L'uomo e il cane
by Carlo Cassola
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Jack, abbandonato dal padrone, vaga randagio tra le colline toscane in cerca di nuovi affetti. Cassola lo segue nel suo picaresco viaggio fino alla scoperta, nell'epilogo tragico, del male anziché di una cuccia sicura. Con lo sguardo del cane si posa sul mondo quello dello scrittore. Tramite il prot... More

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eddy64eddy64 wrote a review
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L'uomo non è il migliore amico del cane.
Romanzo breve che, per la prima volta nella produzione di Carlo Cassola, ha per protagonista un cane e la storia, molto semplice, prende la forma di un apologo, di una favola morale.
Jack è un cane che, per aver combinato un guaio – ha ucciso una gallina del vicino ma aveva invaso il campo del suo padrone! - viene ingiustamente abbandonato a una ventina di chilometri dalla cascina da cui praticamente non si è mai mosso. Diventa così un randagio, escluso dal mondo dei cani, che necessitano un padrone da servire fedelmente, con carezze e maltrattamenti, legati alla catena e a guardia della casa perché questo è il fine ultimo dell'esistenza canina. Jack non sa che farsene della libertà e vaga alla ricerca del proprio padrone, cercando l'attenzione di tutti gli umani che incontra. Siamo nella maremma Toscana, in epoca fascista, e tutta l'azione si svolge in una campagna assolata tra cascine isolate, viottoli, campi, una cittadina in un continuo girare in tondo (Jack non ha un gran senso dell'orientamento...). Pochi gli incontri, alcuni lavoranti a giornata, una famiglia contadina che ha già perso un cane, un altra dove la figlia gli confida accarezzandolo i problemi con il fidanzato e qui forse potrebbe restare ma in cortile c'è già alla catena un altro cane e quindi via dal suo territorio. Stringe persino amicizia con un gatto, perché cani e gatti sono nemici solo quando sono domestici per contendersi le attenzioni del padrone, non quando sono liberi in natura. Alla fine sembra aver trovato un nuovo padrone, ma se il cane vuole essere il migliore amico dell'uomo, l'uomo non è il migliore amico del cane...
Cassola antropomorfizza Jack e gli mette in testa pensieri che ovviamente non possono essere solo canini, la trama scorre veloce tra i riferimenti tipici di molti suoi romanzi (la campagna toscana e il mondo contadino, gli anni trenta, la semplicità e l'immediatezza nei rapporti umani). Ci sono diverse interpretazioni o chiavi di lettura : una è quella animalista, della stupidità dell'uomo e del male che compie anche inconsapevolmente (il padrone che abbandona Jack crede di essere nel giusto e nessuno gli dà torto, anzi va già bene che non lo ha ammazzato..), un'altra è più politica – siamo in epoca fascista – e l'esistenza canina è il simbolo di chi preferisce restare sotto un padrone duro ma che da sicurezza, alla catena ma con punti di riferimenti certi anche se limitati, chi è escluso da questo è perduto perché la libertà spaventa.
Lettura veloce e piacevole, personalmente non lo considero all'altezza di altri romanzi di Cassola (uno su tutti Paura e tristezza, ma anche Gisella o i più famosi la ragazza di Bube o il taglio del bosco) ma lo consiglio ugualmente.
Antonio SenaAntonio Sena wrote a review
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L’ho letto a quattordici anni e da allora non ce la faccio più a rileggerlo, mi respinge, e al massimo lo prendo in mano e ne scorro qualche pagina, qualche episodio. In una campagna toscana popolata da gente indurita, il cane Jack viene abbandonato dal suo padrone e capisce cosa significhi non essere al proprio posto nel mondo. Vagabonderà da un podere all’altro, da un uomo all’altro ma non riuscirà più a riconquistare il suo posto di cane riconosciuto dagli uomini, con una casa e un padrone. Sino a un finale tragico nella più desolata solitudine.
Scritto in una forma asciutta e con un tono costantemente risentito, questo romanzo è soprattutto una provocatoria e durissima metafora dell’esclusione: “Il cane e l’uomo sono un binomio indissolubile. Il primo non esiste senza il secondo. Nessun cane rispettabile appartiene solo a se stesso. È spiegabile, quindi, che Jack soffrisse di non avere un padrone”. Il narratore entra ed esce dalla psicologia canina, cercando di interpretare per i lettori uomini i conati di pensiero che sostengono Jack nel suo vagabondaggio e lo spingono a farsi sempre vittima e consegnarsi senza speranza a quelli che diventeranno suoi carnefici. Perché questo è il dramma del racconto: come spesso capita agli esclusi, Jack non sa e non può mettere in discussione i fondamenti della società che lo circonda, la logica dei padroni, si limita a desiderare la reintegrazione proprio in quegli schemi utilitaristici che hanno determinato il suo personale dramma. Da qui la tragedia e certo alla fine Cassola non sta parlando più solo di uomini e cani. Direi inoltre che la sofferenza del cane aggiunge al dramma una coloritura ancor più disperata: perché un cane è natura, non è ispirato nel suo comportamento da rapporti di forza e di potere, l’intervento del codice umano nel suo mondo può avere esiti devastanti.
E nella società umana noi riproduciamo costantemente questo schema di esclusione, di privazione della dignità, e creiamo costantemente dei meno uomini, degli uomini non uomini. Altrimenti come ve li spiegate i genocidi?
Patrizia MucciPatrizia Mucci wrote a review
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Viviana DellagoViviana Dellago wrote a review
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