L'uomo che arava le acque
by Hoda Barakat
(*)(*)(*)(*)( )(56)
In una Beirut devastata dalla guerra civile, Niqula, un ricco commerciante di tessuti, si rifugia nel deposito di stoffe del negozio di famiglia, miracolosamente sopravvissuto ai bombardamenti. Mentre fuori risuona il fragore degli scontri, Niqula rivive, quasi in un'allucinazione, la propria vicenda privata intrecciata con quella della città. Avvolto nei tessuti sontuosi, che come un guscio lo proteggono dagli orrori del mondo, il giovane ricorda le figure fondamentali della sua vita: il padre, commerciante filosofo; la madre, donna bellissima e infedele; e il suo grande amore, la curda Shamsa. E in un alternarsi d'immagini tra le macerie di una città in agonia e l'opulenza del seminterrato, Niqula narra di amori e tradimenti, rievoca miti e leggende e soprattutto ripercorre la storia delle stoffe che grande importanza hanno rivestito nelle vicende della sua famiglia. Grazie a uno stile lirico e delicato, Hoda Barakat, pur nella drammaticità della storia narrata, ci regala un libro seducente e sensuale, capace di evocare la sensazione tattile dei tessuti, la magia cangiante dei colori e il fruscio impalpabile delle stoffe.

All Reviews

16 + 2 in other languages
ChiccaChicca wrote a review
19
(*)(*)(*)(*)(*)
ChissimaChissima wrote a review
01
(*)(*)(*)(*)(*)
30
(*)(*)(*)( )( )
Hellen SchiaparelliHellen Schiaparelli wrote a review
00
(*)(*)(*)(*)( )
Occhi di vellutoOcchi di velluto wrote a review
123
(*)(*)(*)(*)( )
Voce interessante quella di Hoda Barakat. Una voce dallo stile personalissimo e originale, ricco di simbolismo e allegorie, di luci e di ombre, di silenzi e di fragori -ha in sé la musicalità di un’antica nenia orientale, la ricchezza di un drappo prezioso e tutta la forza immaginifica di un sogno vivo e reale.
In equilibrio tra passato e presente. Tra certezza delle memoria e illusione del desiderio. Tra leggenda, storia e realtà.
La realtà è quella di Niqula, il figlio di un commerciante di tessuti ed egli stesso appassionato conoscitore di lini, di velluti, di sete…
Niqula -in una Beirut sconvolta e ferita dalla guerra, ridotta a cumuli di macerie, a file di case annerite e completamente deserta- vive un presente nel quale non sa ritrovarsi, nel quale non ha memoria di sé, un presente sovvertito in cui cammina con apatia accanto a se stesso senza potersi più raggiungere…
Un presente in cui si muove con un fagotto e un bastone, percorrendo, con i sensi all’erta, vie abbandonate -solo cani, barricate, colpi di mortaio o fischi di pallottole.
Un presente in cui si aggrappa al passato, Niqula.
A quelle radici che si nutrono dei racconti e dei ricordi perché, come ci si perde per le strade di una Beirut dalla geografia mutata, così si può smarrire sé in quel presente che sembra aver già cancellato l’uomo, il suo essere, la sua storia.
La realtà è quindi duplice. Un oggi che è la guerra, che è la necessità di non arrendersi all'indifferenza, che è il bisogno di sentirsi e sapersi vivo, che è una citta cancellata, ma che è anche quel rifugio che sa di miracolo tra le stoffe splendide scampate alla distruzione, quella possibilità di bellezza e di speranza...
L'altra parte della realtà è il passato, quella memoria intatta che è la voce del padre, il suo saper leggere i tessuti nella loro diversa essenza o come metafora della vita, che è quella di una madre chiusa in una propria e troppo lontana realtà, alla confusa ricerca di un'altra parte di sè...
Le diverse voci di una storia familiare che racconta di guerre e di amori, di partenze e di tradimenti -un passato fatto di molteplici trame tessute dalla vita, un passato che diventa mito, legame, salvezza…
La realtà è anche l’assenza di Shamsa, la donna amata e perduta. La donna che racchiudeva in sé tutte le diverse qualità dei tessuti -la sensualità della seta e il candore del lino, la semplicità del cotone e la trama complessa del merletto-, la donna che ha cercato di legare a sé vestendola con la stoffa preziosa, unica e appassionata delle proprie parole e delle proprie storie.
Una bella narrazione, alfine. Però ho dovuto “ripensarla”, per poterne cogliere tutta la complessità e il sottile fascino.