sapere;
4) troppo narrato e troppo poco mostrato.
In conclusione, quindi, una buona trama gialla che spinge a leggere il romanzo fino in fondo per risolvere il mistero, ma una pesantezza e, a tratti, pedanteria di fondo che guastano il sano divertimento della lettura. La SF italiana è sulla buona strada, ma la vettura ha bisogno di una decisa messa a punto.
Iguana JoIguana Jo wrote a review
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Uno slogan di Urania recita "Dal 1952 la macchina del tempo non si è mai fermata". M'è tornato in mente una volta concluso il romanzo di Piero Schiavo Campo, che la sensazione più forte lasciatami dalla lettura è stata di sfasamento temporale. L'uomo a un grado Kelvin sarebbe stato infatti un ottimo romanzo, fosse uscito un cinquant'anni fa. Ora, beh… ora non ne sono così sicuro.

L'uomo a un grado Kelvin è il romanzo vicitore dell'ultima edizione del Premio Urania. Come per I senza-tempo l'anno scorso, l'uscita del volume è stata accolta da una serie di recensioni piuttosto positive che, al contrario di quanto successe con il romanzo Alessandro Forlani, segnalano in questo caso la stretta appartenenza al genere, oltre a sottolineare le virtù scientifiche dell'opera e un'ottima gestione della trama gialla che accompagna il lettore fino al termine della vicenda. Piero Schiavo Campo è uno scienziato, e la sua preparazione si nota, ancor più che nell'estrapolazione (fanta)scientifica dello sfondo futuribile in cui si svolgono gli avvenimenti narrati (computer quantistici, teletrasporto, realtà virtuali), nell'attenzione che dedica alle dinamiche proprie della ricerca, che sono forse l'aspetto più interessante del romanzo.

La trama gialla che costituisce il motore del romanzo, invero piuttosto complessa, parte con l'omicidio di un famoso scienziato e prosegue con la relativa indagine, che si sposta tra Milano e Parigi - per tacere delle numerose tappe in fantasiosi mondi virtuali - e vede alternarsi sulla scena Dick Watson, investigatore dell'Europol, e i suoi colleghi, alle prese con scienziati scomparsi, bande armate di origine slava e le famiglie della criminalità cinese che si son spartite interi quartieri di Milano, senza dimenticare la polizia padana e gli hacker che popolano il lato più oscuro della rete.
Come si vede di carne al fuoco Piero Schiavo Campo ne mette parecchia. A suo merito va detto che la narrazione rimane sempre piuttosto equilibrata, ogni comprimario ha il suo dovuto spazio e il mistero rimane nebuloso fino alla fine.

Se la struttura del romanzo è piuttosto ben congeniata, quel che resta del tutto insufficiente - qui e ora - è la consistenza e la credibilità dei vari personaggi, che si muovono, parlano e interagiscono come se il tempo non fosse passato, e le coordinate temporali del loro universo narrativo fossero rimaste bloccate a cinquant'anni fa, quasi che nel frattempo la fantascienza non fosse riuscita ad evolversi dall'epoca dorata della sua infanzia e la realtà umana ritratta dai suoi autori fosse sempre quella semplice e addomesticata che usciva dai racconti delle riviste dell'epoca. La conseguenza più immediata di questo aspetto del romanzo è un senso di noia e insofferenza, con il lettore incapace di trovare una qualche connessione tra il panorama urbano e tecnologico in cui è immersa la storia, adeguato alla visione standard del futuro emersa in questi ultimi decenni, e il costante fuori sincrono in cui si muovono gli attori del romanzo.
In questo senso L'uomo a un grado Kelvin mi pare esemplare dello stato dell'arte della fantascienza nostrana, che ha ormai perso ogni velleità di affrancarsi dal passato per affrontare finalmente il futuro, e si riduce sempre più a genere nostalgico per vecchi adolescenti che si rifiutano di crescere. Certo, è una generalizzazione, magari troppo severa, ma se penso ai titoli migliori usciti nel mondo anglosassone negli ultimi anni e mi confronto poi con la realtà italiana, quale altra risposta tocca darsi?




(Iguana blog:
iguanajo.blogspot.it/2013/12/letture-luomo-un-grado-kelvin-di-piero.html )
ruforufo wrote a review
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