L'uomo del labirinto
by Donato Carrisi
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L'ondata di caldo anomala travolge ogni cosa, costringendo tutti a invertire i ritmi di vita: soltanto durante le ore di buio è possibile lavorare, muoversi, sopravvivere. Ed è proprio nel cuore della notte che Samantha riemerge dalle tenebre che l'avevano inghiottita. Tredicenne rapita e a lungo tenuta prigioniera, Sam ora è improvvisamente libera e, traumatizzata e ferita, è ricoverata in una stanza d'ospedale. Accanto a lei, il dottor Green, un profiler fuori dal comune. Green infatti non va a caccia di mostri nel mondo esterno, bensì nella mente delle vittime. Perché è dentro i ricordi di Sam che si celano gli indizi in grado di condurre alla cattura del suo carceriere: l'Uomo del Labirinto. Ma il dottor Green non è l'unico a inseguire il mostro. Là fuori c'è anche Bruno Genko, un investigatore privato con un insospettabile talento. Quello di Samantha potrebbe essere l'ultimo caso di cui Bruno si occupa, perché non gli resta molto da vivere. Anzi: il suo tempo è già scaduto, e ogni giorno che passa Bruno si domanda quale sia il senso di quella sua vita regalata, o forse soltanto presa a prestito. Ma uno scopo c'è: risolvere un ultimo mistero. La scomparsa di Samantha Andretti è un suo vecchio caso, un incarico che Bruno non ha mai portato a termine... E questa è l'occasione di rimediare. Nonostante sia trascorso tanto tempo. Perché quello che Samantha non sa è che il suo rapimento non è avvenuto pochi mesi prima, come lei crede. L'Uomo del Labirinto l'ha tenuta prigioniera per quindici lunghi anni. E ora è scomparso. Da questo romanzo il film evento 2019 con Toni Servillo e Dustin Hoffman.

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Stefano MenchettiStefano Menchetti wrote a review
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Un thriller dove l’angoscia si percepisce, in cui la paura ti avvolge e senti davvero il male come un’entità non astratta e capisci quanto sia piccolo l’essere umano davanti a certe forze oscure.
Samantha Andretti è stata rapita a tredicianni ed è riemersa in una notte buia e calda dopo quindici anni di ricerche.
La ragazza è traumatizzata, ferita, impaurita.
Non ricorda niente a parte un luogo buio e sotterraneo.
Verrà ricoverata in una stanza d'ospedale nel reparto ustionati perchè i suoi occhi, da tempo, non venivano esposti alla luce ed accanto a lei avrà il dottor Green, un profiler che caccia i serial killer in un modo tutto particolare, non lo troverete infatti in azione nel mondo reale ma all'interno delle menti delle vittime. In parallelo seguirete anche la caccia di Bruno Genko, un investigatore privato, che prima di morire, per una grave malattia cardiaca, vuole catturare il rapinatore di Samantha Andretti, Bunny il coniglio con gli occhi a forma di cuore. Il ritrovamento di Samantha infatti, era un suo vecchio caso mai portato a termine e ora che il suo tempo sta per scadere, si senti in dovere di trovare quell'uomo mascherato.
Ho apprezzato molto le pagine in cui si profila l’identikit del mostro, la lenta operazione con cui si scava dentro l’animo umano, nel buio. Un buio che inghiotte, che annienta, che trasforma, che annulla.
Mi è piaciuta meno la mancanza di indagare più in profondità il personaggio dell’investigatore Genko molto particolare e, secondo me,sacrificato con troppo anticipo ed in maniera superficiale.
Per chi non ha letto i volumi precedenti consiglio di non leggere l’ultimo capitolo.
MaggiolinoMaggiolino wrote a review
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Giogio53Giogio53 wrote a review
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Qualche relax d'estate - 11 lug 21
Giusto perché il mio amico se ne voleva sbarazzare, che poco gli era piaciuto. Che alla fine del primo Carrisi di tre anni fa espressi grosse perplessità su questo autore. Perplessità che rimangono anche in questa prova, che nella bio dell’autore su Wiki, è considerata come il terzo volume della serie su “Mila Vazquez”. E direi che anche qui stiamo veramente fuori.
Intanto, riporto le mie (costanti) perplessità sulla scrittura dell’autore: poca attenzione ai luoghi (non ci sono indicazioni, ci sono nomi che possono andar bene ovunque), ricerca di effetti, magari non così spinta come ne “Il suggeritore” dove c’era un colpo di scena a capitolo, ma effetti ci sono, tanto che alla fine prendono la mano all’autore che non sa più maneggiarli, ce li butta alla rinfusa, ed alcuni sono poco credibili (e malamente spiegati). Infine, due ciliegine: la comparsa in finale di Mila, che era stata solo indicata a volte nel testo, ma messa lì come a voler creare quella continuità di serie che invece è manchevole (e mi domando chi legge questo come primo libro dell’autore se ne farà di domande). Poi la stampa Longanesi, “a maglie larghe”, tanto per aumentare il numero delle pagine, e conseguentemente, il prezzo del libro.
Certo, Carrisi ha sempre qualche idea interessante, cosa che consente di far salire (anche se di poco) il gradimento librario. Qui, ad esempio, si concentra sul ritorno, sul ritrovamento di persone scomparse. Già questa è un’idea interessante da sviluppare. Carrisi aumenta la dose, prendendo a spunto la vicenda di Samantha (con l’acca ovvio), che ricompare dopo 15 anni. Qui ci poteva stare un lungo approfondimento sui disturbi psicologici di persone che riappaiono dopo tanti anni (rimando solo per citazione e memento alla vicenda della famiglia Fritzl), e che Carrisi cerca di sviluppare, senza però prendere una via sicura.
Perché è preso dal resto della trama, e dalle complicazioni che vuole inserire. Di certo, pensava di far entrare in scena Mila, la cercatrice di fanciulle scomparse, ma non trovo (almeno nella prima parte) un modo “easy” di farlo. Si affida allora nell’incentrare le ricerche sulla figura dell’investigatore solitario Bruno Genko. Strano tipo, anche lui un po’ disturbato (ne vedremo momenti quando torna nella sua vera casa, si toglie la maschera da trasandato, e si aggira per un appartamento lussuoso, confortevole, con notevoli strumenti tecnologici a disposizione) che ha un serio problema: i medici hanno diagnosticato una degenerazione cardiaca che lo deve portare ben presto nella tomba.
Ma Bruno, pur cosciente della sentenza di morte, una volta saputo del ritrovamento di Sam, non può tirarsi, moralmente, indietro. Era stato lui a fare delle indagini quindici anni prima, senza cavare un ragno dal buco. Ora però ci sono elementi maggiori.
La strana liberazione della ragazza, il tizio che la ritrova e che dice di aver visto una persona travestita da coniglio nelle vicinanze. Bruno, con gli strumenti a sua disposizione (ma perché non li usa anche la polizia, visto che per trovare un filo rosso proprio nel computer della polizia Bruno si intrufola), vede profilarsi una traccia. Un bimbo, sparito per tre giorni, è associato al termine “coniglio”. Bruno allora segue questa pista, risale al bimbo, che ora dovrebbe avere sui trentacinque anni, risale alla famiglia adottiva, risale ad un libro di fumetti degli anni ’40, che ha per protagonista un coniglio di nome Bunny (sarà ispirato al mitico “Bugs” Bunny?), e che un mercante d’arti nonché fumettologo gli spiega essere un gioco di specchi: nei cuoricini che coprono gli occhi di Bunny sono miniaturizzate scene di sesso dal violento all’estremo.
Bruno risale all’infanzia di Ronnie, al sagrestano che forse lo ha rapito, all’identità di uno che forse è l’identità di un altro. Ritrova anche Ronnie, o forse una vittima di Ronnie. Compare un Peter che sembra essere stato plagiato da Ronnie, che uccide una trans amico di Bruno, che si fa ospedalizzare laddove è ricoverata Sam. E dove finisce anche Bruno inseguito all’infarto che ci aspettavamo dall’inizio.
Si salverà Bruno? Peter riuscirà laddove Ronnie ha fallito? Sam uscirà dagli incubi psicologici? Perché per tutto il libro c’è un dottor Green che cerca di curare Sam, e poi vediamo una dottoressa Green che parla con l’aiuto di Mila alle persone scomparse?
Carrisi tenta di far quadrare tutti i conti alla fine, ma ci sarebbero volute molte più pagine per rispettare i criteri del buon giallo come da decalogo Van Dine del ’29.
Quindi, qualche buon voto per alcune idee (soprattutto quella centrale), per la scrittura, mai sciatta, sempre concentrata. Ma poco altro: non avvince, non coinvolge, è dispersiva, si perde qualche personaggio nei rivoli della storia, e non ci fa mai appassionare ad uno dei “buoni”. Anche se, e l’ho detto nell’altra trama, nei libri di Carrisi non sembra che ci siano mai personaggi veramente positivi.
“Non era cattiveria, era sciatteria. Che … era imperdonabile più della crudeltà.” (230)