L'uomo che credeva di non avere più tempo
by Guillaume Musso
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"Prima di andar via" ci restano cose da fare e da risolvere e sapere di avere poco tempo per farlo ci spinge a rendere più intensa la nostra "banale" vita, riuscendo a vedere cose che per troppo tempo ci sono sfuggite... l'amore per esempio, quel sentimento che si è relegato in un angolo del nostro vivere sempre di corsa e sempre più materiale, egoista, duro e superficiale.
Finalmente sembra che gli occhi si spalanchino sulla vera vita, su quella strana avventura che troppo spesso ci è sfuggita, che abbiamo fatto finta di non vedere o che abbiamo ignorato per "mancanza di tempo"... proprio ora che il tempo sembra sia in procinto di scadere...
Il dolore prende il sopravvento, lo smarrimento, i dubbi, i rimpianti e i rimorsi assalgono l'animo umano e sono in grado di far nascere solo domande che iniziano con un "perché?"...

La rabbia rende smaniosi di fare, di risolvere, e la paura accompagna quelli che sembrano gli ultimi giorni di una vacanza concessa misteriosamente... Spiando nella vita di Nathan riusciamo a vedere e sentire le sue emozioni, le sue paure, la sua rabbia, la sua disperazione per qualcosa che non riesce a gestire, proprio adesso che ha compreso quale sia la verità... ma la verità reale è quella che gli si mostra solo alla fine di questo edificante cammino verso la vita e la morte... regalando a noi un insegnamento che non dovremmo dimenticare mai più...

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PostinoPostino wrote a review
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GresiGresi wrote a review
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La morte non ama i buoni sentimenti. Gli uomini si accontentano di mandar giù la pillola dicendo che Dio richiama a Sé coloro che ama!
Questi primi giorni di febbraio mi hanno vista piuttosto impegnata, sia per quanto riguarda la vita in generale, sia per quanto riguarda le mie letture, e in questo lasso di tempo mi sono tranquillizzata vedendo il lato ottimistico di due esperimenti che ho avuto in progetto con la prontezza di una giovane sognatrice avida di storie quel che sono, trascurando di proposito gli scoraggianti minuti o ore che scandivano tali momenti che sono emigrati in qualche posto lontano ma segreto del mio cuore. Dopo l'appassionante lettura delle vicende di sir NIcholas Nickleby mi recai in una cittadina dell'America sconosciuta per trattare e accarezzare l'anima di una storia che, tanto tempo fa, avevo accolto con un certo contentino. E' stato durante il corso della lettura che mi sono imbattuta nelle nobili gesta di un uomo, solitario, decimato dalle sofferenze che spesso ci riserva la vita, e mi imbattei in Nathan, vicino al mio cerchio personale, la cui presenza mi conferiva inconsapevolmente un certo conforto. Nathan era un uomo che regge sulle spalle il peso di innumerevoli sofferenze; la moglie morta da tempo, una figlia adolescente che non vuole saper più niente di suo padre. La visione di una vita che era tale agli avvenimenti feroci, quasi devastanti, di cui Nathan sarà protagonista, capace di trasmettere una certa sofferenza, ma suscitando un forte senso di empatia ed emozioni.
Un risultato ineppurabile, se dovessi giudicare l'esperienza letteraria di questo straordinario romanzo di uno degli autori francesi più amati.
Ero stata informata che una lettura di gruppo su Facebook stava per avvenire e ho approvato il progetto di rileggere di Nathan e della sua storia come un buon espediente per combattere gli effetti contrastanti della vita in generale.
La storia de L'uomo che credeva di non avere più tempo è stata una lettura che, ben 6 anni fa, scoprii per caso. Romanzo la cui storia è fatta di scelte, di emozioni, persone e sentimenti che, mediante l'uso della parola, esprimono qualcosa di terribilmente realistico o dolorosamente sentito. Regalando emozioni altalenanti, appassionando sin dalla prima pagina e costringendo chi legge a compiere il suo acquisto, senza pensarci due volte.
L'uomo che credeva di non avere più tempo conferma il mio amore incommensurabile nei riguardi di Guillaume Musso, nonostante i suoi sono romanzi in cui i temi trattati sono alquanto semplici, gli intrecci perfetti e scorrevoli, personaggi che altri non sono che figure di carta e inchiostro che in una manciata di ore divengono persone. Rimpiangono il passato, i propri errori e desiderano trovare qualcosa o qualcuno che possa ricondurli lungo la retta via.
Pur quanto io mi sia sforzata, non ho capito quale sia il segreto di questo autore francese i cui messaggi arrivano dritto dritto al mio cuore. Sono riuscita a decifrarli ma non a interpretarli. Eppure la trama in sé è stata alquanto semplice; un uomo comune, Nathan, getta un ultimo sguardo alla vita, temendo di perdere per sempre la donna che adora o di riconoscere quell'unica anima che aveva avuto la fortuna di trovare la propria metà su questa terra.
Non ho potuto dunque non osservarlo e vederlo muoversi in una città che altri non è che un luogo lontano, quasi onirico, in cui ogni cosa ha un suo perché. Eppure è in questa specie di imperfezione che diventa perfetta. Si parla dell'importanza dell'esistenza umana come una questione relativa ai ricordi, che non sono stati celati magistralmente nonostante il volere dei personaggi. Di entità sconosciute definite come Messaggeri che non possiedono una vera e propria potenzialità simbolica, piuttosto fungono da espediente per farci affiorare, sotto una spessa cappa di oppressione e sofferenza, innumerevoli ricordi.
Cosmo letterario di straordinaria bellezza oscurato da strane creature, strambe rivelazioni o sconcertanti segreti che altri non sono che il riflesso senza luce dell'amore, il romanzo di Musso, così dolce ma allo stesso tempo amaro, si sprigiona con naturalezza e sentimento, persino nel momento in cui si giunge all'epilogo. Non più col quel velo di speranza che l'autore stende in ogni sua opera, bensì zeppo di drammaticitò e strazio di cui questa lettura ne è un chiaro esempio.

L'ultimo sguardo di un uomo che temeva di perdere per sempre la donna che adorava. L'ultimo segno di riconoscimento di un'anima che aveva avuto la fortuna di trovare la propria metà su questa terra.
La Stamberga dei LettoriLa Stamberga dei Lettori wrote a review
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Il tema fondante di questo romanzo, come forse lascia trasparire il titolo stesso, è di certo la necessità, a volte da auto-imporsi, di prendersi il proprio tempo contro la frenesia della vita moderna.
E l’autore ci racconta proprio questo, in un costante fil rouge ricco comunque di intessuti di trama inaspettati, attraverso il personaggio di Nathan, un uomo di successo che, nonostante le sue origini, si è costruito dal niente e col tempo ha dimostrato il suo valore divenendo uno degli avvocati più importanti di New York e non solo. Ma da qualche tempo il protagonista, che è sempre stato spinto dall’amore per raggiungere risultati migliori, ha qualche problema: la moglie Mallory lo ha piantato, vede sua figlia di rado e si è gettato senza riserve nel lavoro pur di non pensare alla sua solitudine, al suo essere a metà. Tutto questo è il presente recente, destinato a cambiare con la comparsa del medico Goodrich che gli riferisce di essere un Messaggero, una persona dotata di un dono: la capacità di vedere chi a breve è destinato a morire.
Alla luce di ciò il quarantenne inizia una vera e propria lotta contro il tempo per riconquistarsi la vita perduta e gli affetti, prima che sia troppo tardi con la sua paventata dipartita. E avrà nel medesimo modo la preziosa opportunità di rivivere il suo passato, di cercare in esso gli errori compiuti che lo hanno fatto diventare ciò che ora aborrisce.

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